La spilla dei calciatori dell’Iran ai Mondiali che ricorda il bombardamento sulla scuola di Minab
Domenica i calciatori della nazionale maschile iraniana di calcio sono arrivati in Messico, la loro base per i prossimi Mondiali, indossando tutti una spilla con la scritta “#168”. È un riferimento al numero di persone che, secondo l’Iran, sono state uccise il 28 febbraio scorso (il primo giorno della guerra in Medio Oriente) in un bombardamento sulla scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran, che faceva parte di un complesso in cui si trovavano anche una clinica privata e una base militare navale gestita dai Guardiani della rivoluzione, il corpo militare più potente del paese.
Varie inchieste giornalistiche, fra cui una molto approfondita del New York Times, sostengono che molto probabilmente il bombardamento sia stato fatto dagli Stati Uniti – cioè uno dei paesi che dall’11 giugno ospiteranno i Mondiali, insieme a Messico e Canada – per via di un errore nelle mappe satellitari. Gli Stati Uniti hanno sempre negato di aver colpito obiettivi civili e hanno promesso di diffondere presto i risultati di un’indagine interna.
Il numero di persone uccise nell’attacco a Minab non è mai stato chiarito. 168 era la cifra circolata nelle prime ore e che è rimasta un po’ un simbolo dell’attacco, ma anche il regime iraniano ha indicato cifre diverse nel corso dei mesi. Almeno inizialmente, inoltre, era sembrato che tutte le persone uccise fossero studentesse. Poiché però la scuola si trovava in un complesso più ampio, è possibile che nell’attacco siano state uccise anche persone non legate alla scuola. Il regime iraniano non ha mai chiarito questo punto e non è possibile fare verifiche indipendenti, anche se i media internazionali hanno individuato le famiglie di alcune delle studentesse uccise.
In questi mesi il regime iraniano ha usato l’attacco contro la scuola di Minab come un simbolo, ricordandolo spesso e presentando le bambine uccise come prova della brutalità degli Stati Uniti.
A causa della guerra, a marzo l’Iran aveva minacciato di non presentarsi ai Mondiali per proteggere i suoi atleti, e aveva chiesto di poter giocare le partite solo in Canada o in Messico e non negli Stati Uniti, un’ipotesi respinta dalla FIFA. Poi, a metà aprile, la federazione iraniana aveva fatto sapere alla FIFA di voler partecipare, cambiando completamente approccio. I suoi calciatori però sono riusciti a ottenere un visto per gli Stati Uniti solo sabato, cioè cinque giorni prima dell’inizio dei Mondiali.
La nazionale iraniana starà a Tijuana, una città del Messico al confine con la California. Disputerà la sua prima partita a Inglewood, in California, il 16 giugno contro la Nuova Zelanda, e ci si chiede se durante quella gara o nelle successive i calciatori o lo staff tecnico iraniano continueranno a indossare la spilla. In tal caso le persone coinvolte potrebbero essere sanzionate: secondo le regole della FIFA «l’abbigliamento da gara non deve contenere slogan, dichiarazioni o immagini politiche, religiose o personali».
La nazionale iraniana aveva già ricordato il bombardamento sulla scuola di Minab durante delle partite amichevoli, a marzo, tenendo in mano degli zaini da scuola o mostrando foto di persone uccise durante l’inno nazionale. In quei casi la FIFA non aveva sanzionato nessuno.

Un momento prima dell’amichevole tra Iran e Costa Rica, 31 marzo 2026 (AP Photo/Riza Ozel)



