L’inflazione in Italia non era così alta da tre anni
Forse ve ne siete già accorti facendo un giro al supermercato o facendo benzina: c'entra molto la guerra in Medio Oriente, ma non solo
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Secondo una stima dell’Istat, a settembre in Italia il livello generale dei prezzi è aumentato del 4,2 per cento rispetto a settembre dell’anno scorso. È una crescita molto sostanziosa rispetto al 3,3 che era stato calcolato ad agosto, e che riporta l’inflazione al livello più alto degli ultimi tre anni. È in gran parte una conseguenza della crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente, che ha fatto aumentare il prezzo di petrolio e gas naturale, e che in successione ha provocato i rincari dei carburanti e delle bollette.
L’Istat ha calcolato che l’aumento del costo della vita deriva proprio dai rincari dell’energia: in particolare un rincaro del 25,9 per cento dei prodotti regolamentati (perlopiù utenze domestiche nel mercato tutelato) e del 22,2 per cento di quelli non regolamentati (quindi carburanti e utenze del mercato libero). I prezzi dell’energia sono in crescita perché resta ancora in parte chiuso lo stretto di Hormuz, tra l’Iran e l’Oman, da cui in tempi normali passava circa un quinto di tutto il petrolio e del gas naturale commerciati nel mondo.
La situazione era già grave, ma da fine agosto si è aggiunta la nuova crisi provocata dagli Houthi, una milizia sciita alleata dell’Iran che governa buona parte dello Yemen e che ha ormai ottenuto il pieno controllo dello stretto di Bab el Mandeb, tra lo Yemen e il Gibuti. Da questo stretto passava una parte del petrolio che l’Arabia Saudita era riuscita a dirottare da Hormuz tramite il cosiddetto oleodotto Est-Ovest, che per giunta è stato attaccato e chiuso per vari giorni.
Un ruolo nell’aumento del costo generale della vita lo hanno avuto però anche i rincari dei prodotti alimentari freschi, come frutta e verdura. A settembre i prezzi di questi prodotti sono aumentati del 5,5 per cento rispetto a un anno fa: perché costa di più trasportarli, ma anche perché l’estate particolarmente calda che si è appena conclusa ha compromesso i raccolti di molti prodotti, come le insalate e i pomodori, contribuendo a renderli più cari.
L’aumento di questi prodotti è stato così marcato da influenzare un indice solitamente molto osservato quando si parla di costo della vita: è il cosiddetto “carrello della spesa”, una sorta di spesa tipica del consumatore medio dentro cui l’Istat fa rientrare i prodotti alimentari e quelli per la cura della casa e della persona, come detersivi e bagnoschiuma. Il costo del “carrello della spesa” è aumentato dell’1,7 per cento a settembre rispetto a settembre 2025, con rincari maggiori di quelli registrati ad agosto (0,9 per cento).
Nel grafico sotto si vede quale categoria di spesa ha contribuito di più all’aumento dell’inflazione: la variazione mensile dei prezzi calcolata dall’Istat è infatti una media di quanto sono cambiati i prezzi che compongono il cosiddetto paniere, cioè un insieme di prodotti e servizi tipici che un consumatore compra abitualmente.
A prescindere da cosa è causato, il livello attuale di inflazione è comunque superiore rispetto a quanto auspicato di solito. Gli economisti ritengono accettabile un aumento del livello dei prezzi intorno al 2 per cento, cioè coerente con un’economia che cresce tanto da stimolare un po’ i prezzi, ma senza mettere in difficoltà consumatori e imprese.
Nei mesi scorsi la Banca centrale europea ha ricominciato ad aumentare i tassi di interesse, una misura tipica di quando vuole tenere sotto controllo un’inflazione troppo alta. È quanto fece anche in seguito alla grande crisi inflazionistica del 2022-2023, quando portò i tassi di interesse a livelli storicamente alti, trascinando al rialzo anche il costo dei mutui e dei prestiti.
Oggi la situazione è meno grave del 2022, anche perché allora l’inflazione fu il risultato di due crisi combinate: la crisi degli approvvigionamenti provocata dalla pandemia e la crisi energetica provocata dall’invasione dell’Ucraina. Quando cominciarono ad aumentare i prezzi dell’energia, i prezzi generali stavano già aumentando da oltre un anno, e le due crisi si sommarono e si peggiorarono a vicenda.
Ora l’inflazione dipende quasi esclusivamente dall’aumento del prezzo dell’energia. Si vede dall’inflazione di fondo, un altro indicatore molto osservato quando si parla di costo della vita: è la variazione dei prezzi che si ottiene escludendo i prezzi delle componenti più volatili e imprevedibili, cioè il cibo e per l’appunto l’energia. A settembre in Italia l’inflazione di fondo è rimasta stabile rispetto ad agosto, all’1,9 per cento su base annua.
È ancora molto più bassa rispetto ai grandi picchi del 2022 e 2023, ma se le cose non migliorano presto è possibile che i rincari dei prezzi dell’energia si trasmettano al resto dell’economia: se il costo di produrre e trasportare un determinato bene aumenta, le aziende alla lunga scaricheranno i rincari sul consumatore finale, aumentando il prezzo di vendita.



