Il paese di Daniel e Astrid

Il discorso di Obama alle otto di sera è durato 15 minuti. Non è andato in onda sulle grandi quattro tv generaliste (ABC, NBC, CBS, FOX) a cui non è stata fatta richiesta formale dalla Casa Bianca. In questi casi se la richiesta arriva i networks si piegano. Ma sembra che sia stato fatto capire all’amministrazione Obama che non sarebbe stata cosa gradita il rinvio di 15 minuti di Grey’s Anatomy, The Big Bang Theory e compagnia in una fase di incassi pubblicitari declinanti. E così la Casa Bianca si è dovuta accontentare della pubblica PBS, della importante ispanica Univision e delle all news. Così vanno le cose da queste parti cari amici che vi sbronzate di Salvini-Landini una sera si e l’altra pure.

Sono tornato stasera a New York dopo tre settimane e sono prima passato da Daniel, colombiano, il padrone del deli sotto casa da cui prendo sempre giornali e latte. Mi ha detto che ora spera che i suoi genitori non saranno deportati. Occhi lucidi.
Poi a casa ho sentito le televisioni parlare al telefono con Astrid Silva, arrivata in America a 4 anni, ora studentessa universitaria, che ha detto la stessa cosa dei suoi genitori, immigrati senza documenti da anni. La storia di Astrid è stata raccontata da Obama nel suo discorso. Come sempre Obama nei suoi discorsi fa nomi e cognomi. Astrid commossa in tv ha detto di non sapere assolutamente che sarebbe stata citata dal presidente.
Io sono arrivato in questo paese comodamente in aereo. Vedremo cosa farà il Congresso a maggioranza repubblicana dal prossimo anno ma stasera ho pensato felice al mio secondo passaporto. Mi piace vivere nello stesso paese di Daniel e Astrid.

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