In guerra con chi?

Siamo in guerra, ma contro chi?

Contro l’Islam, secondo alcuni, e quello in corso è un epocale scontro di civiltà in cui, ancora una volta, l’Occidente democratico e liberale si oppone all’Oriente tirannico e oscurantista. È un’idea speculare a quella dei teologi dell’ISIS, per i quali quella di oggi non è altro che una schermaglia prima del grande scontro finale tra le forze del bene e quelle del male. Per altri, invece, lo scontro è circoscritto: siamo in guerra, ma soltanto con quelle organizzazioni terroristiche che hanno attaccato i nostri paesi. La maggior parte delle persone, probabilmente, risponderebbe con una via di mezzo tra queste due visioni: siamo in guerra con il fondamentalismo islamico.

La galassia fondamentalista, tra jihad armato e partecipazione politica”, un saggio a cura di Andrea Plebani e Martino Diez, da poco uscito per Marsilio, cerca di dare un po’ di sostanza a quest’ultima risposta e chiarire che cosa sia esattamente il “fondamentalismo”. È un fenomeno complesso, una galassia, come dice il titolo, che spesso viene trattato con una certa superficialità nel dibattito pubblico italiano, dove le sfumature spesso si perdono a favore di un retorica politica o di un’altra.

In tutto, dodici tra accademici ed esperti hanno contribuito a realizzare “La galassia del fondamentalismo” e ognuno di loro ha lavorato su un capitolo tematico. Ad esempio, la prima parte del libro è dedicata a un’analisi storica e filosofica del rapporto che c’è tra il fondamentalismo, non solo quello islamico, e la violenza. Ma il lavoro di Plebani e Diez non è un esercizio astratto di un gruppo di accademici fuori dal mondo. È un libro che cerca di dare soluzioni concrete a problemi che la nostra società deve fronteggiare quasi ogni giorno: «Costruire una grande moschea nel centro di una città italiana: sì, no, perché? È giusto che le donne musulmane portino il velo nei luoghi pubblici? È ammissibile l’obiezione di coscienza per motivi religiosi? Come si può contrastare in modo efficacie il fenomeno del terrorismo?», scrivono i curatori nell’introduzione.

Alcuni capitoli del libro si occupano di temi estremamente concreti, come ad esempio quello dedicato all’analisi di Dabiq, il magazine pubblicato online dell’ISIS (o Stato Islamico), realizzata da Marco Arnaboldi, ricercatore dell’ISPI. Arnaboldi racconta che i redattori di Dabiq spesso dedicano buona parte del loro giornale ad attaccare i rivali dell’ISIS all’interno del mondo musulmano. Uno dei loro bersagli prediletti sono i leader fondamentalisti che hanno scelto di utilizzare la strada delle elezioni per creare uno stato basato sulla legge islamiche (come ad esempio i Fratelli Musulmani nel corso delle elezioni del 2012 in Egitto).

È uno dei vari punti del libro in cui gli autori ricordano che il fondamentalismo non è un fenomeno soltanto violento. Esistono movimenti che praticano il “jihad armato”, ma molti altri, la maggior parte, utilizzano la “partecipazione politica”, cioè creano partiti e partecipano ad elezioni democratiche nei loro paesi. La lettura di Dabiq ricorda anche che gli stessi fondamentalisti violenti sono divisi tra di loro. Uno dei bersagli preferiti del giornale dell’ISIS è al Qaida, che viene criticata e a volte derisa e i cui leader ricevono spesso attacchi personali (e, quando i due gruppi si incontrano sul campo, spesso si lanciano di peggio che qualche insulto via internet).

Il libro mostra anche come sia difficile tracciare confini precisi tra fondamentalismo, fondamentalismo violento e quello che potremmo definire “il resto dell’Islam”. Nel capitolo “L’Islam di fronte al fondamentalismo violento”, Stella Coglievina e Viviana Premazzi hanno raccontato come hanno reagito al terrorismo le principali organizzazioni religiose musulmane attive in Italia. Tutte hanno espresso condanne decise contro massacri, attacchi e genocidi e moltissime hanno partecipato a manifestazioni e fiaccolate contro la violenza (spesso completamente ignorate dalla stampa). Ma anche tra questi gruppi esistono differenze. Accanto alle associazioni che dichiarano apertamente di collaborare con DIGOS e servizi segreti, ce ne sono altre, una minoranza, che faticano a esprimere una condanna netta oppure che dichiarano che nel nostro paese il fenomeno del radicalismo non esiste.

“La galassia fondamentalista”, dimostra che il dibattito pubblico italiano è povero, ma non certo perché nel nostro paese manchino la conoscenze del mondo islamico. È un libro che si inserisce in una lunga e illustre tradizione degli studi di arabistica e islamistica in Italia, dove le università preparano accademici ricercati in tutto il mondo. Uno di loro, Lorenzo Vidino, lavora alla George Washington University, dove dirige un programma di studi sull’estremismo religioso. Per “La galassia fondamentalista”, Vidino ha scritto un capitolo intitolato: “L’introduzione di misure di de-radicalizzazione”.

Vidino racconta le esperienze di quei paesi che per combattere il radicalismo religioso violento hanno iniziato programmi mirati a singoli individui che mostrano segnali di radicalizzazione o che sono già radicalizzati – un tema praticamente sconosciuto nel dibattito pubblico italiano. In questi programmi sono spesso coinvolti religiosi islamici che insegnano agli individui “radicalizzati” una versione moderata e moderna della religione islamica. Sono programmi che in molti paesi hanno avuto un successo straordinario e che mostrano come in certi casi la religione islamica non solo non è il problema, ma può essere anche la soluzione.

“La galassia fondamentalista” non è un libro per tutti: è scritto pensando a lettori che conoscono la materia, con uno stile accademico forse a volte un po’ convoluto. Ma chiunque sia interessato all’argomento può affrontarlo, magari tenendo Google aperto accanto. Su questo tema, il dibattito pubblico italiano è povero e banale e questo è un libro importante soprattutto per coloro che, come giornalisti e politici, questo dibattito lo plasmano tutti i giorni.

Questo è tredicesimo “dispaccio” di una serie settimanale con cui cercherò di raccontare le guerre che stanno attraversando il mondo musulmano. Qui ho raccontato il progetto. Qui potete trovare gli altri dispacci.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.