I manifestanti accampati a Madrid sono rimasti lì
Giudicano insufficienti i due decreti presentati dal governo per la crisi abitativa, e chiedono misure più strutturali
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I manifestanti che da sabato sono accampati a Puerta del Sol, la piazza centrale di Madrid, non se ne sono andati dopo che martedì il governo del Socialista Pedro Sánchez ha approvato due decreti sulla casa, in risposta anche alle loro proteste e allo sfratto di una donna invalida di 87 anni, Maricarmen Abascal, dalla sua casa di Madrid.
È probabile che la protesta – che nel frattempo si è estesa con accampamenti in altre città spagonale come Barcellona, Siviglia, Malaga e Cadice – prosegua almeno fino a venerdì, quando i due decreti verranno votati in una sessione straordinaria del parlamento. Sánchez ha una maggioranza risicatissima e non è certo che i partiti autonomisti da cui dipende votino per entrambe le misure.
Le proteste erano cominciate venerdì scorso, dopo lo sfratto di Abascal, e sono presto diventate una critica al problema della crisi abitativa in Spagna. Da sabato i manifestanti hanno iniziato a mettere le tende in Puerta del Sol.
La protesta è emblematica anche delle divisioni nella sinistra sulla questione della casa, in particolare tra i Socialisti e l’area più a sinistra, formata da partiti e coalizioni come Sumar e Podemos. I manifestanti trovano insufficienti i decreti presentati martedì. «È una buona notizia che ci siano progressi, però se ci sono progressi è solo perché la gente è andata in piazza. Solo grazie a questo il governo ha fatto un passo avanti», ha detto in tv Carme Arcarazo, la portavoce del Sindacato delle inquiline e degli inquilini che sta portando avanti le manifestazioni.
Il movimento ritiene di poter ottenere di più, continuando a mettere pressione al governo. Finora è stato così e, oltre ai decreti, c’è stato uno sviluppo nel caso di Abascal: martedì ha accettato un accordo con i proprietari dell’immobile per farla tornare a casa, pagando un affitto non superiore al 30 per cento della sua pensione e simile a quello che pagava prima. L’accordo è stato raggiunto tra i suoi legali e familiari, con la mediazione del comune di Madrid.

Manifestanti anche in Plaça de Catalunya a Barcellona, accanto alle loro tende, 30 settembre (AP Photo/Emilio Morenatti)
Non è detto, però, che il governo si spinga più in là di quanto già abbia fatto.
I manifestanti hanno notato che molte misure introdotte hanno una scadenza vicina alle elezioni dell’anno prossimo. Per esempio un rinnovo automatico di due anni dei contratti di affitto che scadono prima della fine del 2028; una sorta di protezione contro gli sfratti per i soggetti più vulnerabili fino alla fine del 2030; regole più stringenti per gli affitti brevi e un divieto di acquisto di abitazioni e immobili da parte di fondi di investimento fino alla fine del 2028.
– Leggi anche: La sinistra spagnola è divisa sulla questione della casa
Il sindacato chiedeva misure strutturali, come un divieto di sfratto permanente per le persone vulnerabili o un blocco dei prezzi degli affitti. Una delle sue principali richieste – un meccanismo di rinnovo automatico degli affitti, che quindi diventerebbero potenzialmente a durata indefinita – peraltro è contenuta nel secondo decreto, che ha meno possibilità di venire approvato.
«Non vogliamo cerotti. Vogliamo porre fine alle speculazioni sugli affitti, non riformarli», ha detto uno dei manifestanti di Madrid al País. Per questo l’accampamento, in cui dormono un centinaio di persone ma a cui durante il giorno se ne aggiungono migliaia, è stato prolungato. Internamente i manifestanti hanno creato delle “vie” con nomi simbolici, intitolate al 26 settembre (data di inizio della mobilitazione), a Maricarmen, all’anarchico Buenaventura Durruti e a Gaza, per esempio.
Martedì un gruppo di estrema destra ha minacciato di fare irruzione nell’accampamento, ma per ora non è successo. In questi giorni i manifestanti si sono lamentati perché durante la notte le campane dell’orologio della Puerta del Sol hanno suonato ogni 15 minuti: secondo loro, in un tentativo di farli andare via.



