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  • Mercoledì 28 ottobre 2026

Youssef Siher è stato scarcerato

Per la giudice non ci sono elementi per giustificare il fermo dell'amministratore del gruppo "Movimento 17 ottobre", né per sostenere la sua colpevolezza

Giornalisti fuori dal carcere milanese di San Vittore per l'interrogatorio di Youssef Siher, Milano, 27 ottobre 2026 (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
Giornalisti fuori dal carcere milanese di San Vittore per l'interrogatorio di Youssef Siher, Milano, 27 ottobre 2026 (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
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Youssef Siher, il 30enne ritenuto amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, è uscito dal carcere San Vittore di Milano intorno alle 16:30. Poche ore prima la giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano Tiziana Landoni non aveva convalidato il fermo, come richiesto dalla procura, e aveva disposto la sua scarcerazione immediata. Secondo la gip non ci sono elementi concreti che giustifichino la misura cautelare e gli elementi raccolti finora non sono sufficienti per indicare gravi indizi di colpevolezza di Siher.

Siher era in carcere da sabato, in una cella singola nella sezione di alta sicurezza: è indagato dalla procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, per via dell’attività svolta sui social in seguito ai disordini del 17 e del 18 ottobre. Resta comunque indagato, ma da libero.

Dopo giorni di polemiche sul fermo di Siher, mercoledì è intervenuta sul caso anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un video pubblicato sui suoi profili social ha definito «vergognosa» la decisione della gip. Meloni ha parlato del Movimento 17 ottobre come della «pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano». Anche il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha insistito su questo concetto, dicendo una cosa falsa: cioè che Siher sarebbe «considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana».

In realtà, come scritto nei provvedimenti della procura, Siher non è ritenuto direttamente responsabile dei disordini e dei saccheggi avvenuti nel fine settimana del 17 e del 18 ottobre a Milano. Per chi indaga Siher avrebbe invece approfittato di quelle proteste per organizzare le manifestazioni di sabato 24 ottobre, che a dire della procura avrebbero avuto come obiettivo organizzare un piano rivoluzionario contro il governo, riunendo e alimentando le proteste iniziate il 17 ottobre.

Il tribunale di Milano ha diffuso un duro comunicato in risposta a queste osservazioni, pur senza fare esplicito riferimento a Meloni o a Tajani. Secondo il tribunale le dichiarazioni rilasciate «sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto».

I pubblici ministeri avevano chiesto la custodia cautelare in carcere per Siher sostenendo che da libero sarebbe potuto scappare e avrebbe potuto commettere di nuovo i reati di cui lo accusano. Gli avvocati difensori Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar avevano invece detto che Siher non aveva commesso nessun reato e andava liberato.

Nell’ordinanza la giudice ha di fatto sconfessato l’intero impianto accusatorio per come era stato presentato finora dai pubblici ministeri. Secondo la gip non ci sono elementi sufficienti che indichino gravi indizi di colpevolezza per nessuno dei tre capi di imputazione formulati dalla procura nei confronti di Siher.

La tesi della procura è questa, in estrema sintesi: Siher avrebbe usato la pagina Instagram e il gruppo Telegram del Movimento 17 ottobre, noto anche con la sigla M1710 e creato la sera del 18 ottobre, per incitare altre persone a commettere reati contro l’ordine pubblico, in linea con quanto accaduto nel fine settimana del 17 e 18 ottobre. Lo avrebbe fatto con i post tuttora visibili su Instagram e poi con i comunicati con cui annunciava le modalità delle manifestazioni su Telegram, tra le varie cose. Per la procura il presunto piano rivoluzionario avrebbe dovuto concretizzarsi il 24 ottobre, quando M1710 aveva inizialmente convocato manifestazioni in otto città. Questo piano avrebbe intimorito gli abitanti di Milano, dove per la paura di nuovi saccheggi molti negozi erano stati chiusi: da qui l’aggravante del terrorismo.

Secondo la gip l’accusa di istigazione non è sostenibile innanzitutto perché da quanto ricostruito finora dall’indagine non emerge un pericolo «concreto» per l’ordine pubblico causato dalle azioni e dai messaggi di Siher, come richiede invece l’articolo 414 del codice penale. Per la giudice frasi come quelle pubblicate su Instagram – «lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove» e «Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame» – e altri messaggi inviati su Telegram sono senz’altro critiche dure e volgari al governo e ai media, ma non contengono indicazioni pratiche e specifiche che potrebbero spingere altre persone ad agire in modo violento e a commettere dei reati.