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  • Mercoledì 24 giugno 2026

La contestata pubblicità dell’Università di Torino con Primo Levi

L’Università di Torino ha fatto sapere che rimuoverà alcuni manifesti pubblicitari affissi in città nelle scorse settimane, che avevano come protagonista lo scrittore Primo Levi e servivano per promuovere l’iscrizione al nuovo anno accademico. Molte persone tuttavia li avevano contestati, ritenendo il contenuto irrispettoso per la storia di Levi, o quantomeno fuori luogo. Sui manifesti infatti c’è una foto dello scrittore accompagnata dalla scritta “Matricola nel 1937. Se questo è un uomo nel 1947. Anche la tua storia inizia qui”: il riferimento era al fatto che Levi si era iscritto all’Università di Torino nel 1937, e che dieci anni dopo aveva pubblicato il suo libro più famoso, Se questo è un uomo, racconto della propria esperienza nel campo di concentramento nazista di Auschwitz.

Il manifesto pubblicitario con Primo Levi usato dall'Università di Torino (Coordinamento Unito)

Il manifesto pubblicitario con Primo Levi usato dall’Università di Torino (Coordinamento UniTo)

A far discutere è stato il fatto che la pubblicità sembra mettere in collegamento la scrittura e il successo di Se questo è un uomo con il percorso di studi di Levi, come se fosse il coronamento della sua carriera universitaria, anziché una testimonianza della sua storia personale, delle persecuzioni razziali subite in quanto ebreo e del suo internamento ad Auschwitz. Ha fatto discutere anche l’uso della parola matricola, un termine utilizzato nei campi di concentramento per indicare il numero tatuato sulle persone che venivano rinchiuse. «Stendiamo un velo pietoso sul possibile doppio senso di matricola universitaria e numero di matricola ad Auschwitz», ha scritto in un comunicato il Coordinamento UniTo, organizzazione di attivisti che include studenti e lavoratori dell’università.

La campagna pubblicitaria aveva come protagonisti alcuni illustri ex studenti dell’Università di Torino, compresi Umberto Eco, Rita Levi Montalcini e Levi appunto. La Stampa ha parlato con Pasquale Cimaroli, titolare dello studio di comunicazione CPalquadrato, che ha realizzato la campagna. «È una polemica che non ci aspettavamo riguardo a un’operazione che ha uno spirito nobile, in cui abbiamo messo in evidenza tutte le figure importanti che hanno studiato in ateneo», ha detto Cimaroli. «Non facciamo dietrofront come gesto di ammissione di aver sbagliato. Lo facciamo come forma di rispetto nei confronti di chi ha un parere diverso dal nostro. È importante capire la differenza tra matricola amministrativa e classificazioni naziste. Chi dice il contrario, non ha capito nulla». La rettrice Cristina Prandi per ora non ha commentato.