Da dove arriva quel meme del gabbiano che vedete dappertutto su Facebook

Da dove arriva quel meme del gabbiano che vedete dappertutto su Facebook

Da qualche giorno – da qualche settimana, per chi è più aggiornato su questo genere di cose – c’è un nuovo meme che è evidentemente più popolare e diffuso degli altri su Facebook, anche in Italia: quello del “gabbiano inspirante”, che ha un po’ preso il posto del “fidanzato distratto”. La struttura del meme è piuttosto semplice: ci sono tre immagini, la prima di un gabbiano che fa il suo verso, la seconda del gabbiano che ripiega all’indietro la testa, come per prendere fiato, e la terza del gabbiano che fa nuovamente il suo verso, apparentemente più forte. L’applicazione del meme è molto varia: nella sua versione più diffusa, la prima e l’ultima foto del gabbiano sono accompagnate dai versi di una canzone, o da una citazione; quella centrale invece è accompagnata dalla didascalia *inhales*, o *prende fiato*. Il senso è: il gabbiano inizia a dire una cosa, prende fiato, e conclude quella cosa urlando. In alcune versioni, più elaborate, il gabbiano ha gli occhi illuminati di rosso: è un’altra tipologia di meme, conosciuta come “glowing eyes”, che cita quell’effetto speciale dozzinale di cartoni animati e film in cui a un personaggio brillano gli occhi quando fa cose particolarmente incredibili.

Secondo il sito knowyourmeme, il video originale da cui sono state prese le immagini del meme del gabbiano che inspira fu caricato su YouTube il 17 luglio 2012 da un account russo.

La sua trasformazione in meme è però molto recente: risale al 5 settembre 2017, quando su Reddit un utente lo sovrappose a un altro meme piuttosto diffuso, conosciuto come “*breath in* Boi”, che per farla molto breve si basa su un soggetto (originariamente Spongebob) che prende fiato e fa un inchino in avanti. Da lì, le immagini del gabbiano si sono diffuse e sono state usate nella loro forma corrente, per far dire al pennuto cose divertenti, citazioni o testi di canzoni.

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Il meme del gabbiano ha già avuto poi alcune reinterpretazioni in cui è stato sostituito da altri personaggi noti: Beppe Grillo, tipo.

Un giocatore della massima serie di baseball si è inginocchiato durante l’inno americano

Un giocatore della massima serie di baseball si è inginocchiato durante l'inno americano

Ieri per la prima volta nella storia un giocatore della MLB, il più importante campionato di baseball americano, si è inginocchiato durante l’inno statunitense, un gesto di protesta nei confronti della politica diventato piuttosto comune fra i giocatori di altri sport americani (soprattutto fra quelli che appartengono a minoranze etniche). Il giocatore in questione si chiama Bruce Maxwell e gioca negli Oakland Athletics: si è inginocchiato poco prima di una partita contro i Texas Rangers, e più tardi ha spiegato il suo gesto su Twitter.

Maxwell ha legato la sua protesta alle dichiarazioni di Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva criticato i giocatori di football americano che negli ultimi mesi si erano rifiutati di alzarsi in piedi durante l’inno per protesta contro la condizione dei neri. Maxwell ha detto di aver pensato di inginocchiarsi già da molto tempo, ma di aver deciso di farlo ieri dopo i commenti di Trump per rivendicare il diritto degli atleti alla libertà di parola e di protesta. Gli Oakland Athletics hanno commentato la decisione di Maxwell dicendo di rispettarla e di rivendicare il diritto costituzionale di ogni giocatore alla libertà d’espressione.

La protesta di Maxwell è arrivata poche ore dopo che Trump se l’era presa con un altro atleta, il giocatore di basket Steph Curry dei Golden State Warriors (altra squadra che gioca a Oakland) che aveva detto di non voler visitare la Casa Bianca, come di solito fanno tutti i giocatori dopo aver vinto il campionato, per via di Trump. Il presidente americano allora gli aveva risposto su Twitter scrivendo che non era più invitato alla Casa Bianca. Curry non ha ancora commentato il tweet di Trump ma al suo posto l’ha fatto un altro giocatore, Lebron James, fortissimo giocatore dei Cleveland Cavaliers, rivale di Curry da molti anni. James ha scritto, riferendosi al presidente degli Stati Uniti: «Prima del tuo arrivo, andare alla Casa Bianca era considerato un grande onore!».

Anche le meduse dormono

Anche le meduse dormono

Un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology ha scoperto che le meduse del tipo Cassiopea (particolari anche per il fatto di nuotare “sottosopra” rispetto alle altre meduse) dormono, più o meno. La scoperta è importante perché smentisce ancora una volta il luogo comune secondo cui per poter dormire è necessario che un animale abbia il cervello, cosa che le meduse non hanno: hanno invece un sistema nervoso che organizza le funzioni dell’organismo. Lo studio aggiunge inoltre altre prove alla teoria secondo cui il sonno abbia un’origine molto più antica di quanto crediamo, dato che gli antenati delle meduse si sono separati molto presto dal resto degli altri esseri viventi.

Per provare il sonno delle meduse, i ricercatori hanno studiato tre situazioni. Per prima cosa hanno scoperto che le Cassiopea hanno dei periodi di attività ridotta riconducibili al sonno e non paragonabili ad altri stati apparentemente simili come il coma. Hanno poi verificato che in quei periodi avessero una ridotta reazione agli stimoli, e per farlo le hanno inserite dentro delle vasche con il fondo mobile: essendo le Cassiopea un tipo di meduse che preferisce stare appoggiato sul fondale, i ricercatori hanno verificato come, abbassando il fondale, le meduse si muovessero per recuperare la posizione, rapidamente di giorno, ma lentamente di notte.
Per ultimo gli studiosi hanno testato la necessità di dormire delle meduse quando venivano private del sonno: dopo essere state tenute sveglie per un po’, gli animali mostravano un’attività molto più bassa del normale.

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