Feuilleton pornographique (8) – Inviti dall’alto e dall’altissimo

In “Feuilleton pornographique” si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell’industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro storia sarà Frank Spiegelmann, produttore, proprietario della “Perverse Angels” e uomo fondamentalmente orrendo. Tutto inizia, si svolge e finisce all’interno del grattacielo della casa di produzione. Non è un racconto erotico – se a leggerlo non è un pervertito.

Qualcuno potrebbe riconoscere in qualche personaggio qualcun altro, ma sarà un caso: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Episodi precedenti: Premessa dell’autore • 1. Il migliore • 2. Un’infanzia qualunque. • 3. Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera • 4. Nell’occhio del Beholder. • 5. Claude e Claude. • 6. Scene da un matrimonio • 7. Eva Bolena.

8. Inviti dall’alto e dall’altissimo.

 La carriera di Eva Bolena crebbe a tale velocità, che dopo soli due mesi dal primo film ne aveva già interpretati altri venti, riscuotendo l’unanime parere di essere la più grande promessa degli ultimi dieci anni. Il suo nome divenne uno dei più ricercati del web, e nel settore davamo per scontato una sua candidatura agli AVA (Adult Video Award), in cui si sarebbe aggiudicata come minimo un Best New Starlet Award. Dall’appartamento del decimo piano passò presto a una graziosa sistemazione al trentaduesimo, con due camere, un salotto con cucina a vista, un bagno spazioso, vasca idromassaggio e persino una piccola saletta per la sauna.

non a caso i giornali mi hanno spesso definito un “genio della finanza”

L’estremismo delle sue performance ebbe un ruolo importante nel decretarne il successo, ma furono soprattutto le dichiarazioni pubbliche a spianarne l’ascesa; Eva era una ragazza sveglia, mediamente colta, con la rara dote di sapersi spacciare per un genio. Quanto spesso ho sentito questo termine; “genio”! Una parola che sta tra apparenza e realtà come il vetro di uno specchio tra mondi simmetrici. C’è chi sostiene persino che ci voglia del genio per fingersi un genio, e per costoro Eva farebbe parte a pieno titolo della categoria. La mia modesta opinione – non a caso i giornali mi hanno spesso definito un “genio della finanza” – è che ve ne siano almeno due tipologie. La prima è, per così dire, quello che vive dall’altra parte dello specchio, e costruisce attorno a sé una calcolata aura di stranezza e imprevedibilità; è la categoria di Eva, e di chiunque tramuti la vanità in sterilità creativa, o meglio in un’autoreferenzialità in cui l’opera coincide con l’autore. Vi sono poi altri geni, poco interessati ad apparire tali, le cui stranezze cadrebbero sotto l’etichetta di follia, se non fosse per le opere d’ingegno, che ne rendono impossibile l’emarginazione. In questi due sensi opposti, potrei definire sia Claude che Claude due “geni della pornografia”.

«Se continui così riattacco»

La strategia della ragazza comunque funzionò alla perfezione; Eva iniziò con l’autodefinirsi una “porno star esistenzialista”, e, nonostante avesse frequentato a malapena il primo semestre di università, intasò il proprio blog con gli oggetti del desiderio di ogni pseudo intellettuale: design postmoderno, architettura Bauhaus e Brutalist, cinema New Wave, Guerra e Pace, Situazionismo, Carl Jung, Pasolini, Miles Davis, Bob Dylan, i Clash e lo scotch doppio malto. Non che non sapesse trattare questi argomenti con sufficiente padronanza; ella era, come vi ho detto, una ragazza sveglia, e la frequentazione col fratello, da cui assorbiva ogni sillaba in quanto a cultura, diede degli ottimi risultati. Le sue caratteristiche erano abbastanza comuni, ma ebbero un effetto esplosivo, unite alla carriera che si scelse. Eva mise in pratica una lezione che aveva fatta propria sin da adolescente: essere la migliore di un piccolo gruppo, qualora questa cerchia diventi potente, farà di te la migliore assoluta. Così, come al liceo si ritagliò il ruolo di “più bella dei nerd”, scavalcando le cheerleaders che non seppero approfittare della prevedibile ascesa dei secchioni, fece altrettanto in seguito, e, cresciuta in un’epoca in cui la pornografia dominava il mondo, decise di divenire la più intellettuale delle porno star. Con tali presupposti, è facile immaginare la sua soddisfazione quando Claude la chiamò per comunicarle la notizia. Il telefono squillò alle sette e mezzo circa del pomeriggio, la ragazza era appena uscita dalla doccia, dopo una giornata di lavoro piuttosto impegnativa.

«Claudine?» disse il fratello.

«Claude?» rispose lei.

«Ho una notizia da darti»

«Buona o cattiva?»

«Non lo so, ma di sicuro ti farà piacere»

«Ti pagano per essere sibillino?»

«In un certo senso. Ma torniamo a te: hai ricevuto due inviti.»

«Immagino che ti paghino anche per mantenere la suspense» disse la donna.

«È così in effetti. Comunque, il primo invito viene da Franco Spiegelmann in persona; ha voluto che te lo riferissi io»

«Oh! Di che si tratta?»

«Un invito a cena al Parsifal, con lui, Sid, Nancy, Mindy e me.»

«La creme della Perverse Angels al completo. A che devo l’onore? Non sono troppo in basso per un ristorante all’ottantesimo piano?»

«Il motivo è intrinseco al secondo invito»

«Se continui così riattacco»

«Sarai ospite del Marthy Luther Show»

«Che cosa…?!»

«Congratulazioni»

«Non ho parole. Ma perché?»

«Immagino una ventenne autoproclamatasi porno star esistenzialista abbia incuriosito qualcuno»

«Secondo te è una cosa buona?»

«Sì. La pornografia è un tema piuttosto in voga, e Marthy la odia. Ti raffigurerà come una povera ragazza sfruttata, non importa quel che dirai né come lo dirai. Sarai dipinta come una malattia sociale»

«…e questa ti pare una cosa buona?»

«Non sminuire la cosa, anch’io sono convinto che tu sia una malattia sociale»

«Sì. Il contenuto di una trasmissione non è in quel che si dice, ma a quanti: se ti hanno chiamato è perché attrarrai l’onanismo di una miriade di attempati moralisti. Avrai mille volte la visibilità che hai adesso, ti cercheranno in centinaia di migliaia, i tuoi film venderanno cento volte tanto»

«Non male per una malattia sociale»

«Non sminuire la cosa, anch’io sono convinto che tu sia una malattia sociale» rispose il fratello, e aggiunse «Ma anche il Marthy Luther Show lo è, dunque staremo a vedere».

«Questo parere non intendo approfondirlo. Quanto al resto…»

«…Quanto al resto lo saprai a cena. Domani alle otto. Ti passo a prendere?».

«In ascensore?»

«In ascensore»

«Ok. A domani allora»

«A domani».

Non sono troppo in basso per un ristorante all’ottantesimo piano?

Eva attaccò il telefono. Il Marthy Luther Show era uno dei programmi più seguiti al mondo, sarebbe stata un’occasione preziosa. Era pur vero che il fratello diceva il giusto, e avrebbero fatto di tutto per metterla in cattiva luce – ma la cosa aveva poca importanza. In meno di due mesi era riuscita a farsi invitare al più famoso programma di B…, senza contare la cena al Parsifal. Considerati i partecipanti, si trattava letteralmente di sedere sull’Olimpo della pornografia; Mindy era tra le più famose star del momento, all’apice della sua carriera, e suo fratello Claude era considerato una figura chiave per il successo e l’innovazione del settore, per quanto si tenesse lontano dai riflettori. Sid e Nancy non erano da meno; si trattava della più celebre coppia di porno attori di sempre. Sid era anche un pittore affermato; i suoi quadri vendevano a prezzi piuttosto alti nelle migliori gallerie di B… . Proprio grazie alla sua abitudine di usare attrici come modelle, e di andarci a letto dopo ogni ritratto, egli decise in seguito di intraprendere la carriera dell’intrattenimento per adulti. Era un punk sui trentacinque anni, magro, tatuato, con una crestina magenta afflosciata sul cranio e la faccia da duro. Si trattava di un uomo intelligente, sicuro di sé e con un fortissimo ascendente sull’altro sesso; tutte caratteristiche che lo rendevano insopportabile alla maggior parte degli uomini, primo tra tutti Claude. Personalmente non condividevo quest’astio, lo consideravo anzi un ottimo artista; devo ammettere però che in un simile coacervo di doti l’assenza della simpatia non passava inosservata. Se a questo si aggiunge una rispettosa aderenza all’etichetta punk, ovvero l’essere il più scortese possibile con chiunque, la repulsione era presto spiegata. Anche Nancy era una punk, e come tale rispettava lo stesso puerile dictat. La donna però riusciva piacevole a tutti, soprattutto in virtù della sua malattia, una rara forma di mielite trasversa che la costringeva a forti dolori articolari, tant’è che spesso doveva fare ricorso alle stampelle o a una sedia a rotelle per deambulare. A guardarla sembrava la figlia di un esperimento di laboratorio; era una ragazza bassa, ben proporzionata, con un viso espressivo e una lunga cresta bionda. La pelle chiarissima lasciava intravedere delle sottili vene blu, e gli occhi neri e profondi si posavano sulle cose come trapani affilati. Nonostante la magrezza era formosa, con un seno ben fatto, spropositato.

I due avevano una relazione strettissima, che seguiva regole particolari e li rendeva simili ai protagonisti di un romanzo troppo fantasioso. Si conobbero grazie alla fame di modelle di Sid, che già dalle foto decise che Nancy fosse l’oggetto più sensuale del mondo. Doveva essere sua, prima che qualcun altro se ne accorgesse; due ore dopo il primo incontro erano a letto e in due giorni iniziarono a convivere. Non sono mai riuscito a capire quanto il loro rapporto si basasse sull’amore quanto sul racconto dell’amore, così meravigliosamente “punk” e fuori dalle righe – ma è certo che funzionava. Recitavano spesso assieme; Nancy non girava scene con altri uomini, ed entrambi si concedevano molte donne. Una volta le chiesi se fosse gelosa; mi rispose «Quando non riesco a fare sesso per via della malattia chiamo un’amica per Sid; amo vederlo felice, è importante per me».

L’artista, com’è ovvio, non aveva niente in contrario, e si limitò ad aggiungere «È quel che vorrebbero tutti». Nonostante la spacconeria, seguiva la malattia di Nancy con amore e delicatezza – era proprio questa inaspettata sensibilità a renderlo particolarmente odioso a Claude. Quanto a me infine, in veste di ospite, fondatore e proprietario della Perverse Angels, non c’è molto da dire. Credo però che il mio ruolo in questa vicenda, seppur marginale, mi costringerà presto o tardi a una più consona presentazione.

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