Le emissioni di Volkswagen

Da qualche settimana è in corso una guerra stellare: gli Jedi di Greenpeace combattono il lato oscuro della forza di Volkswagen (VW). Non sto scherzando, sul sito di Greenpeace trovate l’invito a unirvi alla ribellione contro VW con tanto di piani segreti custoditi da R2D2 e addestramento Jedi per padawan su internet. Una campagna in grande stile, giocata in rete con tecniche da marketing virale. Greenpeace ha realizzato pure degli anti-spot contro VW, che nulla hanno da indiare al giovane Darth Vader di VW, spendendo certamente un bel po’ di quattrini.

Oggetto degli strali di Greenpeace sono le emissioni del parco auto venduto da VW. O, meglio, la scarsa diminuzione delle emissioni delle auto della casa tedesca, dovuta, secondo Greenpeace, allo scarso interesse al verde di VW e al lobbysmo contro l’innalzamento dei limiti di emissione.

Grazie alla campagna virale e ad una pressante presenza sulla stampa, Greenpeace annuncia trionfante di aver arruolato migliaia di aspiranti Jedi contro l’impero di VW. Sul sito internet si trovano gadget per il blog, un contatore di punti-jedi con relativo livello di esperienza e un sacco di altre cose.

Greenpeace accusa VW di non essersi impegnata a fondo nella diminuzione delle emissioni delle vetture messe in vendita. E’ vero, BlueMotion è una tecnologia VW, una delle migliori per ridurre emissioni e consumi. Tuttavia, secondo Greenpeace, un’auto BlueMotion costerebbe a VW solo 260 euro in più della versione “liscia” ma viene invece venduta al pubblico ad un sovrapprezzo di 4000 euro, boicottando la diffusione del BlueMotion – solo l’11 per cento delle auto vendute sono BlueMotion – e mantendo alte le emissioni.

Sul lobbysmo, a VW viene imputato di possedere 3 consiglieri su 16 nel management di ACEA – l’associazione dei costruttori d’auto europei – e il fatto che ACEA si sia dichiarata contraria all’innalzamento della riduzione delle emissioni al 30 per cento in luogo del 20 per cento fissato dal protocollo 20-20-20.

L’ultimo atto della guerra stellare si è visto al Motor Show di Francoforte, poco tempo fa: VW presenta la sua Up, emissioni di circa 100 grammi di CO2 al chilometro, nel 2013 arriverà la versione a gas che le abbatterà ulteriormente. Ma non basta: “La Up! è una truffa”, strilla Greenpeace, “già dieci anni fa la VW Lupo emetteva 78 grammi al chilometro ed era molto più pesante della Up”. VW deve fare di più perché “le macchine vendute in un anno in Europa dal Gruppo tedesco producono nel loro ciclo di vita circa sessanta milioni di tonnellate di CO2. Infinitamente di più rispetto a qualunque altra azienda automobilistica”.

Ora i numeri. Le cifre cui fa riferimento Greenpeace le vedete sotto. VW detiene circa un quattro del totale delle vendite di auto in Europa, le emissioni al chilometro sono più alte degli altri, anche se non tantissimo.

Qualche considerazione:

– Lo studio citato da Greenpeace sui costi di produzione della tecnologia BlueMotion per VW non è liberamente disponibile ma è a pagamento (30 euro). Se non mi va di pagare devo credere a Greenpeace sulla parola. Peccato che Greenpeace sia già stata pizzicata a manipolare le statistiche sugli OGM.

– Volendo credere a quei 260 euro stimati da Greenpeace – cioè quasi nulla a confronto del costo di un’auto – se ne conclude che VW sovrapprezzerebbe volutamente la tecnologia BlueMotion con il risultato di venderne meno. Francamente la logica secondo cui VW preferirebbe vendere auto più inquinanti, perdendo quote di mercato a favore di rivali più ecologici, per fare la fortuna di Shell&co mi sfugge.

– I dati di Greenpeace arrivano al 2009. Nel 2010 VW ha tagliato le sue emissioni da 152 a 143 grammi di CO2 al chilometro (seconda miglior performance tra tutti) ed è in linea coi parametri europei da qui al 2015. Ma questo Greenpeace non lo dice.

– La VW Up! emette circa 100 grammi di CO2 al chilometro. Una diminuzione delle emissioni del 40 30 per cento rispetto alla media delle emissioni del 2010 (143 grammi a chilometro). Ma Greenpeace non lo dice.

– La VW Lupo citata da Greenpeace emetteva non meno di 120 grammi al chilometro, con l’eccezione della Lupo 3L che arrivava appunto a 78. Peccato che la 3L costasse il doppio di una Lupo normale, dato che era dotata di un motore speciale e di una carrozzeria leggera costruita in alluminio e magnesio. Ma questo ovviamente Greenpeace non lo dice.

– La Lupo 3L pesava 830 chili, la Up! 1090. Dove Greenpeace prenda i suoi numeri non lo so, ma mi dispiace per loro.

– 60 milioni di tonnellate di CO2 all’anno emesse dal parco auto VW. Orrore. Peccato che VW sia in cima alle emissioni (cumulate) per il fatto che vende 4 volte più auto di BMW e 2 volte e mezza più di FIAT. Ma Greenpeace non lo dice.

– Tagliare le emissioni delle auto costa, fa aumentare il prezzo di vendita delle auto e diminuire le vendite. Il rifiuto di ACEA di abbassare ulteriormente l’asticella delle emissioni altro non è che una richiesta di prudenza: tagli troppo onerosi in tempi troppo rapidi corrono il rischio di scassare il business, come se ne stanno rendendo conto anche in America. Considerando che i carmakers rischiano quattrini di tasca propria, prudenza non è una richiesta così assurda.

– Ancora una volta, la rete va a rimorchio di carnevalate in modo aprioristico. Basta che ci siano i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.