La grazia, la volontà e la dissolutezza

Settimana di ritorni, ce n’è per tutti i gusti: storie di emancipazione, redenzione, voglia di vivere, persino postumi di yuppismo anni ’90. Ma andiamo con ordine.

La grazia

Mirjana Lučić a metà degli anni ’90 era il tennis del futuro. A 15 anni aveva giocato il suo primo torneo da professionista e lo aveva vinto. Qualche mese dopo aveva giocato il suo primo torneo di doppio agli Australian Open e lo aveva vinto. Ci siamo capiti, Mirjana era pronta a dominare il tennis femminile. Solo che Mirjana aveva un padre, uno di quelli che ogni tanto capitano alle tenniste (vedi Pierce, Graf, Capriati), che ti allevano a suon di schiaffi e insulti, che trasformano la tua passione nella tua prigione e che ti costringono a scappare e a mollare tutto. A cinque anni Mirjana perse un incontro contro una giocatrice che aveva il doppio della sua età. Il padre la ricompensò  spaccandole il naso. Poi anni di abusi verbali e fisici, scelte manageriali sbagliate, fino alla fuga nel 1999, quando Mirjana con la madre e le sorelle corre all’areoporto di Zagabria e vola negli Stati Uniti, dove Goran Ivanisevic la aiuta a rompere con il passato. Per 8 anni le aule di tribunale si sostituiscono ai campi da tennis finchè un giorno Mirjana trova la voglia di riprovare in quello che doveva consacrarla tra le più grandi di sempre: il tennis. A 26 anni riprende a giocare e oggi, a 28 compiuti torna tra le prime 100 giocatrici del mondo, lei che a 15 anni era stata numero 32. Ci torna dopo 11 anni di lotta per essere una donna, prima che un’atleta.

La volontà

Marzo 1989, un ubriaco inforca contromano una strada di Miami e centra ad alta velocità l’auto in cui era appena salito Thomas Muster, tennista 22enne dotato di un dritto mancino devastante e di una prestanza fisica che spesso lo fa accostare ad un toro. Muster finisce sotto i ferri, i legamenti distrutti e la carriera a rischio. Ma Muster è l’uomo bionico, l’incarnazione degli insegnamenti lessoniani, il Rocky della racchetta: a soli 6 mesi dall’incidente Muster affronta dure sessioni di allenamento colpendo la palla dalla sua sedia a rotella. E’ la perfetta storia hollywoodiana: l’eroe che è vicino alla meta, le avversità che lo allontanano dal traguardo, la forza di volontà che lo porta al trionfo. Nel ’95 Muster vince il Roland Garros e nel ’96 diventa il numero 1 del mondo. Happy ending. Peccato che Muster abbia preso alla lettera Stallone e stia cercando di rovinare tutto con un sequel non all’altezza. 6 mesi fa, a 43 anni, Muster ha ripreso a giocare tra i professionisti. Dapprima tornei minori in cui ha preso lezioni da chiunque (salvo un ragazzino che si è bloccato davanti a cotanta gloria), poi i tornei che contano e l’esordio questa settimana a Vienna. Gli hanno dato un invito, gliel’ha dato il suo ex manager che è pure l’organizzatore dell’evento e tutti saranno lì a guardare l’ultimo ruggito del leone Muster. Il giocatore che doveva affrrontare si è ritirato e Thomas giocherà contro un connazionale che è stato ripescato dalle qualificazioni. Sperando che non faccia brutte figure.

La dissolutezza

Mark Anthony Philippoussis è il prototipo della bellezza. Marc’Antonio per l’appunto. Padre greco, madre di origini italiane, Philippoussis a 33 anni è un australiano con il fisico da modello, un viso da attore e un talento da bombardiere. Solo che ha un fisico di cristallo,  si rompe continuamente e dal 2008 ha giocato una sola partita. La sua è comunque una carriera più che dignitosa con finale a Wimbledon e a New York, 11 tornei vinti e 7 milioni di dollari di soli montepremi. Poi ci sono gli sponsor e i soldi sottobanco che nel tennis non vanno trascurati. Nel 2007 durante una delle soste forzate fa lo scapolo in un reality della NBC e fa il modello per la pubblicità. Ma a Philippoussis piace la bella vita: case, macchine e compagne famose. Tra le sue conquiste ci sono Paris Hilton, Amanda Salinas, Alexis Barbara, Delta Goodrem, Siobhan Parekh. E il conto si assottiglia tanto da fargli dichiarare bancarotta. A Philippoussis non rimane altro che riprendere in mano la racchetta e rimettersi a lavorare. Lo fa prendendo a pallate i vecchietti: domenica ha vinto l’ennesima tappa del senior tour battendo Jim Courier, 40 anni, ritirato da 10. Poi già che c’era l’ha buttata lì. “Magari torno nel circuito dei professionisti e mi rimetto a giocare”. “Se lo fa Muster” deve aver pensato..