Il reddito di merito della Calabria sta costando più del previsto
La regione dà fino a mille euro al mese agli studenti che hanno voti alti: serviranno 5 milioni in più e forse non basteranno
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Nella prima settimana di novembre la regione Calabria inizierà a pagare i primi redditi di merito, fino a mille euro al mese dati agli studenti meritevoli per convincerli a rimanere nelle università della regione. È il concetto di “meritevoli” a creare qualche problema: i requisiti per esserlo sono così laschi che le domande sono state tantissime e la regione è stata costretta ad aggiungere altri 5 milioni di euro ai 15 previsti inizialmente.
Il reddito di merito è un’idea del presidente Roberto Occhiuto, una promessa fatta durante la campagna elettorale di un anno fa, quando vinse le elezioni regionali per la seconda volta. Allora disse che il reddito di merito avrebbe permesso di «trattenere i nostri talenti nella nostra terra». All’inizio doveva riguardare soltanto le matricole, ovvero gli studenti che si iscrivono all’università dopo le scuole superiori, poi è stato esteso a tutti gli iscritti.
Può chiederlo chi è iscritto a una delle tre università statali della Calabria: l’università Magna Graecia di Catanzaro, l’università della Calabria di Rende e l’università Mediterranea di Reggio Calabria, in totale circa 40mila studenti. Chi le frequenta già deve avere almeno la media del 27 e non aver saltato esami. Con una media dal 27 si ha diritto a 500 euro al mese, tra il 28 e il 28,9 il reddito mensile sale a 750 euro e dal 29 di media si arriva a mille euro al mese, fino a 12mila euro all’anno. Il controllo della media viene fatto ogni sei mesi, ad aprile per gli esami della sessione invernale, e poi a ottobre.
Chi invece si iscrive al primo anno dopo aver superato l’esame di maturità ha diritto al reddito se ha preso almeno 95 e se al test d’ingresso alla facoltà rientra nel 10 per cento con i risultati migliori: in questo caso vengono dati mille euro al mese per dodici mesi, in totale sempre 12mila euro all’anno. Al contrario di molti altri incentivi per gli studenti, come le borse di studio, per avere il reddito di merito non serve presentare l’ISEE, l’indicatore che misura la situazione economica delle famiglie, quindi può chiederlo anche chi non ha problemi economici.
Già in aprile, quando la misura fu approvata, i sindacati avevano criticato la scelta di prevedere requisiti di accesso molto bassi. Uno, in particolare, è considerato poco indicativo del merito: il voto dell’esame di maturità.
Da anni infatti la Calabria è la regione con la quota più alta di studenti che si diplomano con voti molto alti. Alla maturità di quest’anno il 15,9 per cento dei diplomati calabresi ha preso 100 o 100 e lode, quasi il doppio della media nazionale (8,2 per cento). Se si osservano i dati diffusi dal ministero, quest’anno i 100 e i 100 e lode dati in Calabria sono in linea con lo scorso anno, ma i sindacati hanno segnalato un aumento sospetto dei voti alti in diversi licei, anche se è difficile dire se sia effettivamente legato al reddito di merito.
Un’altra obiezione riguarda la scelta dei corsi, perché il requisito della media può spingere gli studenti verso facoltà in cui è più facile avere voti alti, a scapito di quelle scientifiche e tecniche. Durante le discussioni per l’approvazione, gli stessi sindacati avevano evidenziato il rischio di trovarsi con moltissime domande e non abbastanza soldi per rispondere a tutti.
Un portavoce della regione ha spiegato al Post che i 15 milioni di stanziamento iniziale sono stati calcolati sulla base dei voti medi degli anni scorsi forniti dalle università e che comunque non è un problema se l’adesione è alta, anzi l’arrivo di così tante richieste dimostra che il reddito di merito è stato un successo. In ogni caso, la regione fa sapere che stanzierà i soldi necessari per dare il contributo a tutte le persone che ne hanno diritto, senza escludere nessuno. Siccome i contributi sono legati all’andamento dei voti, è possibile che la platea si allarghi o diminuisca nel corso dell’anno, quindi soltanto l’estate prossima sarà possibile farsi un’idea più precisa dei costi complessivi.
Secondo Alfonso Marcuzzo, il segretario regionale della Flc Cgil (la federazione dei lavoratori della conoscenza), oltre ai requisiti laschi ci sono anche altri problemi, perché le regole penalizzerebbero paradossalmente chi non si può permettere l’università. «Chi frequenta da lavoratore ha meno tempo per studiare e rischia sia di saltare gli esami sia di avere una media più bassa», dice Marcuzzo. «Apprezziamo che si diano dei soldi ai giovani, ma il problema è il metodo: non si può premiare chi è già bravo perché ha più tempo per studiare».
I sindacati hanno criticato il reddito di merito anche perché non evita quella che viene spesso chiamata “fuga dei cervelli”, ovvero l’emigrazione di giovani laureati in altre regioni o all’estero. Chi riceve i soldi durante gli anni dell’università infatti non è tenuto a restare in Calabria dopo aver preso la laurea. Occhiuto ha detto che non serve mettere ulteriori regole, perché chi studia in Calabria nella grande maggioranza dei casi poi resta a vivere e lavorare. Ha però riconosciuto che bisogna creare «sempre più opportunità di lavoro» nella regione, che ha una disoccupazione giovanile tra le più alte d’Europa.



