Le caotiche videochiamate con cui gli studenti francesi stanno sabotando la didattica a distanza
Per proseguire lo sciopero anche a casa invitano ragazzi esterni alle classi per fare casino e renderle ingestibili
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In Francia centinaia di istituti stanno utilizzando la didattica a distanza come soluzione temporanea alle ampie e partecipate proteste studentesche cominciate a fine settembre, che hanno provocato la chiusura di molti edifici scolastici. Alcuni studenti hanno però trovato un modo per sabotare lo svolgimento delle lezioni online: consiste nel condividere i link delle riunioni con decine di persone esterne alle loro classi, invitandole a partecipare e a fare casino, in modo tale da renderle ingestibili e costringere gli insegnanti a interrompere il collegamento.
Gli studenti chiamano questa pratica “blocus virtuel”, blocco virtuale. Da giorni sui social network circolano video in cui decine di studenti in collegamento cominciano a parlare contemporaneamente, mettono musica a tutto volume, mostrano immagini pornografiche o scarabocchiano continuamente sulla lavagna interattiva.
Gli insegnanti che subiscono i blocchi provano a portare avanti le lezioni come possono. Un professore di geografia per esempio ha detto all’emittente Sud Radio che sta inviando file audio e compiti attraverso il registro elettronico, senza interagire direttamente con i suoi alunni.
Per organizzare le agitazioni, gli studenti si coordinano soprattutto su Discord, un’app di chat e videochiamate diffusa dapprima tra gli appassionati di videogiochi, e ora in molti altri contesti. I link alle lezioni vengono condivisi su canali creati appositamente: hanno nomi come “blocus lycée” (blocco del liceo), o “vidéos blocus” (video del blocco) e sono suddivisi in base alle materie. Le videochiamate invece avvengono su Zoom e su altre piattaforme.
Le interruzioni delle videolezioni sono incentivate dai collettivi studenteschi, che considerano la didattica a distanza un modo per indebolire le loro proteste e una pratica discriminatoria nei confronti degli studenti poveri, che potrebbero non disporre di uno smartphone e di una connessione internet.
Le proteste erano cominciate in un liceo in un sobborgo di Parigi, e dopo giorni di presìdi e scontri anche violenti con la polizia si sono poi allargate a tutto il paese. Via via alle manifestazioni si sono uniti anche studenti universitari, insegnanti, sindacati e figure pubbliche.
Gli studenti dicono che le aule sono troppo piccole, sovraffollate e sporche, che mancano sia il personale scolastico sia le dotazioni di base come banchi e sedie, e criticano anche le modalità di accesso all’università. Chiedono un miglioramento della situazione e un investimento di 10 miliardi di euro. Finora sono state messe in stato di fermo quasi 8mila persone, in gran parte minorenni. Giovedì alle 17:30 è previsto un incontro tra i rappresentanti degli studenti e i ministri del governo del presidente Emmanuel Macron.
– Leggi anche: Il sindaco alleato degli studenti francesi in protesta



