Tennis pulito? Non ci scommetterei

Come sempre, a raccontare storie, viene bene partire dal passato. In questo caso non c’è da andare troppo lontani, giusto tre anni. Era la fine del 2007 quando l’Atp (il governo del tennis per intenderci) sgominava la “little Italy” delle scommesse illegali tra lo sbigottimento generale. Nel giro di qualche mese Alessio Di Mauro, Giorgio Galimberti, Potito Starace, Daniele Bracciali e il rimpianto Federico Luzzi finirono sotto inchiesta per aver scommesso su avvenimenti sportivi, pratica assolutamente vietata ai tennisti professionisti. Sbigottimento non perchè i cinque fossero innocenti (tutt’altro) bensì perchè l’accusa contestava loro cifre ridicole (qualche migliaio di euro) su avvenimenti sportivi il cui risultato non era in loro potere alterare. Per essere chiari: non scommettevano contro loro stessi per poi perdere apposta. In ogni caso i 5 italiani (unici coinvolti, in un incredibile caso di giustizia mononazionale) furono sospesi e multati.

Ma non fini così. Di Mauro, Galimberti, Starace e Bracciali (anche in nome dello scomparso Luzzi) passarono al contrattacco citando in giudizio da un lato l’Atp per averli usati come capri espiatori per dar lustro al neonato programma anticorruzione, dall’altro la società di scommesse Interwetten colpevole di aver spifferato i loro nomi per entrare nel gruppo degli sponsor del circuito.

Il caso non è concluso ma vi sono interessanti sviluppi. Chiunque bazzichi nel mondo del tennis sa bene che questo sport è viziato da un gigantesco conflitto di interessi, ché a raccontarlo ad un italiano sembra quasi di passare per noiosi, ma all’estero fa parecchio discutere. Il problema di fondo è che i tennisti sono governati e regolati da una struttura composta da loro stessi. In sostanza se la cantano e se la suonano.

Cos’è successo di nuovo per riportare la questione d’attualità? Qualche giorno fa si è scoperto che Ted Forstmann, chairman della più grande agenzia di rappresentanza di sportivi al mondo (IGM), nel 2007 ha scommesso la bellezza di 40.000$ sul suo assistito Roger Federer in occasione della finale del Roland Garros. Polverone ovviamente, Federer ha preso le distanze, Forstmann ha ammesso le sue colpe e scagionato il suo cliente.

Ora però a parlare è Robert F. Elgidely, l’avvocato dei cinque giocatori italiani. Ne riferisce il New York Times e se si riuscirà a far emergere ulteriori particolari si rischia di scatenare un gran putiferio. In sinstesi Elgidely dice che L’Atp sapeva che i giocatori più importanti avevano conti per scommettere illegalmente affidati a prestanome ma non ha mai fatto nulla per contrastare il fenomeno. L’avvocato cita un “accordo confidenziale” siglato con l’Atp che lo previene dal rivelare i nomi dei giocatori coinvolti persino ai suoi clienti. Da anni il sospetto che alcuni giocatori “vendano” alcune partite per arrotondare il conto corrente ha trovato mille indizi ma nessuna prova e nessuno ad oggi è mai stato squalificato per tale pratica.

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