Perché c’è l’idea che il cortisolo vada abbassato

Cos'è davvero questo "ormone dello stress" e come siamo arrivati a pensare che faccia ingrassare

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Sui social network è frequente sentir parlare del cortisolo come dell’“ormone dello stress”. Influencer e utenti che lo citano dicono che quando è troppo alto può far gonfiare il viso, accumulare grasso sull’addome, prendere o perdere peso senza una ragione evidente. E che il cortisolo alto sarebbe responsabile anche di stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione, calo della libido, acne, capogiri, cattivo odore sotto le ascelle e di tante altre cose (e spesso anche del loro contrario).

Di solito sui social si trovano anche consigli su come abbassarlo, per esempio facendo esercizi di respirazione, assumendo probiotici o usando le gomme da masticare, oppure con bevande “Cortisol Calm”, capsule “Cortisol Manager”, kit completi per il “Cortisol Reset”, corsi online, ricettari, coaching. C’è persino chi pratica il cortisol dressing, e cioè sceglie abiti che riducono lo stress con tessuti più morbidi e colori più delicati, e la cortisol dance, una sequenza di movimenti più lenti e fluidi del solito, per rilassarsi.

È vero che il cortisolo è coinvolto nella risposta allo stress e che un suo eccesso o una sua carenza possono provocare alcuni dei sintomi di cui si parla online. Ma le malattie ormonali che causano queste alterazioni sono rare, e capire se il problema sia davvero il cortisolo è abbastanza difficile: servono valutazioni cliniche e test specifici, che tengano conto del normale ritmo di produzione dell’ormone.

I sintomi di uno squilibrio di cortisolo, infatti, sono tanti e poco specifici. Sono così comuni che possono comparire per tantissime altre ragioni, come un’alimentazione sbilanciata o abitudini sbagliate prima di dormire. E anche misurarlo non è semplice: i livelli di cortisolo infatti variano molto durante la giornata e non necessariamente per via dello stress.

Il cortisolo è prodotto dalle ghiandole surrenali e la sua quantità nel nostro corpo è modulata principalmente dall’ipotalamo, una piccola regione del cervello che raccoglie e integra informazioni sullo stato dell’organismo e contribuisce a regolarne molte funzioni. E il cortisolo ne svolge davvero tante.

Martin Picard, professore associato di medicina comportamentale alla Columbia University, lo ha definito «l’ormone che lega insieme la mente e il corpo»: regola il modo in cui usiamo zuccheri, grassi e proteine; contribuisce a regolare la durata e l’intensità delle nostre risposte immunitarie; modula i circuiti coinvolti nell’attenzione, nella memoria e nella risposta alle situazioni che richiedono un adattamento, come minacce o stress psicologico.

L’ipotalamo e gli organi coinvolti fanno quindi in modo che ci sia sempre cortisolo a sufficienza per svolgere tutte queste funzioni. Per esempio, ne fanno aumentare gradualmente il livello nelle ore che precedono il risveglio per preparare il corpo al momento in cui dovrà alzarsi, muoversi, mangiare, pensare e reagire all’ambiente.

Il cortisolo può aumentare però anche in risposta ad altre situazioni che richiedono un certo adattamento, come una mail di lavoro imprevista o un allenamento più intenso del solito. Molti ricercatori ne studiano per esempio le variazioni durante i discorsi davanti a molte persone: quando ci sentiamo valutati socialmente spesso il cortisolo mostra dei picchi rapidi e intensi.

Se le situazioni di stress sono molte e si prolungano nel tempo, possono esserci delle alterazioni. Finora, però, gli studi scientifici che hanno provato a misurarle non hanno trovato una risposta uniforme: in alcune condizioni l’attività del circuito che produce il cortisolo aumenta, in altre diminuisce, e anche i livelli di cortisolo misurati non mostrano una relazione semplice con quanto una persona riferisce di sentirsi stressata.

Ci sono effettivamente delle malattie endocrine in cui il cortisolo viene prodotto in quantità eccessive o insufficienti, ma sono rare. Ne è un esempio la sindrome di Cushing, che è causata da una produzione eccessiva di cortisolo e che può provocare in chi ne soffre un accumulo di grasso soprattutto sull’addome e sul tronco, una faccia più rotonda, debolezza muscolare, pelle sottile e fragile che si copre facilmente di lividi, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e tutti gli altri sintomi che spesso si citano online come conseguenze del cortisolo troppo alto.

Solo che di diagnosi della sindrome di Cushing endogena, quella in cui il corpo produce spontaneamente troppo cortisolo, ogni anno ce ne sono due o tre per milione di persone: in una città come Milano vuol dire quattro persone, e in tutta Italia circa 180 diagnosi annuali.

La sindrome di Cushing fu descritta sistematicamente nel 1932 dal neurochirurgo statunitense Harvey Cushing, che poi diede anche alla caratteristica faccia gonfia il nome moon face (che potremmo tradurre come faccia lunare). Uno dei trend con più visualizzazioni in questi anni è proprio quello della moon face, o cortisol face, solo che, come dicevamo, è un indicatore di una malattia rara che difficilmente potrà riguardare tutte le persone che pubblicano la foto della propria faccia gonfia sui social.

Di “pancia da cortisolo”, invece, si è cominciato a parlare molto almeno 26 anni fa. Nel 2000 l’università di Yale pubblicò uno studio su 59 donne non in sovrappeso. Erano state divise in due gruppi: le prime avevano più grasso nella zona addominale rispetto al resto del corpo, le altre meno. Le sottoposero a situazioni di intenso stress psicologico per qualche giorno, e scoprirono che nelle donne con più grasso addominale il cortisolo tendeva ad aumentare di più rispetto alle altre.

Era solo un’associazione, e cioè non indicava che una cosa causasse l’altra, ma bastò a rendere popolare l’idea che il cortisolo fosse responsabile del grasso sulla pancia. Nel 2002 venne pubblicato negli Stati Uniti un libro intitolato The Cortisol Connection: Why Stress Makes You Fat and Ruins Your Health (e cioè Il legame con il cortisolo: perché lo stress ti fa ingrassare e compromette la tua salute) che suggeriva che per dimagrire servisse «controllare» il cortisolo attraverso la gestione dello stress. Un anno dopo iniziò la commercializzazione di CortiSlim, un integratore molto pubblicizzato per controllare il cortisolo e dimagrire, soprattutto sull’addome.

Nel 2004 la Federal Trade Commission, l’agenzia governativa che negli Stati Uniti tutela i consumatori, presentò una contestazione formale contro l’azienda che produceva questi integratori per diffusione di affermazioni false o non adeguatamente dimostrate legate alla rapida perdita di peso e alla riduzione del grasso su addome, stomaco e cosce.

Il cortisolo cominciò in quegli anni ad avere una pessima reputazione e ultimamente i contenuti che parlano di cortisolo si sono moltiplicati, così come i prodotti per abbassarlo.

Uno dei più diffusi è l’integratore di ashwagandha, che secondo una meta-analisi pubblicata nel 2025 sembra abbassare il cortisolo. Tuttavia gli autori dell’analisi fanno notare come le dosi presenti sul mercato non siano uniformi, impedendo quindi ai risultati di essere confrontabili; e sottolineano come un abbassamento del livello di cortisolo non equivalga necessariamente a un miglioramento delle condizioni di salute.

Anche perché questi integratori possono avere effetti imprevisti: i più comuni sono sonnolenza, nausea, disturbi gastrointestinali, diarrea e vomito; ma ci sono anche casi più rari di danni al fegato o alla tiroide. Oltre a possibili interazioni con altri farmaci o terapie.