Obama nello spazio

Il 15 aprile scorso, mentre gli americani erano alle prese con la dichiarazione dei redditi e ricordavano i quarant’anni dello scampato disastro dell’Apollo 13, Obama è andato al Kennedy Space Center di Cape Canaveral a spiegare la sua visione del futuro spaziale degli Stati Uniti. A febbraio, Obama aveva annunciato l’abbandono definitivo del programma Constellation – un residuo dell’era Bush che avrebbe dovuto riportare l’uomo stabilmente sulla Luna ma finora aveva accumulato solo critiche e ritardi. La cancellazione di Constellation era stata letta da qualcuno come un ridimensionamento dei programmi della NASA. Ma la verità era che, nonostante la crisi, Obama aveva aumentato il budget NASA di 6 miliardi di dollari sui prossimi cinque anni. E nel suo discorso ha fatto capire che fa sul serio.

Obama ha detto che gli Stati Uniti devono ricominciare a mandare astronauti nello spazio al di là dell’orbita bassa delle stazioni spaziali e degli shuttle. Per farlo, adesso che le navette andranno in pensione, bisognerà puntare su altri mezzi – le capsule Orion che assomigliano tanto ai moduli lunari degli anni gloriosi delle missioni Apollo, e una nuova generazione di razzi pesanti da sviluppare entro il 2015. Ha detto che gli obiettivi commerciali di routine ormai possono essere delegati a compagnie private, mentre la NASA deve puntare verso la frontiera. Ha praticamente ignorato la Luna (Bush aveva pianificato una permanenza stabile sul satellite, Obama ha detto “ci siamo già stati”), spostando l’asticella molto più in alto. Gli asteroidi entro la metà degli anni ’20, per arrivare su Marte negli anni ’30.

In pratica, Obama ha mostrato di non avere nessuna intenzione di abbandonare la supremazia americana nell’esplorazione dello spazio. A un certo punto, ha persino riciclato la famosa frase del discorso kennediano del 1961, con Marte al posto della Luna: “Credo che entro metà del 2030 potremo mandare esseri umani su Marte e riportarli sani e salvi sulla Terra”. Se la cosa porterà davvero a un’impronta di stivale sul suolo rosso è tutto da vedere, visto che le difficoltà tecniche sono enormi. Ma la volontà politica sembra esserci davvero.