In Iran la situazione economica peggiora velocemente
Dopo mesi di blocco navale e sanzioni statunitensi la valuta è ai minimi storici e iniziano a mancare anche le medicine
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La situazione economica in Iran continua a peggiorare, per effetto del blocco navale statunitense sullo stretto di Hormuz e delle sanzioni imposte contro il regime. La moneta locale, il rial, ha perso circa la metà del suo valore dall’inizio della guerra, sette mesi fa. Gli stipendi e le pensioni non bastano più nemmeno per sostenere le spese di base, dato che i prezzi continuano ad aumentare. E nelle farmacie iraniane iniziano anche a mancare molte medicine, un effetto indiretto dei blocchi economici attuati dagli Stati Uniti.
Da quando Stati Uniti e Iran hanno concordato un fragile cessate il fuoco, lo scorso aprile, la guerra si è trasformata in una pesante contrapposizione economica in cui ognuna delle due parti ha scommesso di poter resistere più dell’altra.
L’Iran continua a bloccare lo stretto di Hormuz, seppure in modo sempre meno efficace, e attacca saltuariamente le infrastrutture petrolifere dei paesi del golfo Persico, con l’obiettivo di rendere insostenibili per il mercato mondiale i prezzi del petrolio e del gas. A loro volta gli Stati Uniti hanno messo in atto un blocco navale nello stretto di Hormuz che impedisce all’Iran di esportare petrolio, la sua principale fonte di entrate, e hanno imposto sanzioni economiche che bloccano di fatto la gran parte delle transazioni finanziarie verso il paese, rendendo molto difficile ogni commercio.

Lo stretto di Hormuz visto da Bandar Abbas, in Iran, il 7 settembre 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Il blocco navale e le sanzioni stanno colpendo duramente la già debole economia iraniana: prima della guerra, a gennaio, l’inflazione e il costo della vita erano stati alla base di enormi proteste che il regime aveva represso con una violenza senza precedenti.
In una riunione dello scorso fine settimana il consigliere per la sicurezza nazionale Mohsen Rezaei ha detto che le condizioni economiche stanno peggiorando rapidamente e che il momento è «fra i peggiori che la Repubblica Islamica abbia mai dovuto affrontare». È un’ammissione inusuale per il regime, che ha fin qui perlopiù negato le conseguenze negative di una guerra di cui si presenta come vincitore.
Le notizie che arrivano dall’Iran sono parziali e controllate dal regime, ma nelle ultime settimane sono state raccontate alcune proteste, per ora di dimensioni limitate, di persone che non hanno ricevuto dallo stato stipendi e pensioni complete, e di studenti che criticano la condizione delle mense. Sui social alcuni lavoratori dipendenti, come insegnanti o infermieri, hanno detto di aver lasciato il lavoro perché gli stipendi non sono più sufficienti per vivere: diventa più conveniente fare lavori informali o occuparsi di piccole iniziative imprenditoriali.
L’inflazione continua a essere molto alta e il rial continua a perdere valore. Ora servono oltre 2,5 milioni di rial per avere un dollaro: erano meno di 1,5 milioni prima della guerra, e circa 800mila nell’aprile del 2025.

Un mercato di Teheran, in Iran, il 1° ottobre 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Blocchi e sanzioni stanno colpendo anche il settore farmaceutico: le medicine in Iran sono diventate molto più care e in alcuni casi introvabili, anche se per ora gli ospedali sono riforniti. L’Iran produce all’interno del paese oltre l’80 per cento delle medicine di cui ha bisogno, ma dipende dalle importazioni dall’estero per buona parte degli ingredienti necessari. Le consegne via nave sono diventate più complesse o impossibili e la riduzione dei voli commerciali imposta dagli Stati Uniti blocca una via di rifornimento alternativa.
Le medicine non sono comprese direttamente nell’elenco di prodotti di cui gli Stati Uniti vietano il commercio, ma importarle in Iran è difficile perché banche e istituti di credito rifiutano i pagamenti sul circuito internazionale o perché le compagnie di trasporto considerano troppo pericolose le consegne in Iran.

Una farmacia di Teheran, in Iran, il 1° ottobre 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Il peggioramento delle condizioni economiche è accompagnato anche da una minore capacità del regime di bloccare il transito di navi e petroliere nello stretto di Hormuz: a settembre le esportazioni di petrolio sono tornate vicine al livello pre-guerra, anche se il prezzo del petrolio rimane notevolmente più alto. Le trattative per una soluzione diplomatica sono ferme da mesi.



