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  • Giovedì 5 novembre 2026

Gli «astronauti dell’oceano» in gara alla Route du Rhum

Una regata transoceanica in solitaria, dalla Francia alla Guadalupa: in mezzo possono esserci tempeste, balene e allucinazioni

Lo skipper Boris Herrmann e la sua barca Malizia 4 al via della Route du Rhum, il 1° novembre 2026 nel nord della Francia (Lloyd Images/Getty Images)
Lo skipper Boris Herrmann e la sua barca Malizia 4 al via della Route du Rhum, il 1° novembre 2026 nel nord della Francia (Lloyd Images/Getty Images)
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L’1 novembre 115 persone sono partite, ciascuna da sola sulla propria barca a vela, dal nord della Francia verso la Guadalupa, un arcipelago caraibico che è una delle Regioni d’oltremare della Francia. La partenza è stata da Saint-Malo, in Bretagna, e l’arrivo sarà a Pointe-à-Pitre, a oltre 6.500 chilometri di distanza. Tutto ciò che c’è in mezzo, cioè l’oceano Atlantico, è il percorso di gara della Route du Rhum (“la rotta del rum”), una delle regate più importanti, avventurose e insidiose al mondo.

La regata si svolge ogni quattro anni; possono partecipare sia i professionisti che i velisti amatoriali, i quali però – visto il tipo di sfida – devono avere grande competenza velica. La Route du Rhum è anche nota come «l’Olimpiade della vela oceanica», ma – gara a parte – è una intensa sfida personale, un’esperienza umana estrema.

Lo skipper Charles Caudrelier a bordo della sua barca Gitana 18 prima della partenza della Route du Rhum del 2026 (Lloyd Images/Getty Images)

Durante la Route du Rhum i partecipanti e le partecipanti dormono al massimo 4 o 5 ore su 24, ma spesso anche meno e comunque mai di fila. Il fatto è che mentre dormono, soli e stanchi, la barca va avanti, anche molto velocemente.

Mentre stanno soli su una barca a vela in mezzo a un oceano, senza poter fare scali o ricevere assistenza in tempi brevi, i velisti e le veliste mangiano perlopiù cibi liofilizzati. Nei giorni di regata non sono da escludere le allucinazioni, come vedere altre persone. Oltre alle condizioni meteo e del mare, sono pericolose anche le balene e i container persi da qualche nave cargo.

Per dire delle cose a cui si va incontro, uno dei favoriti di questa edizione – lo skipper francese di 49 anni Armel Le Cléac’h – la mattina del 4 novembre si è ribaltato con la sua barca quando navigava circa mille chilometri a nord-ovest delle isole Azzorre. È stato poi recuperato da una squadra di soccorso e sta bene; ma durante la Route du Rhum sono anche morti due velisti, Alain Colas nel 1978 e Loïc Caradec nel 1986.

Spesso alla barca si pensa in un secondo momento: più è grande, più le operazioni di recupero sono complesse. Generalmente però si riesce ad agganciarla a un rimorchiatore che la conduce al porto più vicino, che spesso non è per nulla vicino.

L’ultimo video di Le Cleac’h prima del ribaltamento

La Rhum, com’è spesso chiamata, esiste dal 1978 e fu associata al rum per attirare finanziamenti dai produttori caraibici del distillato. Oltre che uno storico legame con la pratica velistica, Saint-Malo ne ha uno con i corsari: a loro volta spesso associati al rum, al suo trasporto e pure al suo consumo. La gara nacque per protesta contro il tipo di barche ammesse alla regata britannica Transat. Nella prima edizione i partecipanti furono 36, e solo 24 arrivarono ai Caraibi nei termini previsti: il primo vinse in 23 giorni, 6 ore, 59 minuti e 35 secondi. Il secondo arrivò con 98 secondi di ritardo, mentre l’ultimo ci mise 34 giorni.

La sezione del sito della Route du Rhum che aggiorna ogni ora sulla situazione delle barche, nel pomeriggio di giovedì 5 settembre 2026 (screenshot routedurhum.com)

Tra i 115 iscritti a questa edizione la maggior parte sono francesi e 11 sono donne, un record. Una di loro, la 46enne francese Alexia Barrier, è la prima di sempre in gara nella categoria Ultim, la più veloce e importante.

Alla Rhum gareggiano sei tipi di barche, sia monoscafo che multiscafo, e di diversa grandezza. Le Ultim sono le più veloci: sono lunghe 32 metri e larghe circa 23, possono superare i 90 chilometri orari e arrivano al traguardo in circa una settimana. Altri tipi di barche veloci sono le Ocean Fifty, le Imoca e le Class40. Le due più lente sono le Vintage Mono e Vintage Multi, barche d’epoca che impiegano oltre venti giorni.

Uno dei cinque italiani in gara, Ambrogio Beccaria, dice che sulle barche da traversata oceanica «sembra di stare al fronte». C’è pochissimo spazio, il cibo dev’essere razionato per portarsi appresso il minor peso possibile (addirittura si calcola l’acqua necessaria a far bollire una certa quantità di riso o di pasta, e si usa quella, non di più) e bisogna conoscere bene ciò che si ha attorno: nel caso degli skipper chilometri di funi e cavi (“cime” in gergo) che muovono le vele.

Per tutte queste cose – e per una certa dose di avventura, e di pericolo, e di fascino – lo scrittore Pietro Grossi chiama i velisti della Route du Rhum «astronauti dell’oceano».

L’arrivo in Guadalupa del francese Jeremie Beyou, al termine della Route du Rhum del 2022 (Alexis Courcoux/ALeA/Getty Images)

Beccaria quest’anno ha vinto in rimonta il Vendée Arctique, una regata dal dipartimento della Vandea (nell’ovest della Francia) verso il Circolo polare artico e ritorno. Il Vendée Arctique è una delle gare di qualificazione per il Vendée Globe, la competizione di vela più dura al mondo, che si terrà di nuovo nel 2028.

Alexia Barrier il 30 ottobre del 2026, prima di partire per la Route du Rhum (Lloyd Images/Getty Images)

Il più giovane partecipante a questa edizione della Rhum è il 20enne Titouan Pilliard: gareggia anche il padre Romain, ma in una categoria diversa. A Romain Pilliard è andata male presto: si è toccato con la barca della skipper Violette Dorange ed entrambe hanno dovuto fare una sosta sulla costa occidentale francese per valutare i danni e provare a ripartire.

Il più anziano invece è il 71enne Charlie Capelle, all’ottava partecipazione. Governa una barca storica, la Acapella, quasi identica a quella con cui Mike Birch – ex cowboy e cercatore d’oro – vinse la prima edizione della Route du Rhum.

Ha già partecipato sette volte anche il 58enne Thomas Coville, che vinse la gara all’esordio nel 1998, ma su un tipo di barca diversa. Ora ci sta riprovando nella categoria Ultim, che è anche quella con l’iscrizione più costosa di tutte: 90mila euro.

Le Class40 sono le più presenti perché hanno un buon compromesso tra complessità nella gestione e velocità: sono performanti senza essere troppo costose

Com’è facile immaginare, le regate transoceaniche costano un sacco di soldi. Apportare miglioramenti alla propria barca o sostituirla con una più nuova può costare anche diversi milioni di euro: per questo si tende a usarle il più possibile, anche se diventano un po’ vecchie. Per Andrea Fornaro sarà la seconda e ultima Route du Rhum: ha detto che partecipare «significa un miliardo di mail, mille cose da organizzare, fare, pagare. Io onestamente sono un po’ stanco».

Trovare e convincere sponsor a investire per diversi anni su una barca è fondamentale. Chi non ne trova può passare a categorie meno costose e – a patto di averne le possibilità economiche – gareggiare per il gusto dell’avventura.

Ma è sempre più raro che accada. Nelle ultime edizioni la Route du Rhum si è professionalizzata: sempre meno skipper partono solo per il gusto del viaggio. E negli ultimi anni ci sono state varie critiche per tutti i soldi, gli spostamenti e le forme di inquinamento che ruotano attorno al grande evento che ormai è diventata la Route du Rhum.

La barca Ultim dello skipper Anthony Marchand durante la Route du Rhum, il 1° novembre 2026 (Lloyd Images/Getty Images)

Tra i favoriti per la vittoria nella categoria Ultim (e quindi per vincere la gara in assoluto) c’era il 52enne francese Charles Caudrelier, lo skipper della 28esima barca di nome Gitana appartenente alla ricchissima famiglia di banchieri dei Rothschild. Tuttavia a causa di un guasto a uno dei foil, le appendici mobili che permettono alle barche di sollevarsi dall’acqua e andare più veloci, sta tornando verso il nord della Francia.

Per il resto non è facile dire come sta andando la Rhum, perché le cose cambiano di ora in ora, e perché ci sono traiettorie diverse tra le varie barche. Quest’anno il meteo è atipico, anche perché gli alisei, che normalmente favoriscono l’andatura delle barche, sono molto instabili. Le barche più veloci dovrebbero arrivare a Guadalupa il 7 novembre.

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