L’euro è ai minimi da un anno e mezzo rispetto al dollaro
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Il cambio tra euro e dollaro è arrivato ai valori minimi da quasi un anno e mezzo. Lunedì il cambio è sceso a 1,12, cioè per scambiare un euro ci vogliono 1,12 dollari; all’inizio dell’anno ne servivano 1,17, il che significa che rispetto ad allora oggi l’euro è più debole rispetto al dollaro del 4,2 per cento, o viceversa il dollaro è più forte rispetto all’euro. Valori come quelli di questi giorni non si vedevano da maggio del 2025, negli strascichi del caos finanziario innescato dai dazi annunciati dal presidente statunitense Donald Trump.
Le ragioni dietro a questo grande calo risiedono in alcuni eventi che hanno provocato massicce vendite di prodotti finanziari in euro da parte degli investitori: a loro volta le vendite hanno fatto scendere il valore dei prodotti stessi ma anche della valuta a cui sono stati venduti, dunque l’euro. Nelle scorse settimane in particolare ci sono state grandi vendite di titoli di Stato, non solo europei ma in tutto il mondo. Sono quegli strumenti con cui i governi si fanno prestare soldi dagli investitori per finanziare la spesa pubblica, con la promessa di restituirli a scadenza e con gli interessi.
Queste vendite sono state innescate in gran parte dagli Stati Uniti: le politiche di Trump e la grande incertezza dell’economia mondiale che lui stesso ha provocato, prima con i dazi e poi con la guerra in Medio Oriente, hanno contribuito a generare una eccezionale crisi di sfiducia verso il governo statunitense e i treasury, cioè i titoli di Stato degli Stati Uniti. Il pessimo andamento di questi titoli si è poi trasmesso a catena a quelli di molti altri paesi, soprattutto europei e quindi anche italiani.
A questo si aggiungono ragioni specifiche che riguardano i paesi europei. Una è per esempio l’alto debito pubblico che non accenna a scendere in alcuni paesi, come in Francia, e che è un problema molto urgente in un contesto di tassi di interesse in aumento: la Banca Centrale Europea li sta aumentando per contrastare l’inflazione innescata dalla guerra in Medio Oriente, il che trascina al rialzo i tassi di interesse di mercato, quelli sui mutui, sui prestiti e anche sul debito pubblico. A peggiorare le cose si sono aggiunte le elezioni anticipate in Spagna, annunciate lunedì, e quindi l’apertura di una nuova fase di instabilità politica.


