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  • Giovedì 29 ottobre 2026

Come Flávio Bolsonaro è riuscito a fuggire dal Brasile

Con un depistaggio e l'aiuto decisivo del governo argentino, che gli ha procurato l'aereo privato con cui è andato negli Stati Uniti

Flávio Bolsonaro all'aeroporto di Miami Opa-Locka, il 28 ottobre
Flávio Bolsonaro all'aeroporto di Miami Opa Locka, il 28 ottobre (AP Photo/Marta Lavandier)
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Lunedì Flávio Bolsonaro, il candidato della destra che aveva appena perso le elezioni presidenziali contro Lula in Brasile, ha fatto alcune riunioni politiche nella capitale Brasília. È andato a visitare il padre Jair Bolsonaro, che è agli arresti domiciliari per il tentato colpo di stato del 2022. Ha caricato sui social un video in cui rifiutava la sconfitta, annunciando ricorsi, e si diceva allibito perché la polizia gli aveva chiesto di consegnare il passaporto. Fin da prima delle elezioni infatti era indagato per corruzione e riciclaggio di denaro: dopo averle perse, era considerato a rischio di fuga. «Non ho mai pensato di lasciare il paese», diceva lui.

Mercoledì Bolsonaro è fuggito negli Stati Uniti insieme alla moglie e alle due figlie, al culmine di un piano rocambolesco che ha incluso depistaggi e ha coinvolto il governo argentino e verosimilmente quello statunitense, entrambi stretti alleati della destra bolsonarista.

Lunedì sera un convoglio di veicoli è stato visto lasciare la casa di Bolsonaro, a Brasília. Le macchine si sono sparpagliate in direzioni diverse e i giornalisti, appostati lì, non sono riusciti a capire se a bordo ci fosse anche Bolsonaro; o su quale auto fosse. Non si sa cos’ha fatto Bolsonaro martedì, quando erano previste altre riunioni del suo Partito Liberale. Al senatore che aveva coordinato la sua campagna elettorale ha detto che doveva «rinfrescarsi le idee», e si sarebbe fatto risentire lui.

Martedì sono iniziate a circolare, dapprima sui media sudamericani, voci secondo cui Bolsonaro aveva lasciato il paese e addirittura era già atterrato in Florida, negli Stati Uniti, accolto dall’amministrazione Trump. In quel momento, in realtà, Bolsonaro era ancora in Brasile. Era un depistaggio, messo in atto da suoi stretti collaboratori per distogliere l’attenzione mentre si preparava a fuggire davvero. C’erano già due aerei privati che lo attendevano all’aeroporto di Puerto Iguazú, la città del lembo più orientale dell’Argentina.

I giornali argentini hanno ricostruito che il piano è stato coordinato da Santiago Caputo, uno dei più fidati collaboratori del presidente ultraliberista Javier Milei. È stato Caputo, che lunedì era arrivato nella zona di Puerto Iguazú su ordine di Milei, a procurare gli aerei privati e ad agevolare le pratiche per la partenza. Tutto questo tenendosi in contatto con Eduardo Bolsonaro, il fratello di Flávio che stava già negli Stati Uniti, sempre per sfuggire alla giustizia brasiliana.

Secondo il governo argentino, Flávio Bolsonaro è entrato in Argentina dal ponte Tancredo Neves, che collega Puerto Iguazú alla città brasiliana di Foz do Iguaçu, alle 22:50 di martedì. Alle 23:52 ha passato i controlli dell’aeroporto utilizzando un passaporto italiano che possiede dal 2023: il Brasile, come detto, gli aveva revocato quello brasiliano e diplomatico.

Il volo per Miami è partito alle 0:21 di mercoledì, ed è atterrato alcune ore dopo. Ha preso una rotta più lunga per evitare lo spazio aereo brasiliano e quindi, in mezzo, è servito uno scalo a Guayaquil, in Ecuador, per fare rifornimento. Peraltro l’aereo era di una compagnia privata implicata in uno dei principali scandali che hanno coinvolto il governo Milei (uno schema di tangenti sui contratti di fornitura dell’ANDIS, l’agenzia che gestiva i programmi sociali per le persone con disabilità).

– Leggi anche: Bolsonaro ha detto di essere «il vero presidente eletto del Brasile»

Ci sono alcune ragioni per prendere con cautela gli orari indicati dal governo argentino: in dubbio non è tanto il fatto che Bolsonaro sia partito da Iguazú, ma quando ci è arrivato.

In un primo momento, infatti, il governo di Milei aveva negato che Bolsonaro fosse entrato nel paese e aveva tutti gli interessi a sviare le informazioni per aiutarlo. Potrebbe darsi, insomma, che Bolsonaro fosse entrato in Argentina prima dell’orario comunicato in seguito, o prima di arrivare all’aeroporto scortato da Caputo.

La zona di Iguazú è turistica e vicina anche al confine col Paraguay. Ogni giorno sul ponte Tancredo Neves passano circa 23mila persone e 8mila auto. I controlli sono piuttosto laschi, e spesso in uscita dal Brasile non vengono proprio fatti.

La polizia brasiliana sta ancora indagando per capire se Bolsonaro sia passato da un posto di blocco. In ogni caso, può darsi che non gli servisse il passaporto visto che tra i paesi del Mercosur (come Brasile e Argentina) vige la libera circolazione. Siccome non era sottoposto a un mandato d’arresto, la polizia brasiliana non poteva neppure monitorare i suoi movimenti: era soggetto “solo” a un divieto di espatrio. Che ha eluso.

Per questo non si sa dove fosse martedì, durante la sua scomparsa, e se fosse nascosto a Foz do Iguaçu, mentre stava aspettando istruzioni dal governo argentino.

Secondo le ricostruzioni dei giornali, oltre a funzionari argentini, l’operazione ha coinvolto un agente della DEA, l’agenzia antinarcotraffico statunitense, e ha avuto l’appoggio del dipartimento di Stato americano. L’amministrazione Trump, che aveva già protetto Jair e ora Eduardo, ha confermato che darà un visto a Flávio. Dopo la fuga lui si è raccontato come un perseguitato politico e come «il vero presidente eletto del Brasile».