La legge di bilancio che doveva essere per i giovani ha ben poco da offrire ai giovani

Anche quest'anno il grosso delle misure è pensato per anziani e pensionati

di Valerio Valentini

Studenti accampati alla Biblioteca degli Alberi, per protesta, a Milano, il 14 ottobre, 2026 (Marco Ottico/LaPresse)
Studenti accampati alla Biblioteca degli Alberi, per protesta, a Milano, il 14 ottobre, 2026 (Marco Ottico/LaPresse)
Caricamento player

C’erano grandi aspettative sulle misure per i giovani nella legge di bilancio. Era un’attesa alimentata sia dalle promesse fatte a più riprese dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, soprattutto l’8 settembre durante un convegno organizzato dalla Lega; sia dagli impegni che la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni s’era assunta in seguito alle manifestazioni e agli scontri di piazza delle ultime settimane, dicendosi intenzionata ad accogliere le istanze della grossa parte non violenta di quei giovani.

In realtà di grandi novità per i giovani ce ne sono ben poche, e nessuna davvero consistente sul piano finanziario o destinata a durare a lungo. È difficile stabilire quando una certa misura sia specificamente pensata solo per i giovani, e anche quale sia il discrimine per distinguere i giovani da chi giovane non è più. Ma si può ragionevolmente stimare che il complesso delle norme pensate per chi ha meno di 35 anni valga ben meno di un miliardo di euro, sul totale di 26 miliardi stanziati per l’intera legge di bilancio 2027.

La legge di bilancio è il provvedimento con cui il governo decide come spendere i soldi per l’anno successivo, e quindi quello in cui può far valere meglio il proprio indirizzo politico. Al momento è ancora un disegno di legge e andrà approvato entro fine anno: nel frattempo può quindi subire modifiche dal parlamento.

Anche quest’anno, come ormai avviene sempre più abitualmente, le risorse destinate ai pensionati sono di gran lunga maggiori di quelle pensate per chi studia o chi accede al mondo del lavoro. E sulla base delle polemiche innescate da sindacati e partiti politici, anche della stessa maggioranza, l’attenzione in questi giorni di discussione del disegno di legge è quasi interamente concentrata sulle pensioni: il che lascia intuire che i soldi destinati a questi capitoli di spesa potranno aumentare ulteriormente, durante il dibattito in parlamento.

– Leggi anche: Il paradosso delle pensioni nella legge di bilancio

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti durante la conferenza stampa sulla legge di bilancio, il 28 ottobre 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)

La principale misura rivolta ai giovani, quella su cui Giorgetti e Meloni hanno posto la maggiore enfasi, riguarda la cosiddetta flat tax sugli aumenti di stipendio. Riguarda tutti i lavoratori che hanno meno di 30 anni, con un reddito annuo non superiore a 28mila euro e che nel 2027 percepiranno uno stipendio maggiore rispetto a quello del 2026: su quell’aumento, fino a un massimo di 2.500 euro annui, questi lavoratori pagheranno solo l’1 per cento di Irpef (la tassa sulle persone fisiche), anziché il canonico 23 per cento.

Le agevolazioni potranno dunque arrivare, al massimo, a circa 500 euro all’anno, ma appunto nei casi limite: cioè di quegli under 30 che ottengono tutto l’aumento (2.500 euro) e che non usufruivano già di analoghe agevolazioni a cui avrebbero potuto probabilmente accedere nella loro condizione. Nei casi limite opposti, il beneficio concreto potrebbe essere di appena qualche decina di euro all’anno. Per la misura sono stati stanziati 378 milioni di euro, e solo per il 2027. A partire dal prossimo anno, bisognerà poi eventualmente trovare altri soldi per rifinanziarla.

Per dare un termine di paragone immediato: la carta che consentirà agli ultrasettantacinquenni con lo stesso reddito annuo, 28mila euro, di avere prestazioni sanitarie gratuite fino a 300 euro costerà 1,6 miliardi, sempre per il solo 2027. È oltre il quadruplo della misura più importante per i giovani.

Un’altra misura destinata ai lavoratori che hanno meno di 30 anni è la detassazione dei fringe benefit, cioè degli extra (bonus una tantum, welfare aziendale, eccetera) che il datore può dare al proprio dipendente al di fuori dello stipendio ordinario. Finora per i lavoratori con figli a carico c’era una soglia di 2mila euro completamente esente da tasse; per chi aveva meno di 30 anni, invece, l’esenzione era di al massimo mille euro. La legge di bilancio prevede di innalzare anche questa seconda soglia a 2mila euro.

Anche in questo caso si tratta di un’agevolazione piuttosto contenuta, nel concreto, che varrà al massimo duecento euro annui, e in media anche meno, e per il solo 2027. La misura verrà finanziata con appena 16,5 milioni di euro.

Sempre per fare un paragone immediato, il fondo istituito dalla legge di bilancio per finanziare future misure di pensionamento anticipato (verosimilmente per chi abbia almeno 64 anni) vale 850 milioni per ciascuno dei prossimi tre anni. Nel complesso 2,5 miliardi: ma la Lega, cioè lo stesso partito del ministro Giorgetti, chiede ora di innalzare fino a 4 miliardi nel triennio.

Su questo bisognerebbe però tener conto anche del fatto che la riduzione degli aumenti delle pensioni più ricche (aumenti che sono correlati tendenzialmente all’inflazione) farà però risparmiare allo stato almeno 2,6 miliardi di euro nei prossimi tre anni. È una cifra analoga a quella che bisognerà accantonare per il fondo per i prepensionamenti.

La segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola (Roberto Monaldo/LaPresse)

Tuttavia non è del tutto corretto dire che il risparmio legato alla mancata rivalutazione delle pensioni più alte renda ininfluente la maggiore spesa per i prepensionamenti.

Quando si costruisce un bilancio pubblico e si definiscono dei saldi di spesa non c’è una correlazione diretta o necessaria tra alcune maggiori entrate e alcune maggiori uscite, tra alcune minori entrate e alcuni tagli di spesa. Detta in maniera più semplice, il governo avrebbe potuto utilizzare quei 2,6 miliardi di minori spese, cioè di risparmi, per finanziare altre misure che non fossero quelle destinate in ogni caso alle pensioni.

Va poi considerato che un po’ tutti i sindacati, e soprattutto la CISL che è quello più influente sul governo, hanno già chiesto in modo perentorio che il taglio alla rivalutazione delle pensioni venga ridotto: e quindi, alla fine, i risparmi effettivi potrebbero anche essere minori.

In questo ragionamento vale la pena prendere in considerazione anche un’altra misura a cui il governo ha dato grande risalto: la riduzione dal 43 al 33 per cento dell’aliquota Irpef per gli stipendi compresi tra 50 e 55mila euro, con l’impegno, soprattutto da parte di Forza Italia, a estendere quel beneficio fino a 60mila euro. Finora la soglia oltre la quale scattava l’aliquota maggiore, del 43 per cento, era di 50mila euro.

Considerato l’andamento medio dei salari per fasce d’età in Italia, è ragionevole pensare che anche questa misura sia pensata principalmente per chi ha più di 45 anni. Secondo stime preliminari elaborate dal ministero dell’Economia, solo lo 0,7 per cento circa di quei 3,2 milioni di beneficiari della misura ha meno di 30 anni.

C’è poi un’altra misura che prova a offrire una piccola risposta di lungo periodo al problema delle disponibilità economiche dei neomaggiorenni. È il cosiddetto “fondo Valore nuovi nati”. In pratica lo stato si impegna a creare, per ogni nuovo nato, un conto di 100 euro all’INPS, gestito indirettamente dallo stesso ministero dell’Economia tramite Cassa depositi e prestiti, che verrà poi rimpinguato ogni anno con altri 100 euro all’anno fino al compimento dei 18 anni, quando il beneficiario potrà riscattarlo.

Questo fondo sarà istituito per tutti, indipendentemente dal reddito delle famiglie, e potrà essere ulteriormente finanziato con versamenti fatti da famigliari e parenti che godranno di particolari vantaggi fiscali (una detrazione d’imposta del 19 per cento) fino a un massimo di 1.000 euro per ciascun contribuente. La misura avrà un costo crescente, ovviamente, fino a raggiungere un costo a regime stimato di poco meno di 700 milioni di euro nel 2044.

Questa è per certi versi l’unica misura che potrebbe avere una qualche efficacia nel contrastare, in futuro, la cosiddetta fuga dei cervelli. A patto di ritenere, come suggeriscono di fare esponenti del governo, che dal 2044 i giovani che riceveranno quei risparmi possano essere invogliati a non abbandonare l’Italia. Al momento però non è previsto alcun vincolo di spesa per quelle somme: potranno dunque essere utilizzate per qualsiasi finalità e in qualunque parte del mondo.

Ma al di là di questi estemporanei e flebili bonus nella legge di bilancio non c’è nessuna misura che abbia l’obiettivo di rendere più attrattivo e accogliente il mondo del lavoro o della ricerca per i giovani italiani oggi o nel futuro prossimo. Quello di contrastare la “fuga dei cervelli” è un impegno su cui più volte Meloni si è esposta, ma senza mai poter rivendicare misure concrete. Con ogni evidenza, non potrà farlo neppure dopo questa sua ultima legge di bilancio della legislatura.

Alcune misure a favore dei giovani riguardano poi benefici indiretti di cui potranno godere. È prevista un’agevolazione per chi affitta una casa a persone con di meno di 36 anni con un canone concordato, cioè a prezzi contenuti indicati negli accordi definiti anzitutto dai comuni: la cedolare secca, cioè l’imposta che i proprietari di casa accettano di pagare automaticamente, sarà dell’1 per cento invece che del 10 (ma c’è uno sconto al 5 per cento anche per chi affitta a persone più adulte).

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la ministra dell’Università Anna Maria Bernini alla Camera, l’8 marzo 2023 (Mauro Scrobogna/LaPresse)

Nella legge di bilancio ci sono poi diverse misure, riconfermate o leggermente potenziate, che prorogano agevolazioni di vario tipo per i più giovani: bonus per le mamme lavoratrici, agevolazioni per l’ottenimento di un mutuo per l’acquisto della prima casa, un voucher per le spese legate all’asilo nido, un contributo per alcuni studenti delle scuole paritarie, eccetera.

Neppure su scuola e università ci sono investimenti degni di nota. C’è l’impegno importante del governo a finanziare l’installazione di condizionatori e pompe di calore nelle scuole, sfruttando impianti di energia rinnovabile: gli interventi avverranno per lo più grazie all’indebitamento straordinario consentito dall’Unione Europea per investimenti finalizzati alla transizione energetica. Sono interventi destinati a essere realizzati a partire dal 2028.

Dal 2028 al 2030, per l’efficientamento energetico delle scuole sono previsti 650 milioni di euro; altri 130, per il solo 2028, andranno alle università. Ce ne saranno 600, sempre in quel triennio, per gli ospedali. Al contempo la legge di bilancio prevede a partire dal prossimo anno scolastico (2027/2028) una riduzione di circa 5mila posti per gli insegnanti delle scuole e di 2mila posti per il personale ATA (bidelli e collaboratori): sono tagli che si aggiungono a quelli già decisi nella legge di bilancio del 2025 (5.660 insegnanti e 2.174 ATA in meno), giustificati con la riduzione del numero delle classi determinata dalla crisi demografica.