Verona è l’Hellas?

Dopo aver negato i cori razzisti allo stadio durante Hellas Verona-Brescia, il sindaco di Verona Federico Sboarina, vicino agli ambienti della curva, ha detto che il calciatore Mario Balotelli ha avviato senza alcun motivo «una gogna mediatica su una tifoseria e una città» e che lui sarà «fermo» contro «coloro che strumentalmente costruiscono sul nulla una falsa immagine di Verona e dei veronesi». L’ex vicesindaco di Verona ed ex ministro Lorenzo Fontana ha aggiunto: «È iniziata una vergognosa gogna mediatica contro Verona, andiamoci piano con le accuse e le sentenze«. Infine, alcuni consiglieri comunali hanno annunciato la presentazione di «una mozione in consiglio per (…) chiedere i danni di immagine a chi cerca di farsi pubblicità a danno di una città».

Detto fatto. Lunedì il consigliere Andrea Bacciga – già accusato di aver rivolto il saluto fascista ad alcune attiviste femministe del movimento Non Una di Meno durante una discussione in aula – ha presentato una mozione «in difesa dell’immagine» della sua città, «infangata e derisa troppe volte ingiustamente». L’ha presentata, dice, perché in molti gliel’hanno chiesta. La premessa è che «nessuno presente allo stadio udiva tali ululati né il pubblico presente né la panchina del Brescia né i giornalisti nemmeno professionisti della piattaforma SKY a bordo campo». La mozione impegna «il sindaco, l’assessore e gli uffici legali del comune a diffidare legalmente e/o adire le vie giudiziali nei confronti del calciatore e di tutti coloro che attaccano Verona diffamandola ingiustamente».

Ora, non mi è chiarissima una cosa: che significa “diffamare” Verona? Scrivere ad esempio che “in città si registra una saldatura abbastanza esplicita tra gli ambienti del tradizionalismo cattolico, quelli dell’estrema destra e quelli della destra istituzionale”? O scrivere che Verona si dimostra “accogliente” con certi eventi e offre spazi e sostegno a certi movimenti? In che modo rilevare certi comportamenti allo stadio diffamerebbe Verona?
Perché il comune di Verona nel suo insieme e la città tutta si dovrebbero sentire chiamati in causa se a “ululare” fossero stati “solamente” alcuni tifosi? Il negazionismo e la critica a parte della tifoseria “punita” da una mozione comunale, in che modo contribuirebbero a non far parlare “ingiustamente” di Verona e della sua amministrazione? E come aiuterebbe la decisione di “diffidare legalmente” il calciatore invece che costituirsi, ad esempio, parte civile contro i tifosi responsabili o attivarsi con la società per prevenire e punire certi atti? L’amministrazione Sboarina si identifica con la propria squadra di calcio o con parte della sua tifoseria? Non farebbero meglio sindaco, assessori e consiglieri vari a preoccuparsi di prendere le distanze da un certo tipo di ambienti legati alla curva, o da alcuni personaggi indiscutibilmente vicini all’estrema destra?

Il “Verona family pride” del 2015 organizzato da Forza Nuova e dal circolo Christus Rex gestito da Matteo Castagna. Con Lorenzo Fontana e Federico Sboarina ci sono Luca Castellini, di Forza Nuova, l’attuale assessore alla Sicurezza del comune di Verona Daniele Polato, l’attuale deputato della Lega Vito Comencini e Stefano Valdegamberi, consigliere in regione Veneto.

L’identificazione non sarà determinata invece dal fatto che il loro mondo è contiguo a quello della curva (o viceversa), con l’aggiunta di una stabile presenza in tribuna dell’ultraconservatorismo cattolico?

(La festa dell’Hellas Verona del 2018: «Siamo una squadra fantastica, siamo una squadra fatta a svastica»)

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