Brutta, povera e comunista

Storia di Teresa Noce, dalla lotta al fascismo all'Assemblea Costituente

di Claudio Caprara
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Che cosa significa essere una rivoluzionaria di professione? Per Teresa Noce, nome di battaglia Estella, era una scelta che investiva ogni aspetto della vita. Significava accettare la clandestinità, l’esilio, i documenti falsi, il carcere, la deportazione e la separazione dai propri figli, convinta che la lotta contro il fascismo e per l’emancipazione delle classi popolari venisse prima di tutto il resto.
Teresa Noce è stata una delle figure più importanti del comunismo italiano e una delle ventuno donne elette all’Assemblea Costituente. Il suo contributo alla nascita della Repubblica e alla conquista dei diritti delle lavoratrici è stato decisivo. Eppure oggi il suo nome è ricordato molto meno di quello di altri dirigenti della sua generazione.
In questa puntata di L’ombelico di un mondo ripercorriamo una biografia che attraversa quasi tutto il Novecento: gli anni dell’Ordine Nuovo a Torino, l’incontro e l’amore con Luigi Longo, la clandestinità internazionale, l’esilio a Mosca e a Parigi, la guerra civile spagnola, l’arresto da parte della Gestapo, Ravensbrück e il lavoro forzato, il ritorno in Italia, la Costituente e le grandi battaglie sindacali.
Ma raccontiamo anche il finale, forse il più amaro. Dopo aver dedicato l’intera esistenza al Partito comunista, Teresa Noce si trovò sola proprio quando rivendicò un diritto che riteneva elementare. Una vicenda poco conosciuta, che aiuta a capire non solo la storia di una donna straordinaria, ma anche le contraddizioni, le grandezze e i limiti del movimento comunista italiano.