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  • Mercoledì 30 settembre 2026

In Venezuela il partito di María Corina Machado si sta riorganizzando

Vari oppositori sono tornati nel paese e stanno provando a riprendere l'attività politica, per ora senza la leader

Attivisti di Vente Venezuela accolgono il ritorno di Maria Corina Machado, il 27 settembre a Maiquetía
Attivisti di Vente Venezuela accolgono il ritorno di Claudia Macero, il 27 settembre a Maiquetía (EPA/MIGUEL GUTIERREZ)
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Vente Venezuela, il partito della leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, si sta riorganizzando dopo anni di attività perlopiù clandestine. Per adesso lo sta facendo senza di lei, che da quasi un anno ha lasciato il Venezuela per sfuggire alla repressione del regime. Negli ultimi mesi ha cercato più volte di tornare nel paese, ma le è sempre stato impedito.

Nel frattempo però sono potuti tornare vari altri membri del partito e dell’opposizione, per effetto della limitata transizione democratica permessa dalla presidente Delcy Rodríguez e orchestrata dagli Stati Uniti, che hanno enorme influenza sul governo venezuelano (Rodríguez è presidente ad interim da gennaio, cioè da dopo che gli Stati Uniti hanno deposto il suo predecessore Nicolás Maduro con un’operazione militare).

L’ultima oppositrice a tornare, domenica, è stata la direttrice della comunicazione di Vente Venezuela, Claudia Macero. Prima di lei, a fine agosto era tornato Omar González, un altro dei principali collaboratori di Machado.

Claudia Macero, a Caracas il 28 settembre

Claudia Macero, a Caracas il 28 settembre (AP Photo/Ariana Cubillos)

Macero e González sono due dei sei oppositori che nel 2024 si erano rifugiati per più di un anno nell’ambasciata argentina a Caracas per sfuggire a un mandato d’arresto del regime di Maduro. I due erano stati liberati a maggio del 2025 ed erano riusciti ad andare negli Stati Uniti, tuttora non si sa come. In Venezuela i membri del gruppo che era stato nell’ambasciata sono chiamati guacamayas, dal nome dell’operazione, ispirato ai pappagalli variopinti tipici di Caracas e dell’America Latina.

Dopo le elezioni presidenziali truccate del 2024, di cui Maduro si attribuì la vittoria, il regime incarcerò i principali esponenti dell’opposizione e costrinse molti altri alla clandestinità. Il fatto che ora Macero sia potuta tornare in Venezuela, non di nascosto ma ricevuta dai sostenitori in aeroporto nonostante il vecchio mandato d’arresto, è un segnale positivo per l’opposizione, che si sta ricostruendo.

Macero è stata anche intervistata su Venevisión, uno dei canali televisivi venezuelani più popolari: sono tutte cose che sarebbero state impensabili ai tempi di Maduro e fino a pochi mesi fa.

– Leggi anche: Delcy Rodríguez, come se niente fosse

Un’altra cosa nuova è che in questi mesi ci sono state varie manifestazioni. Sono state consentite dalle forze di sicurezza del regime, che non può permettersi di reprimerle come prima ora che Rodríguez, su pressione degli Stati Uniti, sta cercando di “normalizzare” la sua leadership. A questo scopo, dopo un’amnistia applicata in modo selettivo, in questi mesi sono stati scarcerati molti prigionieri politici (ne restano comunque in carcere almeno 324).

Una manifestazione dell'opposizione a Los Teques, il 27 settembre

Una manifestazione dell’opposizione, con uno striscione col volto di María Corina Machado, a Los Teques, il 27 settembre (AP Photo/Pedro Mattey)

Nel fine settimana, in varie zone del Venezuela ci sono state manifestazioni dell’opposizione per chiedere il ritorno di Machado e nuove elezioni e per protestare contro i frequenti blackout (è stato interrotto da un blackout persino un esclusivo incontro d’affari a Caracas, che serviva ad attirare investitori nel settore petrolifero).

Una manifestazione a Caracas si è svolta pacificamente non lontano dal palazzo presidenziale di Miraflores, e anche questo è inedito. La scorsa settimana, parlando alle Nazioni Unite, Rodríguez ha dichiarato che convocherà nuove elezioni – probabilmente per non indispettire gli Stati Uniti – senza però indicare date. Lunedì il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sostenuto di stare lavorando con l’opposizione affinché si tengano «il prima possibile».

https://www.ilpost.it/podcasts/globo/chi-comanda-in-venezuela-con-stefano-pozzebon

Per il momento però non ci sono garanzie. Anche l’opposizione sta procedendo a tentoni, cercando di capire fino a dove può spingersi: al momento le conviene prendersi tutti gli spazi possibili, per rendere irreversibile la transizione democratica.

Al regime invece conviene prendere tempo e sperare che l’amministrazione Trump si distragga. Agli Stati Uniti sembra interessare soprattutto che l’instabilità politica non comprometta i loro interessi economici sul petrolio venezuelano: è accertato che hanno fermato almeno alcuni dei tentativi di Machado di tornare. Senza di lei, che ha ancora grande seguito in Venezuela, sarà difficile parlare di un ripristino della democrazia.

Il ritorno, anche se alla spicciolata, di alcuni dei consiglieri più vicini alla leader fa comunque sperare all’opposizione che si avvicini anche il suo.