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  • Venerdì 30 ottobre 2026

L’atleta che proverà a vincere una maratona al primo tentativo

Non una maratona qualsiasi: quella di New York; e non un atleta qualsiasi: Andreas Almgren, campione mondiale della mezza maratona

Almgren ai recenti Europei di Birmingham, dove ha vinto l'oro nei 10.000 metri (AP Photo/Morgan Harlow)
Almgren ai recenti Europei di Birmingham, dove ha vinto l'oro nei 10.000 metri (AP Photo/Morgan Harlow)
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Lo svedese Andreas Almgren è uno dei favoriti per vincere la maratona di New York di domenica, pur non avendone mai corsa una.

Almgren ha 31 anni e oltre a non averla mai corsa nemmeno ha mai partecipato alle Olimpiadi. Negli ultimi due anni è stato uno dei migliori mezzofondisti europei e mondiali, e di recente ha battuto due record: quello dei campionati europei nei 10.000 metri e soprattutto quello europeo nella mezza maratona. A settembre, ai Mondiali su strada, ha vinto l’oro nella mezza maratona correndola in 58 minuti e 6 secondi, il decimo miglior tempo di sempre.

Togliere quel mezza e diventare competitivo nella maratona – che si corre su una distanza di 42,195 chilometri – non è un passaggio immediato, ma tra chi arriva dal mezzofondo (le distanze fino ai 10 chilometri) è comune provarci, in genere, con l’avvicinarsi dei trent’anni, o pure dopo. Per il fascino e la storia che ha la maratona, ma anche perché lì girano più soldi, tra premi e sponsor.

Lo sta facendo tra gli altri l’italiano Yeman Crippa, e con ottimi risultati: lo scorso aprile ha vinto la maratona di Parigi, e anche lui se la giocherà a New York. Parlando proprio di Almgren in una recente intervista, Crippa ha detto di essere curioso di vedere il suo debutto e che «uno come lui che corre i 21 chilometri in 58:06 può fare di tutto».

Oltre ai risultati di Almgren nella mezza maratona (già nel 2024, all’esordio, corse in 59:23 quella di Barcellona), a far ben sperare è il modo in cui sta reggendo la preparazione per la maratona, oltre che il percorso di quella di New York.

Intervistato da The Athletic, Almgren ha detto che fare una gran quantità di chilometri in allenamento non è un problema per lui: «Ho molte più difficoltà con gli esercizi come gli sprint e il lavoro ad alta intensità». Nei periodi di maggior sforzo è arrivato a correre 235 chilometri a settimana, ma già lo scorso inverno, quando si allenava per le gare su pista, che non superano i 10 chilometri, correva circa 200 chilometri a settimana. «Per me il passaggio [alla maratona] non sarà così drastico come per molti altri», ha detto.

L’allenatore Jordan Donnelly, una delle persone decisive nei recenti miglioramenti di Almgren, ha detto al sito specializzato Let’s Run che quella dello svedese «è la preparazione più impressionante che abbia mai visto».

Di sicuro lui ci crede

Dopo una carriera giovanile da calciatore, Almgren ottenne i primi risultati sugli 800 metri, vincendo una medaglia di bronzo ai Mondiali Under 20 del 2014. Con il passare del tempo, in quella che lui ha definito «progressione naturale», simile a quella di molti altri mezzofondisti, ha iniziato a correre su distanze sempre più lunghe.

Fino allo scorso anno lavorava ancora come analista dei dati per l’azienda svedese Svexa; anche per via di questo background (ha studiato matematica) nel 2024 Donnelly, da poco nominato capo dell’innovazione nella sezione corsa di Nike, decise di iniziare a lavorare con lui. Ancora oggi Almgren si prepara quasi in autonomia gli allenamenti, confrontandosi però con Donnelly e con le altre persone entrate nel suo staff.

Almgren ha iniziato a vincere tardi: nel 2025 ottenne il bronzo nei 10.000 metri ai Mondiali di Tokyo, ad agosto ha vinto l’oro, sulla stessa distanza, agli Europei di Birmingham. Prima del 2025 il suo problema principale erano stati gli infortuni: motivo per cui non ha mai gareggiato alle Olimpiadi (a quelle di Parigi si ritirò poco prima della batteria dei 5.000 metri).

Lo sprint con cui Almgren ha vinto in rimonta la mezza maratona ai Mondiali di corsa su strada

È abbastanza anomalo che un atleta nato in Europa gareggi per vincere una maratona. Per capirci, il tempo di Almgren nella mezza maratona è l’unico tra i primi cento fatti da un atleta nato fuori dall’Africa; ed era dal 1996, quando vinse Stefano Baldini, che gli atleti africani vincevano l’oro mondiale nella mezza maratona.

L’ultimo nato in Europa a vincere una maratona major, cioè le maratone più importanti al mondo, o una maratona alle Olimpiadi, fu proprio Baldini, nel 2004 ad Atene. L’ultimo a vincere la maratona di New York fu un altro italiano, Giacomo Leone, trent’anni fa.

«È comprensibile che il suo debutto sia il più atteso dai tempi di Mo Farah – e forse lo rimarrà finché non vedremo al via Jakob Ingebrigtsen», ha scritto il sito specializzato Citius Mag, citando un fenomenale mezzofondista che cominciò a fare maratone a 31 anni (come Almgren), e un altro che invece non ha ancora cominciato.

La maratona di New York è un buon inizio per chi arriva dal mezzofondo perché non è una maratona veloce, dato che ha un percorso mosso. Ci sono diversi saliscendi, il vento, i ponti, pochi rettilinei molto lunghi: tutte cose che rallentano chi corre, e che potrebbero rendere la gara tattica, con una iniziale parte di studio, senza che i più forti vadano al massimo.

«Venendo dalla pista, New York mi si addice di più: solitamente la prima metà di gara è piuttosto lenta, per poi diventare sempre più veloce. Nelle corse su strada ho un ottimo spunto finale», ha detto Almgren.

Per Almgren, come per Crippa, l’obiettivo sarà restare nel gruppetto di testa fino agli ultimi chilometri, e poi vedere se ci saranno energie sufficienti per giocarsi la vittoria.

Come per altre prestigiose maratone, arrivare tra i primi cinque a New York vorrebbe dire avere un posto per la prossima maratona olimpica. Almgren ha detto comunque che fino a Los Angeles 2028 continuerà a concentrarsi soprattutto sulla pista; il calendario delle gare, però, potrebbe agevolarlo per tentare entrambe le cose, visto che i 10.000 metri saranno il primo giorno e la maratona l’ultimo, quindi a due settimane di distanza. «Potrebbe essere fattibile la doppietta. Ma se ci proverò, punterò a uno dei due obiettivi; l’altro sarebbe un bonus», ha detto sempre a The Athletic.