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  • Lunedì 26 ottobre 2026

L’eccezionale vittoria del movimento degli studenti in Serbia, spiegata

Fino a due anni fa non esisteva, ora ha sconfitto il governo illiberale di Aleksandar Vučić

Ragazzi festeggiano fuori dal parlamento a Belgrado, 26 ottobre 2026 (AP Photo/Armin Durgut)
Ragazzi festeggiano fuori dal parlamento a Belgrado, 26 ottobre 2026 (AP Photo/Armin Durgut)
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Almeno tre elementi hanno contribuito alla vittoria della Lista studentesca (Studentska lista), il movimento degli studenti, alle elezioni parlamentari che si sono tenute domenica in Serbia, e che hanno inflitto una sconfitta netta e per certi versi sorprendente al partito dell’ex presidente Aleksandar Vučić: un’affluenza tra le più alte di sempre; l’appoggio al movimento di diversi importanti partiti di opposizione tradizionali; e una campagna elettorale ben radicata sul territorio, che è riuscita ad arrivare anche nelle aree tendenzialmente fedeli al partito di Vučić, il Partito Progressista Serbo (SNS).

Il risultato delle elezioni è stato eccezionale anche perché fino a poco più di due anni fa il movimento nemmeno esisteva: in pochissimo tempo è riuscito a sconfiggere un partito – quello di Vučić – che nell’ultimo decennio aveva progressivamente preso il controllo di istituzioni e media e governato in modo illiberale limitando le libertà e i diritti, e lasciando pochissimo spazio alle opposizioni.

Il movimento degli studenti nacque nel novembre del 2024 dopo il crollo di una tettoia alla stazione di Novi Sad, nel nord della Serbia. Nell’incidente morirono 16 persone. Gli studenti accusarono il governo di esserne responsabile: la stazione era stata appena ristrutturata, ma per gli studenti i lavori erano stati fatti male per via della corruzione negli appalti pubblici. Bloccarono decine di facoltà, iniziarono enormi manifestazioni antigovernative e organizzarono marce lunghe e spettacolari che portarono migliaia di persone ad attraversare il paese in bicicletta o a piedi.

Una marcia di studenti attraversa un campo nel nord della Serbia, il 31 ottobre 2025 (AP Photo/Armin Durgut)

Il crollo diventò un simbolo dell’insoddisfazione di molti serbi verso Vučić, che ordinò di reprimere le proteste con la forza. Il movimento degli studenti raccolse e catalizzò il sentimento antigovernativo di quelle manifestazioni, e lo trasformò in un movimento politico a cui nel tempo si aggiunsero molti altri pezzi di società civile. Per dire: nelle liste per entrare in parlamento non ci sono studenti, ma gli studenti continuano a coordinare il movimento: si chiamano infatti proprio Studentska lista (Lista studentesca).

Nel corso degli ultimi due anni il movimento ha attuato una strategia pensata per evitare la censura di Vučić: per esempio ha scelto di rimanere senza un leader, di modo che i media e soprattutto i tabloid controllati dal governo non potessero avviare una campagna di diffamazione e insulti contro il leader. Le liste dei candidati sono state approvate nelle assemblee universitarie degli studenti, così come il programma elettorale, che insiste molto soprattutto sulla lotta alla corruzione e sulla trasparenza.

Il movimento degli studenti si è sempre definito apartitico, e questa ambiguità lo ha in parte aiutato a raccogliere un voto trasversale, sia tra gli elettori di destra che tra quelli di sinistra: un voto che ha avuto come obiettivo comune cacciare Vučić.

Il movimento si è anche appigliato a istanze nazionaliste e per certi versi filorusse che in Serbia sono largamente condivise. Per esempio si è opposto alle sanzioni alla Russia, a cui il governo serbo è il solo in Europa a non aderire. Anche il gesto che si è visto ovunque durante le manifestazioni degli ultimi due anni, il tre fatto con le dita della mano, rimanda al nazionalismo serbo militante.

Un poster rovinato con il volto di Aleksandar Vučić, 25 ottobre 2026 (AP Photo/Armin Durgut)

La trasversalità del movimento si è potuta notare anche dal tipo di partiti dell’opposizione che lo hanno appoggiato, alcuni dei quali hanno rinunciato a presentare una lista propria per sostenere la Lista studentesca: ci sono i Verdi e i Socialdemocratici, tradizionalmente collocabili a sinistra nello spettro politico, ma anche partiti di centro e persino conservatori di destra, come Dveri, un partito nazionalista e ortodosso.

Il tentativo di capitalizzare sul sentimento trasversale anti-Vučić ha dato ottimi risultati in termini di affluenza: domenica è andato a votare quasi il 70 per cento degli aventi diritto (escluso il voto dall’estero), il dato più alto dal 1992. Non c’è ancora un dato ufficiale sull’affluenza dall’estero, ma le code che si sono formate davanti alle ambasciate e ai consolati hanno mostrato una partecipazione ampia.

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