Nei media ora si punta tutto sui videopodcast

Su YouTube funzionano benissimo da anni, e ora se ne sono accorti anche Sky, Spotify e Amazon, tra gli altri

Gianluca Gazzoli ed Elisa De Marco in una puntata del podcast Passa dal BSMT (canale YouTube di Passa dal BSMT)
Gianluca Gazzoli ed Elisa De Marco in una puntata del podcast Passa dal BSMT (canale YouTube di Passa dal BSMT)
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Martedì Sky Italia ha annunciato Voices, un nuovo canale dedicato solo ai videopodcast, cioè programmi pensati come podcast che però vengono anche ripresi in video. Sky è la prima piattaforma televisiva in Italia a puntare con tanta convinzione su questo tipo di prodotti, ma ci sono altre società di media che hanno mostrato di voler andare in questa direzione.

In Italia l’offerta di videopodcast è già ampia perché tra giornalisti, speaker radiofonici, creator e influencer il successo di questi contenuti su YouTube è diventato molto chiaro già qualche anno fa. Secondo i dati di Spotify l’Italia è il sesto paese al mondo per consumo di videopodcast: nell’ultimo anno le ore di visione sarebbero raddoppiate, e aumentate molto le persone che decidono di guardarli.

Il successo di pubblico del formato dei videopodcast è apparso evidente quando YouTube è diventata la prima piattaforma per la fruizione di podcast, superando Spotify. Negli Stati Uniti questo passaggio è avvenuto nel 2024 e l’anno scorso sono usciti dati che mostrano lo stesso anche in Italia. Spotify aveva cominciato a offrire alcuni podcast anche in formato video nel 2020, con una gradualità che l’aveva però penalizzata nel confronto con YouTube, che nasce invece come piattaforma di video. Inoltre per i creator YouTube è sempre stata più remunerativa.

Solo di recente Spotify ha cominciato a puntare molto sui videopodcast, anche in Italia. Lunedì, all’evento annuale in cui presenta le sue novità a creator e producer, ha insistito moltissimo su questo tipo di prodotti e ha annunciato un programma – già presentato l’anno scorso negli Stati Uniti – per far guadagnare di più i creator che pubblicano videopodcast sulla piattaforma.

Nell’ultimo anno Chora&Will Media, una delle società italiane più importanti nella produzione di podcast, ha trasformato in video 2 terzi della sua produzione podcast. L’amministratore delegato Riccardo Haupt racconta che «questa decisione è stata presa dopo che il podcast quotidiano The Essential è passato alla versione video a settembre dello scorso anno, registrando il doppio degli ascolti».

Per il lancio del suo nuovo canale, Sky ha deciso di puntare su podcast di conduttori già molto noti. Oltre alle sue produzioni originali (come Un avvertimento prima di iniziare di Pablo Trincia), trasmetterà anche videopodcast prodotti da altre società come One More Time di Luca Casadei (prodotto da OnePodcast), Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli (autoprodotto) o il Poretcast dell’attore e comico Giacomo Poretti (prodotto da Corax). Si tratta in tutti i casi di podcast di interviste condotti da personaggi famosi e con un pubblico consolidato, che rimarranno comunque anche su YouTube e Spotify.

Anche le piattaforme di streaming stanno mostrando di voler puntare su questa fetta di mercato in Italia, che rientra peraltro in un più generale interesse per un’offerta più simile a quella di certi programmi televisivi pensati per essere guardati anche in modo distratto.

A inizio ottobre Amazon ha lanciato Tintoria Prime, una collaborazione con il podcast comico di interviste Tintoria che i creatori e conduttori Daniele Tinti e Stefano Rapone pubblicano su YouTube dal 2018. Saranno quattro puntate che usciranno una volta al mese solo su Prime Video. Inoltre ora sulla piattaforma si possono guardare 50 episodi dell’archivio del podcast su YouTube.

Negli Stati Uniti Amazon si era già mossa in questa direzione. Quest’anno ha fatto un accordo con Harpo Entertainment, la società della conduttrice americana Oprah Winfrey, per distribuire il suo videopodcast, che rimarrà però disponibile anche sulle altre piattaforme di podcast e su YouTube. Nel 2024 aveva firmato un accordo simile con New Heights, il podcast sportivo condotto da Travis e Jason Kelce, che da allora è distribuito anche su Prime Video. In più il merchandising del podcast è venduto su Amazon.

In Italia Netflix non ha per ora annunciato esperimenti simili, ma negli Stati Uniti l’anno scorso aveva creato una partnership con Spotify per distribuire 16 podcast prodotti da Spotify Studios e The Ringer, il sito di podcast fondato dal commentatore sportivo Bill Simmons e comprato da Spotify nel 2020.

Questo accordo è significativo perché Netflix ha vietato a Spotify di trasmettere per intero questi podcast su YouTube, che è il suo più grande rivale nello streaming di contenuti video.

Per le società che producono podcast passare al video può avere diversi vantaggi, anche se in molti casi è più costoso rispetto alla produzione audio.

Innanzitutto, i video si prestano meglio a essere promossi sui social, perché possono essere tagliuzzati in clip più brevi adatte a Instagram e TikTok. Secondo il New York Magazine è stato anche grazie alla diffusione di TikTok e in generale dei video brevi che i videopodcast hanno avuto così grande successo. I podcast senza video sono sempre stati prodotti difficili da promuovere sui social.

Inoltre, i video danno opportunità commerciali superiori all’audio, per esempio «l’inserimento di spot visivi o di product placement come i vestiti o gli oggetti usati dai podcaster durante le puntate», dice Haupt di Chora&Will Media.

I media tradizionali italiani sono ancora lontani da questo mercato, anche perché hanno cominciato relativamente tardi a produrre podcast. Il gruppo che possiede Repubblica, GEDI, lo fa tramite OnePodcast, una società dedicata esclusivamente alla produzione di podcast che negli ultimi anni ha cominciato a produrre diversi videopodcast tra cui appunto One More Time, e Delitti Invisibili di Elisa De Marco, nota per il videopodcast di YouTube Elisa True Crime.

In altri paesi, soprattutto gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, i videopodcast sono diventati un formato molto usato dai giornali. Il New York Times ne produce alcuni molto seguiti come The Interview o Popcast. Anche il giornale francese Le Monde pubblica diversi videopodcast e lo stesso fa l’inglese Guardian.

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