Alla fine il governo non ha attivato le accise mobili sui carburanti: il prezzo del gasolio salirà
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Alla fine il governo ha deciso di non attivare già da oggi, 6 ottobre, le accise mobili sui carburanti, uno dei sistemi che aveva impiegato in modo intermittente da marzo per cercare di calmierare gli effetti della guerra in Medio Oriente sui prezzi di gasolio e benzina. A metà settembre il governo aveva annunciato che questa misura avrebbe sostituito lo sconto fisso sulle accise del gasolio, che dopo settimane di cali graduali è terminato ieri.
Non è stato però pubblicato il decreto per introdurre le accise mobili, dunque da oggi le accise tornano piene anche sul gasolio e il pezzo salirà di conseguenza. Fino a ieri c’era uno sconto di circa 6 centesimi tra IVA e accise, ma da oggi le accise sul gasolio tornano a 0,673 euro al litro, lo stesso importo che grava sulla benzina. Sulla benzina non c’era più alcuno sconto già da mesi.
Salirà anche il prezzo nei distributori di Eni, che per tutto il mese di ottobre ha attivato un limite al prezzo dei carburanti, seguita poi da altre tre aziende, IP, Q8 e Tamoil. Eni (e probabilmente seguiranno anche le altre) ha già detto che non si farà carico del rialzo delle accise sul gasolio, e quindi ha aumentato il limite di prezzo di 6 centesimi, da 2,19 a 2,25 euro al litro. Il prezzo della benzina, fissato a 1,99 euro al litro, invece non subirà variazioni.
Con ogni probabilità proprio gli sconti decisi da queste aziende – che sono le quattro società petrolifere più grandi tra quelle operanti in Italia e con più della metà dei distributori – hanno avuto un ruolo nella decisione del governo di non reintrodurre le accise mobili, che hanno effetti molto meno evidenti rispetto agli sconti applicati direttamente alla pompa. In questo modo il governo si tiene le risorse per intervenire di nuovo quando gli sconti delle aziende finiranno oppure per la prossima legge di bilancio, a cui è arrivato con meno soldi del previsto.
Il meccanismo delle accise mobili funziona così: lo Stato usa l’IVA che ha incassato in più rispetto alle stime (proprio a causa dei rincari dei carburanti) per prevedere una riduzione proporzionale delle accise, in modo da compensare in certa misura gli aumenti di prezzo. A differenza degli sconti di importo fisso le accise mobili garantiscono una riduzione che varia a seconda dei fondi a disposizione e quindi di solito è più modesta, ma anche meno costosa per lo Stato: gli sconti fissi garantiti dal governo sono costati due miliardi e mezzo di euro da marzo.
– Leggi anche: Cosa c’è dietro al limite al prezzo dei carburanti di Eni, IP e Q8


