Gli ultras serbi e la Davis

Sarà che da italiano si deve essere sentito coinvolto, sarà che i serbi si portano dietro una pessima reputazione in tema di tifoserie sportive, rimane comunque il sospetto che qualche sospiro di rassegnazione sia scappato a Francesco Ricci Bitti, presidente della federazione internazionale di tennis (Itf), quando giovedì ha dovuto rassicurare tutti sulla finale di Coppa Davis che si giocherà a Belgrado a novembre.

Le poche righe passate all’Associated Press e riprese da tutti i giornali suonano più o meno come le frasi di chi a 50 anni è costretto ancora a tranquillizzare la propria mamma con l’approcciarsi dell’inverno: “certo che mi copro, sicuro mi metto i guanti e il cappello, ce l’ho il fazzoletto, non ti preoccupare”. La Francia, che in Serbia andrà a giocarsi la sedicesima insalatiera (9-6), non ha vissuto i fatti di Genova con la stessa intensità nostrana e non ha ceduto alla tentazione di alimentare un ingiustificato allarmsimo. I sistemi di sicurezza per la finale sono e rimangono quelli previsti per ogni appuntamento analogo e va bene così. E poi quest’anno il pericolo lo abbiamo già scampato: a luglio la Serbia ha incontrato e sconfitto la Croazia a Spalato. Se non è successo niente allora…

Perchè ultimamente i problemi nel tennis si hanno se giocano atleti ex jugoslavi. Anche se, ironia della storia, quando tutto cominciò i francesi c’erano. Era il 1991, nell’imminenza della semifinale tra Jugoslavia e Francia, quando la Croazia dichiarò la propria indipendenza e Goran Ivanisevic diventò l’emblema degli ultras nel tennis, dichiarando che davanti ad un serbo la sua racchetta sarebbe stata la sua pistola.

Da allora qualche episodio isolato, per lo più in Australia, dove paradossalmente la distanza siderale delle seconde generazioni con la madre patria accentua i rancori etnici. Nel 2007 si ricorda una scazzottata tra serbi e croati, nel 2009 tra macedoni e serbi durante un match di Djokovic, con il numero 2 del mondo colpevolmente incapace di condannare l’episodio ma anche tra serbi e croati con lanci di sedie e bottiglie durante la partita tra Cilic e Tipsarevic.

Anche in occasione dei fatti di Genova dell’altra sera Djokovic si è mostrato un fenomeno del cerchiobottismo: “è stato un peccato che i giocatori siano stati costretti a sospendere una partita cui tenevano tantissimo”. Da lì a condannare apertamente gli ultras il passaggio non è proprio immediato…

La Serbia avrà Hulk Nole  e Tipsarevic “il filosofo”

con tatuato in giapponese la frase di Dostojevski “La bellezza salverà il mondo”

dall’altra Tsonga  ” il congolese” e  Monfils “di Guadalupe”

due che difficilmente si risentiranno per il tipico saluto a 3 dita ortodosso