Che fine ha fatto il Covid

È ancora tra noi anche se fa molti meno danni: il suo andamento stagionale resta difficile da prevedere

(Jeff J Mitchell/Getty Images)
(Jeff J Mitchell/Getty Images)
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In questi ultimi anni il Covid è diventato meno visibile e al tempo stesso meno prevedibile. A differenza dell’influenza, che in genere raggiunge il proprio picco nella stagione fredda, la malattia causata dal coronavirus continua a produrre ondate in diversi periodi dell’anno. Il suo impatto non è paragonabile a quello di alcuni anni fa, soprattutto grazie alle vaccinazioni, ma la malattia causa ancora seri problemi di salute specialmente tra le persone anziane e tra quelle più fragili.

Una parte importante delle ricerche sul SARS-CoV-2, cioè il coronavirus che causa il Covid, negli ultimi anni si è concentrata sullo studio della sua frequenza e ricorrenza tra la popolazione. Alcune analisi suggeriscono una maggiore presenza nel periodo primaverile ed estivo, ma ricostruire gli andamenti è complicato dai dati sempre più parziali sui contagi. La maggior parte delle persone infatti quando si ammala non fa un tampone, o se lo fa non segnala poi la propria condizione al medico. I dati disponibili sono quindi per lo più sui ricoveri ospedalieri di persone con complicazioni.

Secondo l’ultimo rapporto disponibile dell’Istituto superiore di sanità (ISS), relativo alla settimana dal 14 al 20 settembre, in Italia sono stati diagnosticati e segnalati 180 casi di Covid, con un’incidenza di 0,3 casi ogni 100mila abitanti, in aumento rispetto ai 140 della settimana precedente. I dati si riferiscono alle infezioni diagnosticate e segnalate, non a tutti i contagi avvenuti nella popolazione.

Numero settimanale di diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 segnalate in Italia per settimana prelievo/diagnosi da inizio pandemia (ISS)

Un’ulteriore difficoltà nel calcolo dei dati è dovuta alla sospensione delle attività della sorveglianza integrata dei virus respiratori RespiVirNet, che dallo scorso marzo non fornisce dati in attesa di indicazioni sulla gestione dei dati personali usati per la preparazione dei rapporti. La sorveglianza specifica del Covid continua a pubblicare rapporti, ma senza quelli sulle altre malattie respiratorie è difficile avere un quadro completo sull’andamento dei vari contagi.

Rispetto ai primi anni della pandemia, oggi il rischio di ammalarsi in modo grave è decisamente diminuito, perché la maggior parte della popolazione ha sviluppato una protezione grazie ai vaccini o alle infezioni precedenti da coronavirus. Questo non significa che il virus sia diventato innocuo: per una persona giovane e sana l’infezione si può risolvere in pochi giorni, mentre per una persona anziana può avere serie conseguenze. Questo spiega perché ancora oggi ci sono decine di casi di Covid trattati nei reparti di terapia intensiva negli ospedali.

Andamento nel tempo dell’indice di trasmissibilità (Rt) del Covid in Italia, calcolato sulla base dei ricoveri ospedalieri (ISS)

Proprio per ridurre il rischio di nuove infezioni, in particolare tra i più fragili, è da poco iniziata la nuova campagna vaccinale anti Covid che va di pari passo con quella anti influenzale. Nella stagione fredda aumenta infatti la frequentazione degli spazi al chiuso dove i virus aerei hanno più probabilità di diffondersi. È un grande classico nel caso dell’influenza, mentre sembra non sia sempre il caso per il coronavirus, per il quale sono state osservate ondate in periodi diversi, comprese la primavera e l’estate. Le nuove varianti, i diversi gradi di immunità della popolazione e le condizioni ambientali possono contribuire a modificare la circolazione del virus, ma non sono sempre facili da studiare.

Ci ha provato un gruppo di ricerca in Spagna, che di recente ha pubblicato uno studio nel quale ha cercato a ricostruire l’andamento di diversi virus respiratori in Catalogna. L’analisi ha riguardato quasi 33mila campioni raccolti tra ottobre 2022 e settembre 2025, quindi nella fase finale dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia e negli anni seguenti con minore impatto del Covid. Lo studio segnala che mentre l’influenza e altre malattie respiratorie hanno mantenuto i picchi tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, il Covid ha mostrato una circolazione ricorrente nel periodo estivo.

L’analisi offre indizi interessanti, ma tre anni di osservazioni in una sola regione non bastano per stabilire se il SARS-CoV-2 sia diventato un virus a circolazione estiva né per applicare conclusioni simili all’Italia, benché alcuni studi sollevino questa possibilità. Un gruppo di ricerca italiano ha analizzato oltre 8mila campioni raccolti tra gennaio 2024 e ottobre 2025 in ambulatori e ospedali di Milano. I risultati mostrano che per il coronavirus l’attività è stata elevata nella primavera e nell’estate del 2024, e che è poi diminuita nei mesi seguenti prima di tornare a crescere nella seconda metà del 2025.

Come per le altre ricerche, anche per quella italiana ci sono dei limiti. I campioni provenivano da persone che erano state sottoposte ai test, ma che non rappresentavano necessariamente tutte le infezioni del periodo visto che la maggior parte non fa più tamponi e altri accertamenti. Questo impedisce di avere grandi quantità di dati e certamente rappresentativi, anche se fornisce qualche indizio per non dare per scontato che il Covid raggiunga il proprio picco ogni inverno. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) segnala che il coronavirus non si è ancora stabilizzato e che quindi non è possibile prevederne con sicurezza i picchi.

La questione della stagionalità è rilevante anche per decidere quando offrire le vaccinazioni. Nella maggior parte dei paesi, Italia compresa, la campagna vaccinale contro il Covid viene organizzata a inizio autunno in parallelo con quella anti influenzale in modo da semplificare le procedure per chi si vuole vaccinare. Il vaccino offre una protezione di diversi mesi, ma se i picchi dovessero essere sempre nel periodo primaverile o estivo potrebbe essere utile ripensare il calendario vaccinale.

Per la stagione fredda tra il 2026 e il 2027 al momento le principali istituzioni sanitarie non prevedono particolari problemi legati al Covid e si aspettano una bassa circolazione del coronavirus. Nel rapporto pubblicato il 7 ottobre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dice che a fine settembre la diffusione della malattia era bassa e stabile nella maggior parte dei paesi che ancora comunicano i dati, con lievi aumenti in alcune zone dell’Asia.

La variante del virus più diffusa in Europa è XFG, che riguarda poco più della metà dei casi di Covid segnalati alle autorità sanitarie. Il vaccino che sarà somministrato in Italia è aggiornato contro questa variante, che non sembra associata a una maggiore gravità della malattia.