Cosa dovrebbe vedersi sul soffitto dell’Opéra di Parigi?
24 tele di Marc Chagall coprirono i dipinti originali ottocenteschi di Jules-Eugène Lenepveu, ma ora un discendente protesta
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Un lontano discendente di Jules-Eugène Lenepveu, il pittore che alla fine dell’Ottocento dipinse il soffitto della cupola dell’Opéra di Parigi, sta portando avanti una campagna affinché l’opera del suo antenato torni visibile. Da oltre sessant’anni, infatti, è coperta dai dipinti che realizzò il celebre pittore russo-francese Marc Chagall su commissione del governo francese.
Quelle che oggi possono ammirare visitatori e avventori dell’Opéra Garnier, uno dei teatri più famosi al mondo, sono 24 enormi tele che Chagall dipinse nel 1962, dopo aver assistito a un’opera seduto a fianco dell’allora ministro della Cultura francese André Malraux, che aveva deciso che serviva una rinnovata. Rappresentano un coloratissimo amalgama di ballerini, angeli e simboli fluttuanti legati alla storia dell’opera e dei compositori più famosi di sempre, con un contrasto stilistico evidente e apprezzato rispetto allo stile architettonico del teatro, tipico del periodo di Napoleone III, che lo aveva commissionato circa un secolo prima.

Un modello in scala delle tele installate sul soffitto dell’Opéra di Parigi esposto alla mostra “Chagall At Work” al Centre Pompidou di Parigi, 3 ottobre 2023 (EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON)
Arnaud Carayon, il parente del pittore Lenepveu, ha deciso di rivolgersi a un avvocato dopo aver «chiesto gentilmente» per tre anni che il dipinto originale del soffitto dell’Opéra, Les Muses et les Heures du jour et de la nuit (Le Muse e le Ore del giorno e della notte), venisse di nuovo esposto. Ha sottolineato che il dipinto non è visibile da più sessant’anni e che quindi non si conoscono le sue attuali condizioni di conservazione né l’eventuale necessità di restauri. Non si tratta tecnicamente di un affresco, perché fu dipinto a olio direttamente sulle lastre di rame dell’intradosso, la parte interna della cupola.

L’affresco originale della cupola di palazzo Garnier, Les Muses et les Heures du jour et de la nuit (Le Muse e le Ore del giorno e della notte), dipinto nel 1872 da Jules-Eugène Lenepveu
Carayon, che è anche presidente dell’associazione “Amici di Lenepveu”, non chiede la completa rimozione delle tele di Chagall: secondo lui i lavori di ristrutturazione di palazzo Garnier che saranno svolti dal 2027 al 2032 potrebbero essere un’occasione per iniziare ad alternare le tele all’affresco originale, magari esponendo ciascuno per 10 anni. Ha scritto anche due lettere al presidente francese Emmanuel Macron, che avrebbe risposto solo che seguiva la vicenda con attenzione. Non è chiaro comunque in quali sedi porterebbe avanti un’eventuale azione legale Carayon.
Molti condividono la sua opinione, e anche Alexander Neef, direttore dell’Opéra di Parigi, ha detto a Le Monde che «il soffitto di Lenepveu è classificato come monumento storico dal 1923, quindi il suo valore storico è riconosciuto. Che i suoi discendenti vogliano difenderne la memoria è legittimo».
Neef ha detto anche che «il dibattito sul soffitto di Chagall va avanti da oltre 60 anni», anche da prima che il soffitto originale fosse coperto negli anni Sessanta. All’epoca il Royal Institute of British Architects di Londra scrisse al ministro della Cultura francese chiedendogli di non coprire il soffitto originale: «Il carattere unico di questo edificio si basa sul fatto che tutti i suoi elementi, architettura, dipinti, sculture e mosaici, lavorano insieme in armonia» scrisse l’istituto. Il suggerimento fu ignorato.
Nonostante l’affresco originale di Lenepveu sia coperto dall’opera di Chagall, esiste una versione in scala ridotta del Les Muses et les Heures du jour et de la nuit conservata al Musée d’Orsay di Parigi.



