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  • Venerdì 9 ottobre 2026

Marine Le Pen vuole ribadire chi comanda

Con la sua proposta economica sta allontanando il suo partito dalle idee di Jordan Bardella, l'altro leader dell'estrema destra francese

Marine Le Pen e Jordan Bardella durante la visita di papa Leone XIV a Parigi, il 26 settembre del 2026 (ANSA/Eliot Blondet/ABACAPRESS.COM)
Marine Le Pen e Jordan Bardella durante la visita di papa Leone XIV a Parigi, il 26 settembre del 2026 (ANSA/Eliot Blondet/ABACAPRESS.COM)
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Martedì Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra francese Rassemblement National, ha presentato il piano economico che metterebbe in pratica se vincesse le elezioni presidenziali dell’anno prossimo, per cui è la candidata favorita. Fra le altre cose propone di tassare le multinazionali e riportare l’età pensionabile a 60 anni, eliminando l’impopolare riforma introdotta dal presidente Emmanuel Macron che l’aveva alzata a 64 (la riforma è stata temporaneamente sospesa).

Con la sua proposta economica, Le Pen ha voluto dimostrare come il Rassemblement National voglia essere di nuovo il partito che rappresenta le classi popolari e le zone rurali della Francia: cioè come voglia allontanarsi dalle idee promosse dall’altro leader del Rassemblement National, Jordan Bardella, che negli ultimi mesi aveva spinto il partito verso posizioni più liberali.

L’obiettivo della proposta economica di Le Pen quindi non è solo far emergere una visione diversa: è soprattutto ristabilire le gerarchie interne, dove lei è la leader indiscussa e Bardella il suo promettente e giovane vice.

È una gerarchia che era stata messa in discussione a partire da marzo del 2025, quando Le Pen era stata condannata in primo grado a cinque anni di ineleggibilità per appropriazione indebita di fondi europei, una sentenza che le impediva di candidarsi alle elezioni. Le Pen aveva fatto ricorso e un processo di secondo grado era stato fissato per l’estate del 2026, a meno di un anno dalle presidenziali.

Nel frattempo però, anche perché una riduzione della sua pena sembrava poco probabile, Bardella ne aveva approfittato per presentarsi come il nuovo candidato presidenziale dell’estrema destra: nei sondaggi pubblicati nelle settimane precedenti al processo di secondo grado, era considerato un candidato più popolare di Le Pen, e il suo team aveva già pronti gli slogan e i manifesti elettorali per un’eventuale campagna presidenziale.

Jordan Bardella applaude Marine Le Pen a Hénin-Beaumont, una roccaforte del Rassemblement National, nel nord della Francia, il 13 settembre del 2026 (AP Photo/Jean-Francois Badias)

Fra le altre cose, Bardella aveva iniziato a prendere pubblicamente posizioni diverse da quelle di Le Pen e più vicine alla destra liberale tradizionale, con l’obiettivo di presentare un’immagine più rassicurante del partito e ingraziarsi l’elettorato conservatore più moderato (il cui voto è indispensabile per permettere all’estrema destra di vincere al ballottaggio delle presidenziali).

Per esempio, aveva sostenuto che fosse ormai impossibile tornare a un’età pensionabile di 60 anni, come invece voleva Le Pen, e che la riforma di Macron dovesse essere sostituita da un’altra incentrata sull’anzianità lavorativa, piuttosto che su un’età fissa.

Già ad agosto del 2025 Bardella aveva partecipato all’evento annuale del Medef, l’equivalente francese di Confindustria, presentandosi come il nuovo garante della stabilità politica ed economica della Francia. Ad aprile aveva assunto François Durvye, un quarantenne dell’alta borghesia francese che aveva lasciato il suo lavoro in finanza per diventare il suo consulente economico e accompagnarlo nei sempre più frequenti incontri con il Medef e gli imprenditori.

Poi, a luglio del 2026 tutto era cambiato: alla fine del processo di secondo grado la Corte d’appello di Parigi aveva ridotto la pena di Le Pen, rendendola nuovamente eleggibile, e lei si era candidata.

Jordan Bardella parla con i giornalisti all’ingresso della sede del Medef, a Parigi, ad aprile del 2026. A destra, con gli occhiali e la cravatta rosa, François Durvye (ANSA/Florian Poitout/ABACAPRESS.COM)

Da quando Le Pen ha ripreso il suo posto alla guida del partito, Bardella è stato presente a tutti i comizi più importanti, ma nei primi eventi pubblici dopo la sentenza era apparso più taciturno del solito. Quando un giornalista gli aveva chiesto se fosse «sollevato o deluso» dal fatto di non doversi più candidare alle presidenziali lui aveva risposto: «Nessuna delle due».

Le Pen è comunque cosciente della popolarità di Bardella e ha promesso che, se verrà eletta, farà di tutto per nominarlo primo ministro.

Le Pen non ha dimenticato gli imprenditori tanto corteggiati da Bardella, ma li ha messi in secondo piano. Ad agosto anche lei ha partecipato alla riunione annuale del Medef, senza però cercare troppo insistentemente la loro approvazione. Dal palco dell’evento ha ribadito la sua volontà di abbassare l’età pensionabile, ma ha anche promesso una riduzione drastica del debito pubblico francese, le cui dimensioni ormai preoccupano seriamente i mercati internazionali e hanno fatto alzare i tassi di interesse: questo rende più difficile per le aziende attrarre investimenti e più costoso prendere in prestito dei soldi.

Il piano economico presentato martedì dedica una parte importante alla riduzione del deficit, ossia la differenza tra le entrate e le uscite dello stato, attraverso tagli ai contribuiti all’Unione Europea e ai fondi per gestire l’immigrazione e una politica di «razionalizzazione» delle spese dello Stato.

Come atto finale del suo ritorno alla guida del partito, Le Pen ha anche estromesso François Durvye, che ad agosto aveva annunciato le sue dimissioni dicendo di essere in disaccordo con la nuova linea economica. Lei nelle settimane precedenti aveva definito il suo allontanamento dal partito «auspicabile». Secondo la stampa francese, il giorno in cui Le Pen aveva annunciato la sua candidatura Durvye avrebbe consigliato a Bardella di uscire dal partito e candidarsi alle presidenziali da solo.

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