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  • Lunedì 19 ottobre 2026

Bolsonaro e Lula non se le sono mandate a dire

Nel primo dibattito tv dei due candidati alla presidenza del Brasile ci sono stati attacchi reciproci, insulti e trovate sceniche

Flávio Bolsonaro e Lula durante il dibattito televisivo del 18 ottobre
Flávio Bolsonaro e Lula durante il dibattito televisivo del 18 ottobre (EPA/SEBASTIAO MOREIRA)
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Flávio Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva si sono rivolti attacchi personali e provocazioni nel primo dibattito televisivo della campagna per le presidenziali in Brasile. Bolsonaro, candidato della destra e figlio dell’ex presidente Jair, ha vinto il primo turno e secondo i sondaggi è in vantaggio per il ballottaggio del 25 ottobre; Lula, presidente uscente di sinistra, è indietro ma negli ultimi giorni ha recuperato.

Fin dall’inizio del dibattito Bolsonaro ha cercato di irritare Lula: per esempio camminandogli dietro le spalle quand’era il suo turno di parola. Lula ci ha messo un po’ a reagire, ma poi non si è sottratto. Il dibattito è diventato caotico e ci sono stati vari momenti notevoli.

Lula ha detto che non voleva stare vicino a un «uomo delle milizie», alludendo ai legami di Bolsonaro coi gruppi armati formati da ex poliziotti (chiamati appunto milizie) a Rio de Janeiro, dove ci sono grossi problemi di sicurezza e crimine organizzato.

Bolsonaro gli ha risposto rallegrandosi di non avere con sé il portafoglio, così Lula non poteva rubarglielo: cioè dandogli del delinquente e ricordando implicitamente che Lula è stato un anno e mezzo in carcere per condanne per corruzione poi annullate.

Per screditarlo, Bolsonaro ha sostenuto con un dato impreciso che Lula abbia preso moltissimi voti nelle prigioni. Lula ha avuto la prontezza di replicare che voleva tutti i voti dei carcerati, «incluso quello di tuo padre Jair Bolsonaro».

Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni per il tentato colpo di stato del 2022 e li sta scontando agli arresti domiciliari. «Vota per me, Bolsonaro, conosci tuo figlio e sai che sono migliore di lui».

Ci sono state accuse reciproche di corruzione. Con una trovata scenica, Bolsonaro ha mostrato il palmo della mano su cui aveva evidenziato le lettere PT nella parola portoghese per corrotto: PT è la sigla del partito di Lula e Bolsonaro se n’è uscito che «non puoi scrivere corrotto senza PT».

Lula gli ha rinfacciato di volersi sottrarre alla giustizia per le implicazioni nell’enorme frode bancaria di Banco Master, che hanno a che fare col film agiografico sul padre che Bolsonaro s’era fatto finanziare dall’ex presidente della banca.

Lula ha incalzato con efficacia Bolsonaro sul programma economico, per esempio chiedendogli se volesse mantenere l’accorciamento della settimana lavorativa a cinque giorni, che è stato una rara vittoria parlamentare dell’attuale presidente. Bolsonaro è stato evasivo e alla fine ha detto di sì, in modo poco convincente.

Lula lo ha assimilato al presidente argentino ultraliberista Javier Milei, alleato di Bolsonaro: «Gli hai già chiesto in prestito la motosega?», ha detto alludendo alla motosega che Milei mostrava durante la sua campagna elettorale per indicare i tagli che avrebbe voluto fare alla spesa pubblica (e che poi ha fatto).

– Leggi anche: Il bolsonarismo è lì per restare

Lula ha anche accusato la famiglia Bolsonaro di avere fatto pressioni sull’amministrazione Trump per imporre dazi al Brasile nel tentativo di condizionare il processo di Jair.

In altri momenti, e anche durante l’appello finale al voto, Lula si è dilungato in spiegazioni tecniche dei suoi risultati economici. Bolsonaro ha schivato diverse domande che Lula aveva provato a porgli in modo diretto, per concentrarsi sugli attacchi. Il 23 ottobre ci sarà un secondo dibattito televisivo, a ridosso del voto.