L’ossessione politica di Pigi Battista

Luca Sofri

Giornalista e direttore del Post. Ha scritto per Vanity Fair, Wired, La Gazzetta dello Sport, Internazionale. Ha condotto Otto e mezzo su La7 e Condor su Radio Due. Per Rizzoli ha pubblicato Playlist (2008), Un grande paese (2011) e Notizie che non lo erano (2016).

Oggi Pigi Battista pubblica in prima pagina sul Corriere della Sera una infastidita protesta il cui succo è: la cultura non si occupa più dei contenuti culturali ma di politica, e trascura se stessa in favore di capricci e polemichette politiche. Esempi citati: Draquila a Cannes, Renzo Bossi al Salone di Torino, l’inflazione di impegni “politici” di Roberto Saviano.

L’analisi è anche condivisibile e realistica, se riguarda il modo in cui la cultura ci viene raccontata dai giornali. La cosa che Battista trascura infatti di notare, a spiegazione di tutto questo, è che tale invadenza delle superficialità “politiche” nel dibattito sulla cultura è stata creata ed è tuttora gestita dai quotidiani, tra cui quello su cui lui scrive quasi quotidianamente: e che ha privilegiato capricci e polemichette politiche soprattutto durante la cogestione Mieli-Battista. In realtà a Cannes, come a Torino, di Bondi, Guzzanti e Renzo Bossi si parla pochissimo: la loro sovraesposizione nasce e vive tutta nelle redazioni.

Quindi aspetto che Battista scriva in prima pagina la seconda parte della sua incompleta protesta: “L’ossessione politica di noialtri che facciamo i giornali”.


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