La brutta storia intorno a un manifesto dell’Australia Day con due ragazze musulmane

La brutta storia intorno a un manifesto dell'Australia Day con due ragazze musulmane

Da qualche giorno sui giornali australiani si discute di un’immagine scelta per la festa nazionale del paese, l’Australia Day, che si celebrerà oggi, giovedì 26 gennaio. L’immagine è comparsa qualche giorno fa su un grande cartellone pubblicitario di Melbourne, capitale dello stato di Victoria, e mostra due bambine musulmane di circa dieci anni che sorridono, hanno i capelli completamente coperti da un hijab e tengono in mano una bandiera australiana.

Australia

Il manifesto voleva promuovere il multiculturalismo e faceva parte di una campagna del governo dello Stato di Victoria decisa in occasione della festa nazionale Australia Day: è stato però molto criticato sui social network e da parte di gruppi di estrema destra contro l’Islam con argomenti che sostengono che le due bambine non siano “vere” australiane e che “in nome del politicamente corretto il paese sta per dimenticare la sua vera cultura” (questi sono i commenti meno estremisti, accompagnati però da molti altri razzisti, violenti e islamofobi).

La società responsabile della pubblicità ha detto di aver ricevuto delle minacce e la settimana scorsa ha dunque deciso di ritirarla. A quel punto un’agenzia di pubblicità ha lanciato una raccolta fondi su Internet che in cinque giorni ha messo insieme 165 mila dollari australiani (circa 117 mila euro) per pubblicare l’immagine delle due ragazze in altre città del paese e sui principali quotidiani.

Nel frattempo altre associazioni culturali e governative hanno spontaneamente aderito alla campagna di sostegno alla pubblicità: il Canberra Theatre Centre ha per esempio scelto di trasmetterla fino al 26 gennaio sul grande schermo esterno all’edificio, annunciando la decisione su Facebook. Il teatro ha però ricevuto centinaia di insulti e di messaggi minacciosi in cui si parla di bombe e di incendi. Il gruppo anti-islamico Respect Australiav ha anche pubblicato un video in cui si vede uno dei leader del movimento fuori dal teatro mentre accusa il governo di essere “anti-australiano”: l’uomo, circondato da sostenitori, precisa che le loro proteste non hanno a che fare con una questione razziale o con una discriminazione religiosa, ma con un fatto legato alla cultura australiana e alle sue origini.

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Molti australiani sono critici verso l’Australia Day per altri motivi, e lo chiamano Invasion Day, il giorno dell’invasione: la festa celebra infatti la “scoperta” dell’Australia da parte degli europei e la sua successiva colonizzazione, ma l’isola era a quel tempo già abitata da circa 250 tribù aborigene, ognuna con una sua lingua e con le sue tradizioni che furono poi private delle loro terre e dei loro diritti.

Alla fine Shia LaBeouf è stato arrestato, per quello streaming

Alla fine Shia LaBeouf è stato arrestato, per quello streaming

L’attore americano Shia LaBeouf, che da qualche giorno ha organizzato una diretta streaming continua chiamata #HeWillNotDivideUs (“lui non ci dividerà”) contro il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è stato arrestato dalla polizia di New York. Il profilo Twitter del progetto ha scritto che LaBeouf è stato arrestato per aver spintonato un uomo che aveva detto che «Hitler non ha fatto niente di male», diffondendo un video dell’episodio. Qualche ora dopo l’arresto, l’account Twitter ha scritto che l’attore è stato rilasciato.

LaBeouf ha installato la telecamera fuori dal Museum of the Moving Image di New York, e prevede di lasciarla accesa per i prossimi quattro anni. In questi primi giorni, però, davanti alla telecamera si sono spesso radunati sostenitori di Trump e neonazisti, per provocazione. LaBeouf si è scontrato in diverse occasioni con questi troll: qualche giorno fa ne ha cacciato uno che voleva diffondere uno slogan suprematista bianco urlandogli nelle orecchie.

Perché un elettore di Trump ha lasciato 450 dollari di mancia a una cameriera nera

Perché un elettore di Trump ha lasciato 450 dollari di mancia a una cameriera nera

Busboys and Poets è una catena di locali – che vendono libri, fanno ristorazione e organizzano eventi – nell’area di Washington DC, negli Stati Uniti. Busboys and Poets dice di essere un posto in cui «arte, politica e cultura si incontrano», ed è particolarmente frequentato da neri e da giovani di sinistra. Da un paio di giorni sta girando molto un tweet del profilo ufficiale di Busboys and Poets in cui si vede uno scontrino in cui è segnata una mancia di 450 dollari lasciata per un conto di 72 dollari e 60 centesimi. Il Washington Post  ha rintracciato l’uomo che ha lasciato la mancia: si chiama Jason White, ha 37 anni ed era arrivato dal Texas per assistere alla cerimonia di insediamento alla presidenza di Donald Trump. Si trovava nel locale con due amici e uno di loro indossava uno dei suoi famosi cappellini con scritto “Make America Great Again”. La cameriera che li serviva si chiama invece Rosalynd Harris, è nera, e aveva da poco partecipato alla Women’s March, la manifestazione delle donne contro Trump.

Non ci sono stati scambi particolarmente rilevanti tra Harris e White e i suoi amici, a parte una normale gentilezza, scrive il Washington Post. Alla fine del pasto White le ha però lasciato la mancia (che negli Stati Uniti si da scrivendo una cifra sotto al totale, sullo scontrino) scrivendo: «È vero che arriviamo da culture diverse e non siamo d’accordo su certe questioni, ma se tutti sorridessero e fossero gentili come hai fatti tu, il nostro paese sarebbe unito come se fosse un’unica persona. Niente razze. Niente generi. Solo americani. Dio ti benedica». White ha detto di aver lasciato lasciato 450 dollari perché Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti.

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