Le proteste degli autotrasportatori stanno colpendo anche l’Università di Napoli
Alla Federico II tutte le lezioni in presenza sono state spostate online fino a data da destinarsi
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L’Università Federico II di Napoli ha comunicato che a partire da giovedì 22 ottobre tutte le lezioni verranno spostate online fino a data da destinarsi: dipende dalla mancanza di carburante provocata dalle proteste di autotrasportatori e agricoltori, che sono cominciate in Puglia all’inizio di ottobre ma che da una settimana si sono allargate a tutto il Sud.
L’università, che ha più di 80mila iscritti ed è una delle più grandi d’Italia, ha detto che la decisione è stata presa per non penalizzare gli studenti «impossibilitati a raggiungere le sedi universitarie a causa delle difficoltà negli spostamenti» e per limitare anche i disagi del personale. Ha aggiunto che gli esami già in programma potranno svolgersi comunque in presenza, qualora le condizioni lo consentano, e che le attività didattiche che devono essere necessariamente svolte in sede, come i laboratori, verranno riviste caso per caso.
Da diversi giorni anche in Campania è iniziato a scarseggiare il carburante in molti distributori, davanti ai quali si sono create lunghe code, e stanno aumentando le segnalazioni di scaffali vuoti nei supermercati. Nelle regioni coinvolte le motivazioni dietro alle proteste sono leggermente diverse, ma sono accomunate dalla frustrazione per l’aumento del costo del carburante, che gli agricoltori e gli autotrasportatori contestano con presìdi spontanei e blocchi stradali ai caselli delle autostrade, sulle tangenziali e lungo altre strade principali.
Mercoledì il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha chiesto al governo di anticipare il confronto fra il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e le organizzazioni di rappresentanza degli autotrasportatori delle loro regioni, previsto per il 27 ottobre. In una nota congiunta con il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha detto che «occorre accelerare concretamente la risoluzione della vertenza […] perché rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti».
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