Oltre le bolle di Francesco

Il mio amico e capo (dopo il peraltro direttore del Post) Francesco Costa ha scritto un pezzo sulla lista dei cosiddetti “impresentabili” alle elezioni regionali di domenica prossima che la commissione antimafia sta per rendere pubblica. La lista – e i motivi che avrebbero portato alla compilazione della lista – gli fanno venire “le bolle” e le sue argomentazioni stanno qui.

Ne abbiamo discusso privatamente questa mattina e il principio da cui parte lo condivido: «Se una persona ha diritto o no a candidarsi alle elezioni, mi piacerebbe che continuasse a deciderlo lo Stato». Vero. Così come «ogni elettore» (e elettrice, aggiungo io) «decide liberamente chi votare sulla base dei suoi principi e le sue idee». Vero anche questo, con due precisazioni, anzi tre:

1 – L’art. 1 della legge numero 87 del 19 luglio del 2013, quella istitutiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, affidava alla Commissione stessa il compito di «indagare sul rapporto tra mafia e politica, sia riguardo alla sua articolazione nel territorio e negli organi amministrativi, con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive». Ed è basandosi su questo articolo che la commissione ha modificato nello scorso settembre il proprio codice etico dandosi come obiettivo anche quello di «portare nuovamente all’attenzione delle forze politiche una proposta di autoregolamentazione» che impegni i partiti, le formazioni politiche, i movimenti, le liste civiche «a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, candidati che non rispondano ai requisiti del presente codice». Compilare una lista, seppur parziale, delle persone che sono a vario titolo e a vario grado coinvolte nei reati di cui si occupa la commissione, rientra dunque legittimamente nel lavoro della commissione stessa.

2 – L’adesione al codice etico della commissione è volontaria e non rispettarlo non comporta sanzioni. La lista non impedisce a qualcuno di candidarsi o a me di dare liberamente il mio voto a chi voglio «sulla base dei miei principi e delle mie idee». Mi dà un’informazione per poter scegliere davvero “liberamente”. Tanto più se gli stessi partiti che hanno invitato a non votare per gli “impresentabili” che si sono infilati nelle loro liste non hanno compilato e pubblicato per conto loro una lista di “impresentabili”. Se mi inviti a non votare qualcuno che hai presentato o che è sfuggito ai tuoi controlli e che sostiene un tuo candidato, ma poi non mi dici con chiarezza chi è questo-qualcuno-per-cui-non-votare, mi impedisci di seguire, se mai lo volessi, le tue indicazioni. La lista della commissione penso dunque sia uno strumento utile a elettori e elettrici per dare la propria preferenza. Credo che i partiti – e soprattutto alcuni partiti – dovrebbero ringraziare perché “qualcuno” ha fatto il lavoro al posto loro e dovrebbero lamentarsi solo del fatto che il lavoro non sia stato finito.

Anzi 3 – Non vedo alcun intento politico nella pubblicazione della lista (e prendo per buone le spiegazioni sui ritardi: incrociare così tanti dati in così poco tempo non dev’essere stato semplice). E qui si torna al punto 1, cioè alla legittimità del lavoro della commissione. Non voglio basarmi su retropensieri e retroscena, altrimenti dovrei pensare – ancora prima di leggerla – che la lista contenga esclusivamente nomi che fanno riferimento al PD e che Rosy Bindi e il resto della commissione siano stati spinti esclusivamente da un sentimento di antipatia nei confronti di Matteo Renzi. Ma, torno a chiedere: Rosy Bindi non ha forse fatto un favore al PD?