L’ottobre ungherese

di Claudio Caprara
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Negli anni Cinquanta c’è un’Ungheria che incanta il mondo: è quella della Squadra d’oro, la nazionale di Ferenc Puskás che umilia l’Inghilterra a Wembley e inventa un calcio che nessuno aveva mai visto prima. Nell’autunno del 1956, però, è un’altra Ungheria a sorprendere il mondo.
Sono passati tre anni dalla morte di Stalin e pochi mesi dal XX Congresso del Partito comunista sovietico, nel quale Nikita Chruščëv ha denunciato i crimini dello stalinismo. In Polonia e in Ungheria cresce la speranza che sia possibile costruire un socialismo diverso e conquistare una maggiore autonomia da Mosca.
Il 23 ottobre migliaia di studenti scendono nelle strade di Budapest. Chiedono libertà, il ritorno al governo di Imre Nagy e il ritiro delle truppe sovietiche. In poche ore la manifestazione diventa una rivolta, poi una rivoluzione. La statua di Stalin viene abbattuta, si combatte nelle strade, nascono consigli operai, giornali e radio passano nelle mani degli insorti. Per dodici giorni sembra possibile che la storia prenda un’altra strada.
Questa puntata dell’Ombelico di un mondo racconta quei giorni attraverso le testimonianze di chi li visse e soprattutto attraverso le radio ungheresi, che seguirono gli avvenimenti quasi minuto per minuto. Quattordici persone del Post hanno dato voce ai loro annunci e alle parole dei protagonisti.
Poi, all’alba del 4 novembre, i carri armati sovietici tornano a Budapest e la rivoluzione viene schiacciata. Ma le conseguenze dell’ottobre ungherese arrivano molto lontano. Anche in Italia, dove il 1956 apre una frattura nella sinistra, divide comunisti e socialisti e costringe migliaia di intellettuali e militanti a interrogarsi sul loro rapporto con l’Unione Sovietica.