Prendersi cura della pelle spiegato a chi non se ne cura

Ci sono danni che guariscono in poco tempo e altri che possono diventare un pericolo: spesso sopravvalutiamo i primi e sottostimiamo i secondi

(Wikimedia)
(Wikimedia)
Caricamento player

L’organo più esteso del nostro corpo è per molte persone il più trascurato. La pelle ricopre in media un’area di due metri quadrati ed è essenziale per la nostra sopravvivenza, eppure ce ne occupiamo solo quando inizia a prudere e ci dà fastidio, o quando cambia aspetto e vogliamo migliorarlo. Possiamo dedicarle molto tempo e denaro per ragioni estetiche, lasciando da parte o ignorando gli accorgimenti davvero utili per proteggerla e prevenire problemi di salute in alcuni casi molto gravi.

La pelle cambia continuamente, ma la sua capacità di rinnovarsi non la rende invulnerabile. Danni evidenti come un graffio, un brufolo o una puntura di insetto guariscono di solito in poco tempo, mentre altri meno visibili possono accumularsi e diventare un pericolo per la salute. Spesso però sopravvalutiamo i primi e sottostimiamo i secondi.

Una semplice screpolatura della pelle, dovuta al freddo secco che ha alterato lo strato più esterno fatto di cellule morte, è un fastidio a cui molti preferiscono provare a porre rimedio da subito con creme idratanti, anche se nei casi meno gravi il problema si risolve da sé. Con la comunicazione, chi produce e vende quei rimedi può contribuire a suscitare un senso di urgenza, che viene placato dal pensiero di avere fatto qualcosa per la propria salute spalmandosi un po’ di crema. Su piani diversi, lo stesso vale per le rughe, le smagliature, la cellulite e quelli che vengono generalmente chiamati “inestetismi della pelle”.

Il fatto è che una pelle che appare sana non è necessariamente sana, così come un cambiamento nel suo aspetto non è per forza un segnale di un problema. La spesa per i cosmetici, che intervengono sullo strato “morto” della pelle per correggere o mascherare difetti spesso innocui, è significativa se confrontata con quella per proteggere davvero la pelle attraverso la prevenzione.

(Zanichelli)

Per capire perché questa distinzione conta, bisogna partire da com’è fatta la pelle. L’epidermide è lo strato più esterno: le sue cellule producono cheratina e, man mano che risalgono verso la superficie, muoiono e formano lo strato corneo, una barriera protettiva sottilissima. Sotto c’è il derma, che dà struttura alla pelle e ospita vasi sanguigni, nervi, ghiandole e follicoli piliferi. Più in profondità, il tessuto sottocutaneo collega la pelle ai muscoli e alle ossa.

L’agente esterno più pericoloso per la pelle non è il freddo o il vento, ma il Sole. Una scottatura è l’effetto più visibile e che spinge a cercare qualche rimedio, per ridurre il fastidio, ma i raggi solari agiscono quasi sempre in modi meno evidenti. Siamo esposti per tutta la vita a quelli ultravioletti, che possono danneggiare il DNA delle cellule e contribuire allo sviluppo di tumori, oltre ad accelerare l’invecchiamento della pelle stessa. Una parte di questi danni si accumula nel corso degli anni, anche senza scottature e senza cambiamenti visibili, aumentando il rischio di tumori della pelle.

Ridurre i rischi che il Sole comporta per la nostra pelle non deve però equivalere a rinunciare a esporsi alla luce solare, che ha effetti positivi sull’umore, sulla produzione di vitamina D e sulla regolazione del ritmo sonno-veglia. Bastano pochi minuti al giorno di esposizione per ottenere questi benefici. L’obiettivo è trovare un equilibrio, usando la crema solare e proteggendosi dai raggi, senza trasformare il Sole in qualcosa da cui difendersi a ogni costo.

Oltre alle rughe, la manifestazione più evidente degli effetti del Sole sulla pelle sono i nei. Si formano quando i melanociti, cioè le cellule che producono la melanina grazie alla quale ci si abbronza, si raggruppano invece di distribuirsi uniformemente nella pelle. C’è una predisposizione genetica che determina la tendenza a produrre pochi o tanti di questi accumuli, ma con la crescita possono intervenire anche i fattori ambientali. Un’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti senza le opportune protezioni può influire sulla formazione di nuovi nei.

Quelli che molte persone hanno sulla schiena, per esempio, derivano spesso dal mancato uso della crema solare da bambini, o da un’applicazione scorretta. Magari venivano lasciati al Sole con una canottiera o una maglietta di cotone, con la convinzione che fosse sufficiente a schermare i raggi. Ma la maggior parte dei tessuti può veramente poco contro i raggi solari, e l’effetto è una maggiore probabilità di avere qualche neo in più, specialmente tra chi ha la pelle chiara.

La maggior parte dei nei è innocua, ma averne molti è uno dei fattori che i dermatologi considerano per valutare il rischio di melanoma, un tumore maligno che si sviluppa dai melanociti. Contano anche la presenza di nei atipici, la pelle chiara, le scottature solari avute nel corso della vita e la familiarità per il melanoma. Il controllo dei nei da parte di un dermatologo si basa in buona parte sull’osservazione di come appaiono rispetto agli altri e di come cambiano tra una visita e l’altra.

Il neo sulla guancia di Robert De Niro, qui in Taxi Driver (1976), è del tipo intradermico ed è una lesione benigna

A chi ha molti nei, la pelle chiara o una storia familiare di melanoma, viene di solito consigliato un controllo periodico dal dermatologo che può valutare con più competenza la situazione e il modo in cui cambia nel tempo. Tuttavia, senza farne un’ossessione, è utile imparare a riconoscere i cambiamenti che potrebbero meritare attenzione, come un neo che cresce, ha bordi irregolari oppure è comparso da poco ed è diverso da quelli che ci sono già.

Controllare la pelle ogni tanto, magari con l’aiuto delle persone con cui si vive, può aiutare ad accorgersi di cambiamenti che altrimenti sfuggirebbero, soprattutto nelle zone difficili da vedere come la schiena. Alcuni studi condotti su persone che avevano già avuto un melanoma hanno mostrato che imparare a controllare la pelle insieme a un partner può aiutare a individuare nuovi melanomi. Non è però dimostrato che la convivenza riduca il rischio di accorgersi tardi di un tumore cutaneo. Lo stesso vale per lo screening in generale: per le persone senza sintomi e senza particolari fattori di rischio, le prove disponibili non sono sufficienti per stabilire se controlli periodici della pelle producano più benefici che danni.

Osservarsi ogni tanto può essere utile per la propria salute in generale perché la pelle è molto sensibile e reattiva e può diventare un buon messaggero di qualcosa che non va. Un arrossamento o un gonfiore può dipendere da un’allergia, oppure da un’infezione virale o batterica che provoca eruzioni cutanee. La comparsa di macchie può essere dovuta a delle micosi, cioè infezioni causate da funghi che approfittano del microclima ideale della pelle per crescere e prosperare, di solito senza fare danni. Alcune malattie autoimmuni e infiammatorie portano a una maggiore sensibilità della pelle al Sole, mentre problemi al fegato possono diventare evidenti con un colorito giallastro.

In molti casi, invece, i segnali sono aspecifici, cioè privi di una causa chiara e identificabile. La pelle secca o il prurito si risolvono spontaneamente proprio come si sono presentati e senza lasciare conseguenze. In due metri quadrati può davvero succedere di tutto.