Il Pd tra sexy e osceno

Sull’Espresso in edicola questa settimana, Enrico Letta auspica che il Partito Democratico diventi più sexy. Afferma, infatti, il vicesegretario:

Dobbiamo darci un profilo più attrattivo in grado di catturare l’attenzione oltre che di sviluppare un ragionamento. Posso dirlo? Dobbiamo diventare più sexy.

Ho provato a immaginare a un linguaggio metaforico più infelice. Ma non ci sono riuscito. Questo li batte tutti.

«Diventare più sexy» è una tipica locuzione degli uomini di marketing e della pubblicità. Ma qui non c’è da vendere yogurt, collant o profumi a dei consumatori. Qui c’è da provare a sintonizzarsi con cittadini che confidano ancora nella possibilità che fare politica sia un’attività nobile che permette di mettersi al servizio della comunità. Che c’entra il marketing? Che c’entra la pubblicità? E poi c’è già chi da una quindicina di anni si applica, con indiscusso successo, a mutuarli in politica. È così che bisogna continuare?

Ma forse il punto è proprio questo: l’interminabile “rincorsa” di alcuni dirigenti del PD al loro (apparentemente) invincibile “competitor”, senza avere idee degne di questo nome con cui misurarsi, innanzitutto con se stessi, può causare effetti decisamente indesiderati.

Il profilo di un personaggio di un racconto di Italo Calvino, intitolato “La collana della regina”, è illuminante in proposito:

Era uno di quei tipi che credono di avere un fondamento in cose e idee e, invece, non hanno altra ragione di vita che i mutevoli intricati rapporti con il prossimo. Messi di fronte alla vasta natura, o al mondo sicuro degli oggetti, o all’ordine delle cose pensate, si smarriscono; e riprendono fiducia solo quando possono fiutare le mosse di un possibile avversario o amico.

Eppure non ci vorrebbe molto per provare a cambiare l’andazzo. Basterebbe spogliarsi di una certa spocchia, di un certo conformismo, di quel retro pensiero tattico che mortifica ogni slancio ideale. Solo che così il PD più che sexy correrebbe il rischio di diventare “osceno”.