Le torri dell’Eur a Roma sono state recuperate dopo quasi vent’anni di abbandono
Dal 2027 ospiteranno la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate, il restauro è costato 250 milioni di euro
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Lunedì a Roma sono state inaugurate le tre torri dell’Eur, rimesse a nuovo dopo un abbandono di quasi vent’anni, e dopo che per decenni avevano ospitato il ministero delle Finanze. Le ha restaurate Cassa Depositi e Prestiti, la società controllata dal ministero dell’Economia che ne è proprietaria, con un investimento da 250 milioni di euro. Dal 2027 le tre torri ospiteranno la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate.
Il complesso è formato da cinque edifici: tre torri di 17 piani, alte circa 65 metri, due corpi più bassi e una struttura che li collega. In tutto sono circa 60mila metri quadrati di uffici, a cui si aggiungono oltre 21.700 metri quadrati di spazi sotterranei. Le tre torri ora sono rivestite di vetro e pietra, mentre i corpi bassi sono rivestiti di travertino, la pietra chiara usata in molti edifici dell’Eur e anche in molti edifici storici di Roma (è il materiale con cui venne costruito il Colosseo).
Le torri si trovano all’Eur, il quartiere di Roma Sud progettato negli anni Trenta per ospitare l’esposizione universale del 1942, che poi non si tenne a causa della guerra (EUR era un acronimo che stava per Esposizione Universale Roma). Dopo la guerra il quartiere fu completato e diventò soprattutto un quartiere di uffici, dove furono costruite le nuove sedi di diverse istituzioni. L’idea iniziale era di spostare progressivamente tutte o quasi le sedi dei ministeri, per decongestionare il centro storico, ma un vero decentramento amministrativo non si realizzò mai.
Il progetto della sede del ministero delle Finanze fu affidato all’architetto romano Cesare Ligini, uno dei principali esponenti del razionalismo, la corrente architettonica che privilegiava forme geometriche semplici e funzionali. Per questo le torri sono conosciute anche come “torri Ligini”.

(Valentina Stefanelli/LaPresse)
Il ministero rimase nelle torri per circa trent’anni, fino alla fine degli anni Novanta. Nei primi anni Duemila, quando ormai gli edifici erano vuoti, lo Stato decise di venderli e furono comprati per circa 500 milioni di euro da una società partecipata per metà dal ministero dell’Economia e per l’altra metà da Alfiere, una società che riuniva diversi imprenditori e costruttori.
Per alcuni anni si pensò di demolire le torri e costruire al loro posto un complesso residenziale progettato da Renzo Piano. Nel 2007, durante il mandato da sindaco di Walter Veltroni, furono smontate le facciate: secondo diverse ricostruzioni, quell’intervento serviva a evitare un vincolo di tutela sui palazzi, che avrebbe impedito di demolirli e ricostruirli. Il progetto residenziale però fu abbandonato, sia per altri vincoli architettonici sia per la crisi del mercato immobiliare, e si decise che le torri sarebbero rimaste destinate a uffici.
Dopo anni di abbandono e vari tentativi di metterci sedi di grandi gruppi come TIM e Ferrovie dello Stato, il recupero si è sbloccato solo nel 2022, quando il progetto è passato a Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce le torri attraverso la sua società di gestione immobiliare CDP Real Asset SGR. Il cantiere è durato circa quattro anni. L’Agenzia delle Entrate dovrebbe trasferirsi nelle torri nel corso del 2027.
Durante la cerimonia di inaugurazione, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha definito le torri «un esempio importante della rigenerazione che vogliamo promuovere a Roma: recuperare il patrimonio esistente, coniugando qualità, sostenibilità e innovazione», e ha collegato il recupero delle torri ad altri progetti in corso nel quartiere: il laghetto dell’Eur, che secondo il sindaco a breve diventerà balneabile, e il museo della Civiltà Romana, che dovrebbe riaprire all’inizio del 2027.



