Il giorno degli hOStCAR

Miglior film, miglior sceneggiatura, miglior attore protagonista o non protagonista. Da 84 anni gli oscar decretano in base a categorie standard, ma piuttosto funzionali, successi e insuccessi del cinema in smoking. Noi, ci vorremmo divertire un po’ a mescolare le categorie e allargare il campo di scelta: tra letteratura, cinema, teatro o qualsiasi altra forma narrativa preferiate.

Facciamo così: oggi scegliamo gli oscar, domani, in base alle vostre preferenze, segnaleremo le nomination e, infine, decreteremo i vincitori.
Divertiamoci. Segnalate le vostre nomination su facebook e twitter o direttamente su Host, una per ognuna, più scelte per ognuna o anche una sola in assoluto, massima libertà

MIGLIOR PERSONAGGIO
Trecentosessanta gradi di ciò che siamo o vorremmo essere.
Noi proponiamo il Ponzio Pilato rivisitato da Michail Bulgakov nel secondo capitolo de Il Maestro e Margherita.
“In un mantello bianco con la fodera color sangue, il passo strascicato dei soldati di cavalleria, alla mattina presto del quattordicesimo giorno del mese primaverile di Nisan uscì tra le colonne del portico che univa le due ali de palazzo di Erode il Grande il procuratore della Giudea, Ponzio Pilato.
Più di ogni altra cosa al mondo, il procuratore detestava l’odore dell’olio di rose, e tutto adesso era presagio di un giorno nefasto, poiché quell’odore aveva cominciato a perseguitare il procuratore dall’alba.”

MIGLIOR SCONTRO
Prendendo a prestito il quadrato semiotico di Algirdas Julien Greimas, mettiamo a due vertici opposti eroe e antagonista; la struttura dev’essere in equilibrio: un eroe è forte tanto più ha un antagonista all’altezza. Che sarebbe Sherlock Holmes senza il Professor Moriarty? Diteci qual è il vostro scontro preferito, il nostro è quello tra Batman e Joker in
The killing joke di Alan Moore.

MIGLIOR TROVATA
Lo spunto, il colpo di genio che come un flash accende la narrazione di significati.
Noi abbiamo scelto una pubblicità

MIGLIOR GESTO
Esistono gesti in grado di contenere tutta la narrazione al proprio interno. Noi abbiamo scelto questo. Senza parole, Umberto D. combatte tra dramma della povertà e amor proprio

MIGLIOR DIALOGO
Un dialogo è soprattutto non detto, ciò che sta dietro la parola. A noi piace lo scambio tra Sybil e il “giovanotto” protagonista del primo dei Nove racconti di Salinger, Un giorno ideale per i pesci banana.
“- E poi cosa fanno – disse Sybil
– cosa fanno chi?
– i pesci banana
– Oh, vuoi dire dopo che hanno mangiato tante  banane che non possono più uscire dalla grotta bananifera?
– Sì – disse Sybil.
– Ecco, mi rincresce molto dovertelo dire, Sybil. Muoiono.
– Perché? – chiese Sybil.
– Ecco, gli viene la bananite. È una malattia terribile.
– C’è un’onda che sta arrivando, – disse Sybil nervosamente.
– Faremo finta di non vederla.

MIGLIOR MONOLOGO
Sarà scontato, già stato letto e riletto, recitato e ri-recitato, visto e rivisto, ma per noi vincerebbe anche il secondo e il terzo premio. Stiamo parlando del monologo di Shylock ne Il mercante di Venezia: Shakespeare, ovviamente.
Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi,
affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse
armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo,
non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un
cristiano?
Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci
avvelenate noi non moriamo?
E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?
Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.
Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.

MIGLIOR LUOGO
Ci sono luoghi che possono diventare icone, evocativi e potenti come la panchina di Forrest Gump.

MIGLIOR SGUARDO
L’incipit di Furore di Steinbeck, dove il vento secco della siccità, renderà definitivamente aride le terre che la famiglia Joad sarà costretta ad abbandonare:
Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell’Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo. Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d’erbacce e d’ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante.