La vincitrice del Nobel per la Pace ha scherzato sull’idea di condividerlo con Trump
Neanche stavolta è stato assegnato al presidente statunitense, ma alla giurista sudafricana Navanethem Pillay
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Venerdì la giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay ha scoperto di aver vinto il premio Nobel per la Pace mentre si trovava a una conferenza sul diritto penale internazionale a Norimberga, in Germania, nello stesso edificio in cui tra il 1945 e il 1946 fu istituito il primo tribunale penale internazionale per giudicare i crimini dei nazisti.
Nei video girati in quei momenti Pillay è apparsa felice e incredula, ed è stata accolta dagli applausi delle persone presenti. Dopo averle ringraziate, e prima di iniziare un breve discorso, ha detto in tono scherzoso: «Se applaudite ancora un po’, potrei condividere questo premio con… Trump». È un riferimento al fatto che il presidente statunitense non ha mai nascosto l’ambizione di ricevere il Nobel per la Pace, ed era tornato sull’argomento anche in questi giorni.
Inizialmente Pillay pensava che l’assegnazione del Nobel fosse uno scherzo, dice, poi si era convinta che era tutto vero quando le persone presenti all’evento le avevano confermato la notizia, spiegando che «è dappertutto. È sulla BBC. È dappertutto». Pillay allora ha ringraziato di nuovo il pubblico per l’applauso, aggiungendo che «non si vuole ricevere un premio o un riconoscimento a meno che il pubblico non concordi sul fatto che lo si meriti».
«Essendo un avvocato e un giudice, voglio comunque verificare le cose», ha spiegato Pillay, aggiungendo che le sembrava appropriato ricevere la notizia mentre si trovava proprio a una conferenza sul diritto penale internazionale. Ci ha tenuto a ricordare che l’ultima cosa a cui aveva lavorato era stato un rapporto sulla Striscia di Gaza in cui aveva definito «genocidio ciò che sta accadendo lì».
Il Comitato per il Nobel di Oslo, che assegna il Nobel per la Pace, ha voluto premiare Pillay come simbolo del diritto internazionale, dei magistrati e delle istituzioni internazionali che cercano di farlo rispettare anche in contesti a loro ostile. Pillay ha infatti una lunga carriera nei tribunali internazionali. Tra le altre cose dal 1999 al 2003 è stata presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che indagò sul genocidio degli anni Novanta; dal 2008 al 2014 è stata alta commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a capo del principale ufficio che si occupa di promuovere e proteggere i diritti umani; dal 2021 al 2025, infine, è stata presidente della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati.
Parlando del suo lavoro, Pillay ha detto che non si ritiene una persona coraggiosa: «Perché mai ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge. Si guardano tutti i fatti. È un processo decisionale imparziale». Ha detto anche che per il momento, nonostante abbia appena compiuto 85 anni, non ha intenzione di smettere di lavorare. Ha concluso augurandosi ancora «che a questo punto non sia uno scherzo».
Chi anche quest’anno avrebbe voluto ricevere il Nobel per la Pace invece era Donald Trump, che è ossessionato dall’idea. Soprattutto nel 2025 ha portato avanti per mesi una campagna per vincerlo, rivendicando di aver risolto a volte sei, a volte sette e a volte addirittura otto guerre, cercando di presentarsi come grande pacificatore, in modo poco aderente alla realtà, e raccontando in maniera approssimativa i vari conflitti. Alla fine l’anno scorso il premio fu assegnato alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, che consegnò la medaglia del premio proprio a Trump per tenerlo dalla sua parte.
Adesso Trump ha fatto meno campagna, ma ha detto comunque che se lo meriterebbe. Ha sostenuto anche che il Comitato solitamente non lo assegni a persone come lui.
Durante la conferenza in cui ha annunciato la vittoria di Pillay il presidente del Comitato per il Nobel, Jørgen Watne Frydnes, ha detto che il Comitato non era ancora riuscito a mettersi in contatto con lei per avvisarla della vittoria, una cosa che in realtà non è così rara, quantomeno in altre categorie. «Se riceve la chiamata di un numero norvegese, per favore risponda» aveva aggiunto Frydnes. Pillay effettivamente lo ha fatto:
Al segretario del Comitato del Nobel Pillay ha detto: «Non ci credo finché non lo sento dire da lei!»
– Leggi anche: Modi buffi di scoprire che si è vinto un Nobel


