Risposte ai lettori

Qualche breve osservazione, inevitabilmente per sommi capi, ad alcuni vostri commenti di cui innanzitutto vi ringrazio.

Trovo ciò che scrive Pifo ineccepibile, quindi non aggiungo altro.

Quanto a Lorenzo, ho ripreso una nota citazione di Warren Buffett perché non è solo uno degli uomini più ricchi del mondo ma anche uno dei più autorevoli, lungimiranti e “sarcastici” in circolazione (oltre che munifico filantropo). Non a caso viene soprannominato l’Oracolo di Omaha (città degli Stati Uniti in cui risiede), proprio perché le sue parole di solito vengono considerate “profetiche” e tutti corrono, se possono, ad abbeverarsi alla sua saggezza. Ho ritenuto quindi opportuno non aggiungere altro sui Cds se non esprimere la mia opinione mutuando un’efficace definizione di Cds di Buffett. È vero, non sono il solo a ricorrere a citazioni di Buffett. Ma mi sento in buona compagnia. Per esempio, lo ha fatto anche Fabrizio Galimberti (colui che ha tradotto l’articolo di Zingales del 22 aprile scorso), addirittura nell’incipit di un suo articolo apparso sulla prima pagina del Sole 24 Ore del 24 gennaio 2009, intitolato, in modo piuttosto esplicito, “L’arma letale dei Cds”:

Warren Buffett aveva definito i derivati “armi finanziarie di distruzione di massa”, ma fra i tanti prodotti della sfrenata ingegneria finanziaria degli ultimi anni nessuno forse merita questa definizione come i Cds, i credit default swap.

O ancora, appena due giorni fa, domenica 25 aprile, Marco Onado in conclusione del suo commento apparso a pag. 9 del Sole 24 Ore, intitolato anch’esso in modo piuttosto esplicito “Chi gioca coi derivati si scotta”,conclude l’articolo ricorrendo a un’altra citazione di Buffet:

A tutti gioverebbe uno sgonfiamento del grande castello di carta della finanza e soprattutto ricordare il monito di Warren Buffett: se al tavolo di poker non hai capito chi è il pollo da spennare, vuol dire che sei tu.

Ben venga l’ironia di Checcot, al quale mi viene da rispondere, sempre rimanendo sul piano dell’ironia, ma perché esiste ancora una “scuola di Chicago”?

Giacché ne ho fatto menzione, mi permetto di segnalare anche ad albluca l’articolo di Fabrizio Galimberti del 24 gennaio 2009 sulla critica ai Cds. Mi auguro che adesso qualcosa appaia più chiaro. Sulla competitività rimando a ciò che ha scritto Pifo. E comunque, il concetto di competitività è molto più denso e complesso di come lei lo descrive, naturalmente a mio avviso. Ma ci sarà tempo e modo per ritornarci su.

Infine rispondo a Sergiodf che ho citato assieme “solidarietà e competitività” semplicemente perché ho voluto riportare correttamente, in modo testuale, le parole “slogan” che nella puntata di Annozero dell’8 aprile Della Valle ha usato con una certa ripetitività. Ai fini del mio pezzo, tuttavia, è evidente che l’accento è stato posto solo sull’espressione competitività. Ad ogni modo, nessi tra competitività e solidarietà ce ne possono essere molti, non sono quelli cui lei fa riferimento, ma anche su questo argomento avremo tempo e modo di riparlarne.

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