In Serbia i tabloid fanno il lavoro sporco per il governo
L’ex presidente Vučić li ha usati per dominare la politica nell’ultimo decennio, sta succedendo anche in vista del voto del 25 ottobre
di Rodolfo Toè
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Uno degli strumenti più efficaci con cui l’ex presidente Aleksandar Vučić è riuscito a dominare la politica della Serbia per più di 10 anni sono i tabloid, giornali dozzinali che in Serbia sono anche zeppi di propaganda. Il governo li usa per aumentare il consenso e diffamare gli oppositori, alimentare un’atmosfera di odio nei loro confronti e renderli più deboli e isolati. Sta succedendo anche in vista delle prossime elezioni, previste per il 25 ottobre.
Vučić governa dal 2014 in modo illiberale e da molti anni è il politico più potente e influente della Serbia. È conservatore e nazionalista e fa parte del Partito Progressista Serbo, di destra. A fine settembre si è dimesso da presidente della Repubblica per poter diventare primo ministro dopo le prossime elezioni: è stata una mossa di facciata, perché di fatto continua a controllare le istituzioni.
I principali tabloid sono Informer, Kurir, Alo!, Blic, Srpski Telegraf. Costano poco, attorno ai 100 dinari (circa 80 centesimi di euro), e anche per questo hanno una diffusione enorme. Tre di questi (Informer, Kurir e Blic) hanno anche una propria televisione. Il governo non è il proprietario, ma riesce comunque a influenzarli, assegnando loro bandi pubblici o tramite sussidi e pubblicità. I loro principali inserzionisti infatti sono spesso grandi aziende pubbliche, come Telekom Srbija o la Lotteria di Stato. In altri casi i proprietari sono imprenditori vicini al governo.
I tabloid hanno uno stile molto aggressivo: non si fanno problemi a usare insulti ed espressioni volgari. Hanno posizioni nazionaliste e riprendono spessissimo la propaganda russa. La loro influenza è così grande che in Serbia esiste una parola specifica: tabloidizacija, “tabloidizzazione”. Si riferisce al modo in cui il dibattito pubblico e la politica si sono degradati per colpa loro.

Una donna legge un giornale a una fermata del bus davanti a un muro dipinto con i colori della bandiera serba, a Belgrado (AP/Darko Vojinovic)
Governo e tabloid lavorano in sincrono: quando il governo non vede di buon occhio una persona o un’organizzazione, i tabloid si accaniscono contro di loro. È successo anche con il movimento degli studenti, che negli ultimi due anni ha organizzato proteste enormi contro il governo e adesso ha presentato una lista con cui sfiderà Vučić alle elezioni.
Questo è anche il motivo per cui, fin dall’inizio, gli studenti hanno scelto di non avere leader: per non esporsi troppo ed evitare, per l’appunto, di vedere le loro facce sui tabloid, o peggio.

La prima pagina di Informer, uno dei tabloid più noti, il 15 ottobre 2026. Tra le varie notizie c’è la notizia falsa che gli studenti riconoscerebbero l’indipendenza del Kosovo se venissero eletti. La stragrande maggioranza dei serbi e dei partiti considera il Kosovo parte della Serbia e la questione è sentitissima: Informer chiama il Kosovo “la falsa creazione albanese”, solo che non dice albanska, ma šiptarska, utilizzando un insulto razzista. La popolazione del Kosovo è a grandissima maggioranza albanese.
Gli attacchi possono essere pesanti. Nell’agosto del 2025 una studente, Nikolina Sinđelić, denunciò di avere subìto abusi e minacce di stupro dalla polizia mentre era trattenuta in un palazzo del governo. Pochi giorni dopo un’ex funzionaria del ministero dell’Interno diffuse sui social alcune foto intime della ragazza per screditarla, e il direttore di Informer Dragan Vučićević le mostrò in diretta televisiva, commentandole con gli ospiti.
Diffondere immagini private senza consenso è un crimine anche in Serbia: a Vučićević però non è successo nulla.
Altro caso tipico: quello della direttrice della facoltà di filosofia della città di Niš, Natalija Jovanović, che fu tra i primi docenti a schierarsi apertamente con gli studenti. Il governo la attaccò per mesi e i tabloid la accusarono di fomentare rivolte e disordini, invocando rappresaglie contro di lei. Il 28 marzo venne accoltellata e ferita da una donna di 69 anni, che poi ha ammesso di essere stata influenzata dalla propaganda di Informer.
Un’altra cosa che i tabloid fanno regolarmente per intimidire le persone che si oppongono a Vučić è diffondere informazioni riservate sul loro conto, come l’indirizzo di casa o il nome dei loro familiari. Spesso riescono a ottenerle grazie ai buoni rapporti che hanno con la polizia o con i servizi di intelligence serbi.

Una protesta degli studenti serbi a Belgrado il 23 maggio 2026 (AP/Armin Durgut)
In vista delle elezioni i tabloid hanno continuato ad attaccare gli studenti e i loro candidati. Non li chiamano mai studenti, ma sempre “teppisti”, “fascisti”, “fannulloni”, “terroristi”, e via dicendo. Li accusano anche di essere pagati dall’estero: in particolare dalla Croazia, con cui la Serbia ha rapporti tesi da decenni.
Il loro atteggiamento nei confronti del governo e di Vučić è diametralmente opposto. Vučić è spessissimo in prima pagina e viene presentato come un politico esperto e competente e un’alternativa al disordine delle proteste. Il sito di analisi giornalistica Raskrikavanje ha analizzato le prime pagine di due giornali filogovernativi e quattro tabloid per tutto il 2025: Vučić è stato più di mille volte in prima pagina, senza mai essere criticato.

Alcune prime pagine pubblicate dal tabloid Alo! e che commentano manifestazioni filogovernative. Da sinistra a destra “Questa è la Serbia”; “I blokaderi hanno fallito, si è sollevata la Serbia civile” (blokaderi, cioè “bloccatori”, è un altro nome usato dai tabloid per gli studenti – si riferisce al fatto che organizzano delle blokade, grandi manifestazioni che bloccano le città); “Non consegniamogli la Serbia” (agli studenti). La foto è tratta dall’analisi di Raskrikavanje.
I tabloid sono solo una parte dei giornali che circolano in Serbia, ma se si allarga un po’ lo sguardo la situazione non cambia.
La gran parte dei giornali e delle televisioni sostiene Vučić. Secondo Reporters sans frontières, un’organizzazione non profit internazionale che difende e tutela i giornalisti, la Serbia è il peggiore paese europeo per quanto riguarda la tutela della libertà di stampa, anche se sulla carta è rispettata. I media indipendenti sono pochissimi e subiscono minacce e intimidazioni: negli anni scorsi diversi giornalisti sono dovuti fuggire all’estero.



