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  • Mercoledì 21 ottobre 2026

Il governo albanese ha scelto la linea dura contro gli studenti

Accusandoli di essere manovrati da Russia e Iran e reprimendoli con la violenza: le proteste però non si sono fermate

Una donna urla contro alcuni poliziotti in assetto antisommossa durante una protesta a Tirana, il 20 ottobre 2026 (AP/Boris Grdanoski)
Una donna urla contro alcuni poliziotti in assetto antisommossa durante una protesta a Tirana, il 20 ottobre 2026 (AP/Boris Grdanoski)
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Da una settimana a Tirana e in diverse altre città albanesi ci sono disordini e scontri tra la polizia e gli studenti che manifestano contro il governo del primo ministro socialista Edi Rama, accusandolo di corruzione e chiedendone le dimissioni.

Come quelle in Francia e in Italia, le proteste si sono concentrate sui costi troppo alti dell’istruzione e sulle strutture inadeguate di scuole e università. A differenza di questi paesi però in Albania il governo è da mesi obiettivo di grosse proteste, ma per una questione completamente diversa: si manifestava contro il progetto del governo di permettere a un’azienda legata al genero del presidente statunitense Donald Trump di costruire un resort di lusso in un’area protetta (avevamo raccontato estesamente la questione qui).

Non si sa se i due movimenti siano collegati tra loro, visto che i disordini degli ultimi giorni sono stati organizzati attraverso chat e gruppi online, in una maniera che è sembrata spontanea e improvvisata.

Finora il governo albanese è stato molto duro nel reprimere le proteste.

Il primo ministro Rama si è offerto di discutere di come abbassare i costi dell’istruzione ma ha anche tenuto un atteggiamento sprezzante nei confronti dei manifestanti. Martedì ha detto che tra gli studenti ci sono «persone radicalizzate» e che sta valutando di abbassare l’età della responsabilità penale (oggi in Albania è di 14 anni per i reati più gravi e di 16 per quelli minori: Rama non ha detto a quanto vorrebbe abbassarla). In precedenza aveva anche minacciato di togliere le borse di studio agli studenti che attaccano la polizia.

Rama ha tentato di screditare le proteste sostenendo – senza prove – che siano parte di un complotto fatto dalla Russia e dall’Iran per far cadere il governo, e impedire che porti avanti le riforme per fare entrare l’Albania nell’Unione Europea. L’Albania è un paese candidato dal 2014.

Dopo che martedì e mercoledì scorsi i manifestanti avevano attaccato diversi palazzi governativi nella capitale Tirana, le proteste sono andate avanti ogni giorno, estendendosi anche a città come Scutari, Korça, Durazzo e Valona.

I disordini più gravi sono avvenuti comunque a Tirana, dove i manifestanti hanno attaccato le sedi di diverse istituzioni e forze politiche, tra cui quella del Partito Socialista di Rama, banche e uffici privati, e in alcuni casi hanno saccheggiato negozi del centro. Hanno anche lanciato molotov e pietre contro la polizia e dato fuoco a un commissariato.

Scontri tra la polizia e i manifestanti davanti alla sede del governo, a Tirana, il 17 ottobre

La polizia ha represso con violenza le proteste, usando gas lacrimogeni e idranti. In alcuni casi ha sparato contro i manifestanti usando proiettili di gomma, una possibilità che la legge albanese consente in casi particolarmente gravi. Ci sono state denunce di violenze e di eccessi da parte degli agenti. Online sono circolati video che mostrano poliziotti che picchiano i manifestanti dopo che erano già in loro custodia ed erano inoffensivi.

Ci sono state testimonianze di passanti aggrediti dalla polizia anche se non stavano facendo nulla, e di giornalisti attaccati mentre seguivano le proteste. Cinque poliziotti sono stati sospesi dopo che è circolato un video molto crudo in cui si vedeva un ragazzo con una gamba rotta trascinato via di peso.

Un video che mostra alcuni casi in cui la polizia ha picchiato dei manifestanti

Secondo le autorità fino al 19 ottobre almeno 310 persone erano state ferite: tra queste 191 sono agenti, 88 manifestanti e 31 passanti. È probabile che siano molte di più, specialmente tra i manifestanti. L’Avvocato del popolo, un organo indipendente che si occupa di investigare sulle violazioni dei diritti umani, ha aperto un’indagine per valutare se l’uso della forza da parte della polizia sia stato adeguato. Il governo comunque ha sostenuto gli agenti, e Rama ha promesso un bonus di 2.500 euro a quelli impiegati nelle proteste.