Le proteste degli agricoltori pugliesi per il prezzo dell’olio
I costi di produzione aumentano mentre quelli di vendita diminuiscono; la Regione è intervenuta stanziando 30 milioni di euro
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Negli ultimi giorni gli olivicoltori pugliesi hanno organizzato diverse manifestazioni per protestare contro il calo del prezzo dell’olio, anche perché parallelamente sono aumentati i costi per produrlo. Secondo loro la colpa è in parte delle importazioni a basso costo di olio dall’estero, che obbliga i produttori italiani ad adeguarsi a prezzi di mercato inferiori. Per rispondere alle richieste degli agricoltori, la Regione Puglia ha messo a disposizione 30 milioni di euro alle aziende agricole per alleggerire i costi di produzione.
Le trattative dei produttori olivicoli vanno avanti da maggio, ma la situazione è diventata sempre più grave e le proteste si sono intensificate pochi giorni prima dell’inizio della nuova raccolta, per la quale i costi rischiavano di essere maggiori dei ricavi. Secondo le rilevazioni di Ismea, l’ente pubblico che tra le altre cose raccoglie i dati sull’andamento dei mercati agroalimentari, a ottobre il prezzo dell’olio a Bari è sceso a circa 4,3 euro al chilo, contro i circa 9 euro raggiunti nel 2025 (si parla di prezzi rilevati all’inizio della catena della distribuzione, non di quelli al supermercato).
Il 5 ottobre circa 300 agricoltori avevano bloccato lo svincolo della strada provinciale tra Bitonto e Palombaio (in provincia di Bari), insieme al Comitato rivolta olivicoltori. Avevano chiesto al governo il riconoscimento dello stato di crisi e l’attivazione di un piano straordinario con un fondo apposito per intervenire su alcuni costi di produzione, come carburante, energia, irrigazione ma anche mutui, interessi dei finanziamenti e contributi.

Cartelli dei manifestanti durante la protesta degli olivicoltori di lunedì, organizzata dall’associazione Orgoglio Olivicolo davanti alla prefettura di Bari (pagina Facebook di Orgoglio Olivicolo)
Lunedì e mercoledì ci sono poi state altre due grosse manifestazioni a Bari, una dell’associazione Orgoglio Olivicolo e l’altra di Coldiretti, che hanno coinvolto migliaia di persone e sindaci di diversi comuni, che si sono schierati a favore degli agricoltori.
Gli olivicoltori attribuiscono parte del calo dei prezzi anche all’arrivo dell’olio dall’estero, dove viene prodotto con costi minori e quindi può essere venduto a prezzi più bassi di quelli di molti produttori italiani. In particolare l’olio tunisino, grazie ad accordi commerciali, può entrare nell’Unione Europea entro un certo limite di tonnellate senza pagare dazi doganali.
Per questo i produttori hanno chiesto alle istituzioni, tra le altre cose, anche più controlli sui prodotti venduti nei supermercati, affinché venga esplicitata l’origine dell’olio e non vengano date sulle confezioni indicazioni ingannevoli, per esempio spacciando per olio italiano quello che in realtà viene acquistato all’estero e imbottigliato in Italia, a volte miscelato con parti di olio italiano. L’azienda sanitaria locale di Bari ha fatto sapere che organizzerà sopralluoghi e controlli su tutto il territorio per verificare la provenienza dell’olio venduto.



