La Cina non è più così imbattibile a tennistavolo
Nelle prime tre posizioni del ranking maschile non c’è nemmeno un atleta cinese: non succedeva dal 1998
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Quest’anno al China Smash, una delle più importanti competizioni di tennistavolo al mondo, la Cina sta andando peggio del solito, nonostante storicamente – e notoriamente – domini in questo sport. Il giocatore cinese più forte nel singolo maschile, Wang Chuqin, si è ritirato dodici ore prima dell’inizio del torneo. Da primo nel ranking mondiale, è diventato quarto: è la prima volta dal 2018 che il numero 1 non è cinese, e una classifica maschile senza cinesi nelle prime tre posizioni non si vedeva addirittura dal 1998. La numero 1 del singolo femminile, Sun Yingsha, è stata eliminata ai sedicesimi di finale dalla thailandese Orawan Paranang, numero 101 nel ranking.
Sono episodi eclatanti, ma non isolati: è già qualche anno che il divario tra la Cina e il resto del mondo si sta riducendo. In parte proprio per volere della Cina, che nel 2009 lanciò la cosiddetta “strategia alleva lupi”, incoraggiando i suoi ex campioni ad allenare le giovani promesse straniere, con l’obiettivo di formare una generazione di avversari all’altezza degli atleti cinesi. La strategia, se non sfugge di mano, ha senso: uno sport dominato da un solo paese rischia di ripiegarsi su se stesso, perdendo l’interesse internazionale (e olimpico) e gli investimenti che ne conseguono. Per ora, invece, il tennistavolo, o tennis da tavolo, è in crescita.
Il tennistavolo è la versione agonistica di quello che chiamiamo comunemente ping pong, e le sue regole ufficiali non sono molto diverse da quelle conosciute più o meno precisamente da chi lo pratica a livello amatoriale. Quello che distingue i giocatori professionisti, oltre alla tecnica e alle regole, è l’intensità del gioco: ai livelli più alti, i giocatori hanno un tempo di reazione inferiore a 0,1 secondi, e le palline viaggiano a oltre 100 chilometri orari, facendo in media tra i 110 e i 150 giri al secondo. Come nel tennis, le categorie di gara in ordine di importanza e prestigio sono il singolo maschile e femminile, il doppio maschile e femminile e il doppio misto.
Basta vedere uno scambio tra professionisti per capire la differenza con gli amatori
La gara in corso a Pechino è la tappa cinese del Grand Smash, il prestigioso circuito di tornei introdotto nel 2022 per dare al tennistavolo una competizione internazionale che ricalcasse il Grande Slam del tennis. Il nome adatta il termine tennistico slam in smash, ovvero “schiacciata”, la mossa d’attacco più aggressiva e spettacolare del tennistavolo. Col tempo il circuito è arrivato a comprendere quattro tappe annuali: Singapore, Stati Uniti, Europa e Cina. La tappa statunitense cambia città ogni anno, mentre quelle in Cina e in Europa manterranno le rispettive sedi di Pechino e Malmö (Svezia) almeno fino al 2028. Ai fini del ranking, tutte le tappe valgono gli stessi punti, che sono calcolati nello stesso modo delle altre due competizioni di massimo livello del tennistavolo, i Mondiali e le Olimpiadi.
Il China Smash è la tappa più seguita, perché è l’ultima della stagione e quella con il montepremi più alto (2 milioni di dollari in tutto), ma soprattutto perché è in Cina, dove il tennistavolo è popolarissimo: ci giocano centinaia di milioni di persone, di cui circa 15 milioni a livello professionale. Nei primi anni Settanta lo sport ha anche avuto un breve ma significativo ruolo negli affari esteri cinesi, contribuendo alla distensione dei rapporti con gli Stati Uniti tramite la cosiddetta “diplomazia del ping pong”.
Il tennistavolo è ancora importante per l’immagine internazionale cinese: da quando è diventato uno sport olimpico, nel 1988, la Cina ha vinto 37 medaglie d’oro su 42 assegnate, per un totale di 66; più del triplo del secondo paese in classifica, la Corea del Sud. Ai Mondiali, la Cina vince ininterrottamente l’oro dal 1995 nel singolo femminile, e dal 2005 in quello maschile, e sono cinesi anche gli ultimi 23 ori su 25 nel doppio femminile, e 14 su 17 in quello maschile.
Il China Smash in corso a Pechino è iniziato male per il paese ospitante: oltre all’ex numero 1 Wang Chuqin, si è ritirato dalla gara anche il secondo giocatore cinese con il ranking più alto, Lin Shidong (n. 9). Non è stata fornita una ragione ufficiale, ma entrambi gli atleti hanno infortuni pregressi che sono peggiorati durante gli ultimi Giochi Asiatici, terminati solo sei giorni prima dello Smash. Il loro ritiro allontana la possibilità di una medaglia cinese nel singolo, e la esclude nel doppio misto. È una situazione molto anomala: finora la Cina ha vinto 50 ori assegnati nei tornei Grand Smash su 55, vincendo ogni medaglia d’oro nel singolo maschile e femminile. Non è stata davvero e del tutto imbattibile, quindi, ma ci è andata vicino.

La giocatrice cinese Sun Yingsha stringe la mano alla thailandese Orawan Paranang, dopo aver perso contro di lei (Xinhua/ABACAPRESS.COM/Zhang Chenlin)
La Cina rimane comunque fortissima: nel singolo e nel doppio femminile, al netto dell’eliminazione sorprendente della numero 1 Sun Yingsha dal China Smash, le atlete cinesi stanno andando molto bene, come si vede dal ranking singolo femminile, in cui sei atlete delle prime dieci sono cinesi. Anche la perdita di posizione dei loro colleghi va contestualizzata: nel ranking si contano solo otto competizioni per volta, con finestre temporali e geografiche che limitano ulteriormente gli eventi validi per il conteggio.
Questa rigidità nell’assegnare i punti crea un cortocircuito che aumenta la pressione sugli atleti: da una parte, per rimanere alti nel ranking bisogna gareggiare a ritmi serrati; dall’altra, i ritmi troppo elevati producono infortuni frequenti, che obbligano gli atleti a saltare gare importanti, come successo agli atleti cinesi dopo i Giochi Asiatici.
In generale il tennistavolo in Cina sta vivendo un momento di transizione. Alla fine del 2024 diversi atleti della “vecchia guardia” smisero di giocare, tra cui anche Ma Long, considerato il miglior giocatore di sempre. Le nuove generazioni, però, stanno faticando a costruire carriere altrettanto solide. Secondo i media cinesi, il problema è l’eccessiva pressione sui giocatori, aumentata a causa di ritmi di gara sempre meno sostenibili e della formazione di una “fandom tossica”, ovvero una cultura del tifo morbosa che non lascia concentrare gli atleti. Questa combinazione è già costata cara alla Cina: nel 2024 uno dei suoi giocatori più forti, Fan Zhendong, si è ritirato prematuramente citando come causa principale lo stress psicologico. Ora, a detta di un ex campione, si teme che lo stesso possa succedere a Wang Chuqin.

Wang Chuqin nel doppio misto assieme a Sun Yingsha durante i recenti Giochi Asiatici (Photo by Zhizhao Wu/Getty Images)
Mentre la Cina affronta questo momento delicato, al di fuori il tennistavolo cresce: fatica ancora a riempire i palazzetti, ma il livello si sta alzando in fretta. I “lupi” allevati dalla Cina sono cresciuti: oggi quattro tra i migliori otto giocatori non cinesi del singolo maschile si sono formati all’interno del sistema cinese. È il caso dell’attuale numero 1, il giapponese Sora Matsushima, cresciuto tra veterani del calibro di Ma Long. La parte più interessante del dato, però, è il suo rovescio: ci sono quattro giocatori fortissimi che con la Cina non hanno niente a che fare. Sono lo svedese Truls Möregårdh (numero 5), il brasiliano Hugo Calderano (7), e Felix e Alexis Lebrun (rispettivamente 2 e 8), i fratelli numero 1 nel doppio che stanno facendo appassionare la Francia al tennistavolo, e al China Smash si sono qualificati per la finale del doppio, dove affronteranno una coppia cinese.



