Marshawn Lynch, che non parla ai giornalisti

Domenica Super Bowl dalle 18:30 del pomeriggio. Patriots contro Seahawks, Boston contro Seattle. È la serata tv di massimo ascolto dell’anno, con la più grande concentrazione di spot venduti al prezzo più alto della stagione (4,5 milioni di dollari per 30 secondi). Nello show di metà gara questa volta Katy Perry (con Lenny Kravitz). Intervista ufficiale a Obama nel corso del programma. Insomma l’evento attorno a cui gira la tv questa settimana e non solo.

I giocatori simbolo delle due squadre sono il quarterback dei Patriots, Tom Brady, bianco, sposato con la modella brasiliana Gisele Bündchen, e il runner back dei Seahawks, Marshawn Lynch, nero di Oakland con lunghe treccine (tanto per dire due cose che li separano, parecchio). Brady nell’ultima settimana è stato costretto a dire spesso in tv di non sapere niente della palla sottopeso, truccata, con cui avrebbe giocato nelle partite in casa (prima notizia dei TG per vari giorni ). Ma il vero caso mediatico è un altro. È lui, il nero con treccine che odia stampa e tv. Risponde a monosillabi alle interviste perché non può fare a meno di sottoporsi alla tortura. La National Football League multa i giocatori che non si presentano in sala stampa, avendo contratti con le tv che prevedono interviste. Lynch ha pagato decine di migliaia di dollari per non averlo fatto in più occasioni. In altre è stato arrestato per avere passato la soglia minima consentita di alcol alla guida di una macchina. Lui parla di persecuzione causata dal colore della pelle (e treccine). Nell’ultima partita è stato multato per un gesto, si è toccato le palle dopo un touchdown.

Lynch ha una storia simile a tanti ragazzi emersi dai ghetti (in questo caso di Oakland, California) grazie al fatto di essere un atleta straordinario. Padre sparito di casa quando aveva undici anni, madre a cui dedica i suoi successi. Ha una fondazione che aiuta i bambini poveri della sua città. Dice che è l’unica cosa che gli interessa e che non gli piace fare il cagnolino dei media. I video delle sue interviste sono visti da milioni di fans. Lynch ripete lo stesso monosillabo o la stessa frase fino a quando i giornalisti si stancano di fare domande. Lynch, il genio. Che a volte non arriva nemmeno ai 140 caratteri.

Foto: Marshawn Lynch in conferenza stampa in vista del Super Bowl a Phoenix, in Arizona, 27 gennaio 2015. (Christian Petersen/Getty Images)