• Libri
  • Sabato 24 ottobre 2026

Il misterioso e venerato Thomas Pynchon

Dopo 12 anni è uscito un nuovo libro dell'ammirato scrittore statunitense, che non si è mai fatto intervistare né fotografare

La raffigurazione di Thomas Pynchon nei Simpson, col famoso sacchetto in testa
La raffigurazione di Thomas Pynchon nei Simpson, col famoso sacchetto in testa
Caricamento player

Le occasioni in cui lo scrittore statunitense Thomas Pynchon si è fatto vedere in pubblico sono così poche che l’immagine più diffusa che si ha di lui è quella di un uomo con un sacchetto di carta in testa. È il modo in cui è stato raffigurato nei Simpson, serie animata in cui è apparso in qualche occasione, sempre in situazioni che enfatizzavano il suo riserbo e la sua insofferenza nei confronti di critici letterari e giornalisti troppo curiosi. Per molti decenni sono circolate soltanto due fotografie di Pynchon, entrambe risalenti all’adolescenza: quella dell’annuario scolastico del 1953 e un’altra scattata due anni dopo, durante il periodo di servizio nella marina statunitense.

Questa estrema riservatezza è parte del fascino dello scrittore, che da più di sessant’anni ha uno status letterario pari a pochi altri nella narrativa statunitense e non solo. I romanzi di Pynchon hanno sempre ambizioni massimaliste e colte, sia nell’intenzione che nell’esecuzione, e vengono accolti puntualmente con enorme entusiasmo nel mondo editoriale. In più di sessant’anni di attività ne ha scritti solo nove: l’ultimo, Il caso ombra, è stato pubblicato in Italia martedì, a dodici anni dal precedente, La cresta dell’onda.

Pynchon ha 89 anni ed è uno dei più importanti interpreti del cosiddetto “postmodernismo”, quel filone di letteratura sperimentale che si sviluppò a partire dagli anni Sessanta negli Stati Uniti e in cui vengono incasellati autori con sensibilità, stili e influenze talvolta molto diverse, come William S. Burroughs, Don DeLillo, John Barth e David Foster Wallace. Da ormai molti anni viene indicato come un possibile vincitore del Nobel per la Letteratura.

Cominciò a dedicarsi alla narrativa negli anni Cinquanta, mentre studiava ingegneria nello stato di New York. In quel periodo scrisse racconti di fantascienza accomunati da una certa riluttanza per lo sviluppo incontrollato della tecnologia: un esempio è Minstrel Island, commedia teatrale ambientata in un’immaginaria tecnocrazia dominata dalla società informatica IBM.

Fin dai suoi esordi Pynchon si distinse per uno stile di scrittura complesso, frammentario e psichedelico, non così immediato da seguire. Scrive periodi molto lunghi, che possono estendersi anche per diverse pagine, e abbonda in digressioni teoriche sugli argomenti più disparati: matematica, entropia, balistica, occultismo e termodinamica, per citarne alcuni.

La vera ossessione di Pynchon sono però le cospirazioni e le teorie del complotto, di cui è un profondo conoscitore e che fanno da sfondo a tutte le sue storie.

In molti casi i protagonisti sono uomini nevrotici e disfunzionali, spesso dipendenti da un qualche tipo di sostanza psicotropa, che si trovano a fare i conti con poteri occulti e sovversivi di cui non immaginavano neppure l’esistenza. Hanno trame intricate e labirintiche che possono rendere la lettura decisamente impegnativa, ma sono inframezzate da molti momenti disimpegnati e spassosi.

I romanzi di Pynchon partono tutti dagli spunti tipici di generi letterari popolari come il thriller o la fantascienza, ma poi li sovvertono per prendere strade più autonome e sperimentali. Fece un’operazione simile con L’incanto del lotto 49 (1966), una sorta di legal drama; con L’arcobaleno della gravità (1973), forse il romanzo più importante e apprezzato di Pynchon, che è un po’ un libro di fantascienza e un po’ un romanzo storico; e con Mason & Dixon (1997), una specie di finta biografia dei due tecnici che nel Settecento tracciarono il confine tra le colonie britanniche del Maryland e della Pennsylvania.

Per via dei molti livelli di lettura che contengono e delle loro trame frastagliate e piene di flashback, trasporre i romanzi di Pynchon al cinema non è un’impresa facile. Il regista che ci è riuscito meglio è Paul Thomas Anderson, uno dei più noti estimatori dei libri di Pynchon, che a marzo vinse sei Oscar con Una battaglia dopo l’altra, film liberamente ispirato a Vineland, il quarto romanzo di Pynchon uscito nel 1990, la cui trama è stata adattata in chiave contemporanea.

Già prima di Una battaglia dopo l’altra Anderson aveva diretto Vizio di forma (2014), adattamento dell’omonimo romanzo pubblicato da Pynchon nel 2009. Nel 2001 invece il tedesco Robert Bramkamp aveva diretto Prüfstand VII, film liberamente ispirato a L’arcobaleno della gravità. I fanatici di Pynchon che conoscevano già l’opera originale lo apprezzarono molto, ma non è mai stato doppiato ed è rimasto un film di ultranicchia.

Le informazioni sul conto di Pynchon sono pochissime, perché è molto diffidente nei confronti della stampa e non ha mai dato interviste. Negli anni Settanta cominciarono a circolare alcune strampalate teorie sulla sua identità, tra cui una che ipotizzava che fosse in realtà uno pseudonimo di J. D. Salinger, l’autore di Il giovane Holden, che come Pynchon tendeva a starsene in disparte. Qualcuno ipotizzò anche che, per far perdere le sue tracce, Pynchon alternasse in continuazione la sua residenza tra il Messico e la California.

In realtà sappiamo che dalla fine degli anni Ottanta Pynchon vive stabilmente a New York insieme alla moglie, l’agente letteraria Melanie Jackson. Nel 1997, poco prima della pubblicazione di Mason & Dixon, una troupe della CNN riuscì a filmarlo per le strade di Manhattan, vicino a casa sua. Pynchon telefonò all’emittente furioso, chiedendo che la sua identità non venisse rivelata, e fu accontentato.

Qualche anno dopo però uno spezzone di quella ripresa fu caricato su YouTube. Il 6 novembre 2018 Pynchon fu fotografato vicino al suo appartamento nell’Upper West Side, mentre andava a votare per le elezioni presidenziali insieme al figlio. La foto fu pubblicata dal National Enquirer.

Nel 2003 Pynchon accettò per la prima volta di doppiare sé stesso in una puntata dei Simpson, serie di cui è molto appassionato. Apparve nell’episodio Incertezze di una casalinga arrabbiata, mandato in onda in Italia il 25 febbraio 2005, con il famoso sacchetto in testa.

Nel 2014 il produttore dei Simpson Matt Selman pubblicò una foto della sceneggiatura che Pynchon aveva modificato e inviato via fax al suo staff. Nella versione originale lo scrittore avrebbe dovuto rivolgersi maleducatamente al protagonista della serie Homer Simpson, chiamandolo «ciccione». Pynchon però eliminò quella battuta, accompagnando la modifica con una giustificazione: «Scusate, ragazzi. Homer è il mio modello di vita e non posso parlare male di lui». Lo scrittore apparve poi in altre due puntate.

– Leggi anche: Come lavorano scrittrici e scrittori a un testo che diventerà un libro